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Calcio

CI STIAMO SUICIDANDO

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Non è la prima volta, anzi, diciamo pure che a Vasto siamo specialisti nel farci del male. Ricordo in particolare la stagione di serie D 2001-2002, per molti versi assai simile a quella in corso. Chiudemmo l’andata terzi o quarti, con il Gladiator capolista staccato di quasi 10 punti. La buonanima del Presidente Camillo Litterio volveva vincerlo quel campionato, fece di tutto, ma i nerazzurri campani erano più forti. E non solo loro. Le pesanti contestazioni al tecnico Mimmo Giacomarro, esplose irrimediabilmente dopo la mancata vittoria interna contro il Gladiator in dicembre, condizionarono il cammino fino alla grande paura. Al suo posto arrivò “l’impossibile” Gino Castiello, uno molto ben ammanicato politicamente, che aveva allenato prevalentemente l’Astrea, società nata (e residente) in un carcere della periferia capitolina. Ce lo mandò un onorevole dell’Udc, lo stesso artefice del ripescaggio più straordinario della storia del calcio mondiale. Quello avvenuto a campionato iniziato qualche anno dopo. La prima giornata in serie D, la seconda in C/2…

Ma torniamo ai giorni nostri e ad una realtà che somiglia moltissimo a quella stagione citata. Allora ci salvammo all’ultima giornata in un “volemose bene”, mi sembra contro il Venafro, se la memoria non inganna. Non entro nel merito delle contestazioni e delle questioni tecniche. Per rispetto a chi ritiene opportuno coprire di insulti ragazzini di 18 anni e per rispetto dell’onestà intellettuale che mi riconosco. Fabio Montani è mio amico da 30 anni. Vivo questo campionato come se ci fossi io in panchina, in campo o dietro la scrivania. Con la medesima tensione. Il punto è semplicemente uno: Ma da dove nasce questa bruttissima ed inspiegabile aria di funerale che incombe minacciosa in ogni passaggio sul cielo dell’Aragona? E soprattutto, a chi giova, dove pensate che posa condurre la squadra questo ostracismo? Fosse successo tutto solo dopo le tre sconfitte e il pari contro il Santarcangelo, seppur siano state partite condite da tanta sfortuna, ci starebbe. Fa parte del calcio, è la parte malata di questo sport che bisogna saper sopportare e ingoiare. Ma non è così. La cartina tornasole di questo clima increscioso è l’ultima gara di andata. Era il 23 dicembre, praticamente Natale, la vittoria contro l’Agnonese fa chiudere alla Vastese il girone di andata al decimo posto con 26 punti. La squadra va sotto la curva a raccogliere applausi e viene subissata di fischi e insulti…Un mezzo miracolo cui nessuno, e sottolineo nessuno, credeva dopo i miseri 3 punti delle prime sei giornate. Dopo quel catastrofico inizio che nel giro di poche settimane bruciò ogni sogno di gloria e un botto di soldi! Ma non torniamo indietro, non entriamo nel merito degli incredibili errori fatti da dirigenti che oltre a prendere batoste, le medesime, deve pure pagarle.

Si è voltato pagina: sono andati via 11 giocatori e ne sono arrivati 8. Era indispensabile ridurre il budget ed è stato fatto. Sembrava un capolavoro! E invece, in una sola maledetta settimana, è finito tutto in macerie…Di nuovo! Ma Santi Numi, qui stiamo facendo un funerale senza morto. Abbiamo pur sempre sette squadre dietro e due punti di vantaggio sul limbo dei play out. E mancano 14 partite. Mi verrebbe da dire, a queste condizioni, per fortuna 8 le facciamo fuori. Sì, perché a queste condizioni meglio fuori che martoriati in casa.

Cari amici tifosi, la realtà è che il valore di questa squadra è medio basso in un campionato atipico. Equilibratissimo, dove non esiste lo straccio di una sola squadra materasso. Tutte possono vincere, pareggiare o perdere contro qualsiasi avversario. E d’altronde basta leggere con la dovuta attenzione i risultati di ogni maledetta domenica per rendersene conto.

Questa squadra ha bisogno di forza, della nostra forza. Necessita di serenità, di armonia ambientale. Non è la stagione giusta, né il momento giusto di pensare al bel gioco, una improvvisa esigenza che mi lascia sgomento se ripenso alle ultime tre stagioni, culminate paradossalmente con targhe ricordo nonostante tre record negativi battuti…E allora c’è qualcosa dietro? Non voglio neppure pensarlo, ribatto sull’unica strada possibile che conduce alla salvezza. Stiamo vicino ai ragazzi fino al triplice fischio finale, stiamo vicini fino alla fine. Anche perché non mi sembra che le puntuali pesanti contestazioni abbiano finora sortito effetti positivi. E questo discorso deve valere anche per i ragazzi. Non abbiate paura, sappiate osare con coraggio e serenità, alzate il baricentro, salite senza paura ogni volta che le direttive lo impongono. Tanto finora avete preso solo merda in faccia, vincendo, perdendo o pareggiando. Se proprio si deve morire, sappiatelo fare rimanendo in piedi! A testa alta e petto in fuori.

Insomma, giochiamoci la permanenza in serie D con la filosofia di Confucio: se c’è rimedio di cosa vi preoccupate? E se non c’è rimedio, cosa vi preoccupate a fare?

Di tempo per fare (speriamo a meno) eventualmente processi ce n’è in abbondanza, chi si sta nascondendo ora dietro il capro espiatorio prescelto è nel mirino…

Gabriele Cerulli

Redazione Vasport – redazione@vasport.it

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