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Mountain Bike

Diario di una vittoria: che splendida terra il Sudafrica

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Le parole del biker lancianese Alessandro Costantini della Majella D’Orsogna Racing

La Absa Cape Epic è arrivata al traguardo. Bandiera a scacchi per il duo di biker abruzzesi Alessandro Costantini e Lorenzo Panaccio, autori di un’ottima prova in Sudafrica dal 17 al 24 marzo scorsi.

Il duo abruzzese ha conquistato la posizione 113, negli otto giorni di gara ha corso per 38 ore 56 minuti e 43 secondi coprendo una distanza complessiva di 630 chilometri.

Una decina di giorni estremamente provanti, ripercorsi dalle parole del biker lancianese Costantini: “Abbiamo percorso circa 700 chilometri, tra caldo, umidità e, si, anche freddo tra le zone più belle e selvagge del Sudafrica. Attraversato foreste, e aride radure sabbiose, scavalcato montagne per 16.500 metri”. 

Costantini riflette anche sulle condizioni “particolari” che hanno cadenzato le intere giornate, al di fuori dell’attività agonistica: “La gara e le 8 tappe non sto qui a raccontarle, si evinceva dalle immagini e video di tutti i giorni dove eravamo, e vi abbiamo inondato di video, semplicemente la gara a tappe di Mountainbike più importante e dura al mondo. Ogni mattina sveglia alle 5ha ricordato il biker della Majella D’Orsogna Racingmezzi nudi in campi con cisterne di acqua per lavarsi. Per 8 giorni, colazione in un tendone, con la popolazione locale che ci serviva, e via ci si veste all’aperto con i completi da gara ancora umidi. Due chiacchiere con i vicini di tenda di ogni parte del mondo, uno sguardo al proprio compagno di squadra per capire se è tutto ok, e poi in griglia di partenza, lo starter già chiama. Ore 7 e 20 parte la gara e dopo ore di fatica, tanta vi assicuro, a pedalare ci si butta in un prato, nella zona sudafricana dove è previsto l’arrivo della tappa del giorno, sotto un tendone dove ci danno qualcosa di preconfezionato per ristorarci e pezze di asciugamani ghiacciate da mettere nella nuca per riprenderci dal sole del continente africano”.

Alessandro Costantini si sofferma anche sull’estrema vivacità e sui ritmi piuttosto elevati che ha imposto la competizione sudafricana: “Ma ora è già pomeriggio e stai sperando e sognando un riposino e un letto niente di più, ma sei qui in Sudafrica alla Cape Epic, quindi devi già iniziare a pensare a domani. Check-up della bici, preparazione panni sporchi da lavare, controllo del proprio fisico, e via sono arrivate le ore 18ha raccontatosi corre sotto al solito tendone a cenare, qui a contatto con atleti di tutto il mondo ti rendi conto ancor di più che impresa stai tentando di portare a termine. Sei di fianco a quei grandi nomi che avevi visto solo su giornali e TV, c’è dal campione del mondo alla medaglia olimpica e così via”.

Insomma, per Alessandro e Lorenzo, un sogno che si realizza: “E inizi a dirti… ciò che sto facendo è ciò che ho sempre sognato e non pensavo possibile di riuscire anch’io, anche se la mia testardaggine mi ha sempre fatto pensare e sapere il contrario. E ti accorgi anche che le tensioni, pensieri, gioie ed emozioni sono le stesse tra loro e te. Ci scambi due chiacchiere qualche consiglio e poi sono già le ore 20. È notte, la mente corre subito al tepore di casa e della famiglia che si trova ‘solamente’ a 9000 chilometri da te, tu sei all’aperto, quella tenda che tanto odi diventa il tuo rifugio, un paio di boxer una maglietta e corri alla cisterna a lavarti i denti facendoti strada con una piccola pila a led. Poi via ti tuffi in quella tenda con mezzo materasso di 4cm di spessore buttato a terra”.

Arriva anche il meritato riposo, poco, ma intenso.

In fondo la forza ai due bike abruzzesi la dà l’adrenalina per fare sempre meglio il giorno successivo: Saluti i vicini, ultimo ‘è tutto ok?’ al tuo compagno alla tenda a fianco e cerchi di dormire perché le 5 sono lì a poche ore e la stanchezza infinita la senti sulla pelle con l’estremo bisogno di recuperare le forze. Ebbene, la gara, le 8 tappe attraversando questa splendida parte del Sudafrica, la vita che trascorre nel campo gara appena descritto, gli atleti e persone di tutto il mondo, le difficoltà, le paure, le tensioni, le gioie estreme, l’austerità, il comprendere e farsi comprendere dal compagno di squadra (questa voce è vitale), il tifo del pubblico anche a volte nei posti più inarrivabili, le mie difficoltà, i miei obiettivi raggiunti e no, la mia felicità mi hanno riempito il cuore e l’animo e per sempre nel modo più positivo possibile. Sudafrica arrivederci! E siamo già a 2...”.

Congratulazioni, Alessandro e Lorenzo! 

Alessio Giancristofaro – alessio.giancristofaro@vasport.it

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