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Editoriale: quattro vastesi in campo e la squadra va!

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Da uno dei campi più ostici della serie D, quello della Recanatese, i biancorossi di mister Montani tornano a casa con un punto importante che sicuramente fa più morale che classifica.

Personalmente non entro nel merito della gara e dei suoi risvolti tecnici, ma su di un aspetto che nei giorni scorsi è stato argomento di discussione tra il sottoscritto ed alcuni addetti ai lavori. Nell’articolo pubblicato dal nostro direttore di testata, Antonio Del Borrello, si evidenzia come in campo, per la Vastese, fossero presenti 4 ragazzi di Vasto (capitan Nicola Fiore, Christian Iarocci, Cristian Stivaletta e il debuttante Matteo Conti) e, secondo me, non è un dato da sottovalutare.

Indubbiamente, lo spirito di appartenenza ad una maglia, quella biancorossa, è più forte in chi su questo territorio ci è nato e ci vive. Non prendiamoci in giro, è sempre stato così e continuerà ad esserlo. I giocatori che arrivano da altri luoghi, altre terre, lo considerano un lavoro. Sicuramente in campo danno il massimo ma il valore aggiunto, la determinazione, la voglia di ben figurare davanti ad amici e parenti sicuramente è molto forte in chi quella maglia l’ha sognata da bambino, una motivazione in più per far bene e prendersi gli applausi.

Credo non sia stato un caso che la vittoria del campionato di serie D, nell’anno 2009, con Pino Di Meo in panchina vedesse in campo ben 5 ragazzi di Vasto. Li ricordate? Giuseppe Soria, Nicola Fiore, Vincenzo Benedetti, Daniele Avantaggiato e Nicola Della Penna. No, non è assolutamente un caso!

Da qui nasce una considerazione importante, ovvero pensare che un campionato si possa anche vincere e così salire tra i professionisti ma con quali costi e con quali i futuri risvolti? Per cui tanto vale disputare buoni campionati di serie D (almeno per ora e fino a quando la società non sarà strutturata per fare il grande salto) ma evitando di fare come fino ad oggi. Non serve andare a prendere tanti giocatori di fuori, soprattutto i giovani da schierare obbligatoriamente, i cosiddetti Under, altrimenti l’accordo stipulato con la Virtus non avrebbe senso. Nelle squadre Juniores, Allievi e Giovanissimi ci sono ragazzi interessanti in prospettiva, peccato che quando disputino le loro gare, la domenica mattina, ad osservarli ci siano oltre ai tecnici delle giovanili solo parenti ed amici. I generali con le stellette (acquistate però), quelli che si autoproclamano professionisti (ma che il professionismo lo vedevano in tv dai campi di periferia) non si degnano nemmeno di dare uno sguardo a chi potrebbe davvero essere il futuro e la colonna portante della Vastese nei prossimi anni. E’ chiaro, gli interessi sono altri, strettamente personali!

Ci vorrebbe un’inversione di tendenza ma per farlo ci vorrebbe coraggio, tanto coraggio! Quello che fino ad ora a qualche imprenditore “amico” è mancato, ma non è mai troppo tardi. Bisognerebbe invertire la tendenza… partendo dall’alto, ovviamente!

Michele Cappa

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