Calcio

Giovanna Ucci: “Aggressioni e insulti ad arbitro donna? Ingiustificabili. Anche i genitori…”

Oggi grafica e social media manager ma con trascorsi da arbitro la Ucci ci ha raccontato la sua esperienza quando calcava i campi di gioco

Giovanna Ucci

“Elena, arbitro di calcio invalida dopo un pugno in campo”, “Follia sul campo di calcio a 5, arbitro donna aggredito da presidente”, due titoloni forti per provare a raccontare episodi che nulla dovrebbero avere a che fare con il calcio o futsal che sia. Purtroppo però le cronache degli ultimi anni, ahinoi, ne hanno raccontate, nel 2014 a Terni il fischietto rosa Elena Proietti veniva colpita al volto da un pugno sferrato da un giocatore squalificato per cinque anni (più tre di daspo). A lei però è andata peggio perché da quel giorno la vita è cambiata e oggi è invalida al 67 %. Dall’Umbria alla vicina Casoli storia di qualche giorno fa, su un rettangolo di gioco della C2 di calcio a 5, durante Casoli-Futsal Lanciano la pescarese Giulia Antoniani di Pescara dopo le ingiurie è stata colpita con una manata sul braccio sinistro dal presidente casolano squalificato per due anni e mezzo.

Non mancano le campagne di sensibilizzazione a favore delle donne ma poi sui rettangoli di gioco episodi da condannare lasciano completamente basiti a conferma che c’è ancora tanta strada da percorrere per parlare di “un mondo migliore”. Fattacci che ci hanno spinto ad ascoltare il pensiero di Giovanni Ucci, giovane grafica e social media manager della nostra agenzia di comunicazione ‘Cquadro’, amante sin da piccola del calcio scegliendo per questo motivo di trascorrere parte della sua adolescenza sui rettangoli di gioco. Non da calciatrice ma da arbitro, una carriera iniziata nel 2011 arbitrando le varie categorie giovanili salendo poi per gradi dalla Terza fino alla Prima Categoria, con una presenza nella C Femminile (Pro Vasto-Intrepida Ortona) fino a dirigere nel 2014 una sfida del campionato nazionale juniores Chieti-Maceratese prima di abbandonare il fischietto due anni fa esatti con l’ultima partita diretta nel campionato Amatori.

Giovanna Ucci, il 3 dicembre del 2016 dirigevi l’ultima partita da arbitro, riavvolgendo il nastro nel 2011 cosa ti spinse ad entrare a far parte di quel mondo? “Sin da piccola ho sempre amato il calcio, volevo viverlo non solo da tifosa ma da più vicino, ma più che allo spirito di squadra ero concentrata su me stessa, nella mia vita ho sempre cercato di controllare tutto, ecco perché ho scelto di fare l’arbitro e non la calciatrice”.

Di partite ne hai dirette parecchie, qual è quella che ancora oggi ricordi con maggior affetto? “Casalbordino per me ha rappresentato sempre qualcosa, lì ho diretto la mia prima partita cui ne sono seguite tantissime fino ad arrivare a quella del maggio 2015 quando i padroni di casa, già promossi in Promozione, ospitavano il Palombaro, avevo intorno a me una splendida atmosfera, mi sono caricata come non mai”.

Dai ricordi dolci a quello meno felice, se dovessi indicare una partita che non ti ha soddisfatto quale indicheresti? “Magari può sembrare strano ma proprio quella del campionato nazionale juniores, per la prima volta non ero sola ma ero accompagnata dagli assistenti, tante novità che in campo non mi hanno fatto scendere con la tranquillità di sempre”.

Una donna in mezzo a tanti uomini, nei novanta minuti come cercavi di rapportarti? “Già durante il riconoscimento negli spogliatoi intuivo l’atteggiamento di alcuni giocatori, dai più tranquilli a quelli da tenere maggiormente sotto controllo, io prima di ammonire cercavo il dialogo seguito dai primi richiami, se andavano oltre tiravo fuori il cartellino”.

Dialogo e richiami per tenere in pugno il match ma ti è mai successo di uscire fuori dai tuoi binari? È capitato di andare in difficoltà, quando scendevo in campo cercavo sempre di estraniarmi dalle voci dei tifosi, non sentivo nulla, ero totalmente focalizzata sullo svolgimento del match ma devo ammettere che in qualche partita mi è capitato di non essere concentrata come avrei dovuto, posso assicurarti che in quei momenti gli insulti che piovono dagli spalti di certo non aiutano”.

La tua carriera è partita dai settori giovanili, un mondo su cui si è puntato il dito contro le famiglie dei piccoli calciatori, rei di sentire troppo le partite andando oltre il consentito, tu cosa ricordi? “Con grande rammarico devo avallare questa tesi, i genitori in quell’ambiente sono un problema e arrecano dei danni ai loro figli, per fortuna ci sono anche quelli che seguono incitando ma bisogna fare i conti anche con i maleducati, posso raccontare di aver ricevuto insulti da mamme sboccate, sarei potuto essere una loro figlia in quel momento e invece ne ho ricevute di tutti i colori. In quei momenti e qui parlo dei padri, oltre a tifare, pensano di poter sostituirsi anche agli allenatori, spesso molti di loro però non conoscono bene neanche le regole”.

Dai genitori nei settori giovanili agli episodi che hanno toccato da vicino il mondo arbitrale femminile, quando leggi storie assurde come quelle di Elena e Giulia come reagisci? “Pugni e schiaffi sono dei gesti ingiustificabili ma io mi chiedo sempre perché si arrivi fino a quel punto, è possibile che nessuno in campo e anche sugli spalti resti fermo senza agire? Può capitare che un giocatore perda le staffe per qualche secondo ma i colleghi in campo dovrebbero far da paciere, ecco perché secondo me la colpa per episodi come quelli è di tutti”.

Vivendola in prima persona in quei momenti giocatori e addetti ai lavori cos’è che non accettano? “Non capiscono che errare è umano, un giocatore durante una partita può lisciare la più semplice delle occasioni, ci sta, lo stesso vale per l’arbitro, capita di prendere una decisione errata, non tutti però lo capiscono e in alcuni scattano quei momenti di ira che sfociano poi in episodi assolutamente da censurare”.

Ti è mai capitato di trovarti in una situazione di difficoltà con alcuni giocatori o dirigenti parecchio nervosi? “Qualche anno fa fui designata per una semifinale playoff di Terza Categoria, una mia decisione mandò su tutte le furie un giocatore che mi ringhiò contro e per poco non mi mise le mani addosso, sono stati secondi di tensione, alcuni giocatori sono riusciti a calmare il loro collega, gli animi sono comunque rimasti accessi e le espulsioni non mancarono”.

Hai mai pensato che un arbitro donna in campo corra più rischi rispetto a un collega dell’altro sesso? “Non credo che il sesso dell’arbitro faccia la differenza, noi donne magari riceviamo qualche insulto in più ma gli scatti d’ira ci sono anche nei confronti degli uomini, il problema è che il calcio per molti è una valvola di sfogo con l’essere umano che in quei momenti tira fuori il peggio di se, questo non va bene, così si infanga uno sport”.

Sono stati gli spiacevoli episodi che ti hanno spinta due anni fa a salutare il mondo arbitrale? “No, non c’è stato un taglio netto, ho dovuto fare delle scelte, sono stati anni in cui ho fatto parecchi sacrifici, mi sono molto divertita questo non l’ho mai negato ma arriva il momento in cui ci si trova davanti a un bivio e scegliere. Prima lo studio, poi il lavoro, non avevo più tempo per arbitrare”.

 

Antonio Del Borrello – antoniodelborrello@vasport.it

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