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Lo sport come fenomeno di integrazione sul territorio grazie a “Matrix”

Quando la politica non ha più argomenti, quando non sa più cosa promettere ( per poi non mantenere ) allora cosa fa? Si aggrappa alle paure degli italiani, quelle paure interne ad ognuno di noi e le cavalca, da un verso come nell’altro. I tristi eventi di cronaca accaduti a Macerata la settimana scorsa hanno fatto esplodere, in tutto il suo impeto, le polemiche da destra come da sinistra in maniera, ovviamente, diametralmente opposta. Oramai quella dell’immigrazione “selvaggia” è divenuto un mantra che quotidianamente leggiamo ed ascoltiamo. Volendo sdrammatizzare si potrebbe dire che da piccoli ci hanno detto così tante volte che se non avessimo mangiato, dormito ecc ecc sarebbe arrivato l’uomo nero….ed eccolì qua…un’invasione!? Ma forse no!! Fatto sta che oramai il fenomeno esiste e bisogna cominciare a capirlo, valutarlo e gestirlo correttamente. Tra tanti disperati che arrivano, molti fuggono da guerre e carestie, tra questi è normale che ci siano persone buone ed altre, sicuramente, meno. Noi, su questo sito, non ci occupiamo di politica per cui non vogliamo andare avanti in questa stucchevole discussione che non avrebbe ne vinti ne vincitori. Vogliamo però occuparci della prima categoria, dei “buoni”, ovvero ragazzi giovanissimi, arrivati a bordo di un barcone, con una valigia piena solo di speranze e desideri. Alcuni di loro con tenacia e determinazione ci stanno riuscendo, integrandosi con le popolazioni locali, cercando e trovando, a volte, un lavoro ma tsoprattutto sfogo nello sport. Ecco perché da qualche settimana abbiamo iniziato a raccontare alcune di queste storie ed ovviamente continueremo. Quella di Buba, della scorsa settimana, non è l’unica, ce ne sono altre che abbiamo intenzione di portare alla vostra attenzione. Questo a dimostrazione che quel consorzio “Matrix”, dipinto da una chiara corrente politica, come un “mostro” da demonizzare a tutti i costi è invece gestito e diretto da persone con una grande competenza, che da oltre un ventennio operano nel sociale e che sanno benissimo come gestire il fenomeno. Non a caso proprio dai centri accoglienza da loro gestiti arrivano queste storie. Loro i ragazzi che arrivano li rendono partecipi, li inquadrano, fanno studiare la nostra lingua ma soprattutto li fanno impegnare nel sociale e li aiutano anche quando intendono fare sport. Sarebbe forse opportuno informarsi ma soprattutto conoscere e frequentare queste persone prima di giudicare solo per sentito dire. E con questo torniamo al concetto espresso in apertura, la pochezza e l’assenza di programmi da proporre conduce alla demonizzazione di chi opera e produce ma soprattutto che cerca di porre rimedio ad un fenomeno certo non voluto od organizzato ad arte. Riflettere, a volte, prima di parlare o scrivere farebbe bene ai soggetti interessati.

Michele Cappa
michelecappa@vasport.it

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