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Calcio

Editoriale: Scuole calcio, guardiamo oltre l’orticello?

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Ultimamente si fa un gran parlare, nel mondo del calcio, di settori giovanili e di quanto sia importante puntare sui ragazzi. Molte società organizzano convegni dove scorrono fiumi di parole ma poi all’atto pratico cosa viene prodotto? Una domanda a cui rispondere non è così difficile ma prima è importante fare le dovute premesse. Focalizziamoci sul territorio vastese, che comprende una serie di comuni, dai più grandi quali Vasto e San Salvo passando per i più piccoli centri collinari e montani. Una comunità di circa 150.000 abitanti dove, si può dire, che ogni frazione, ogni campanile, ha una scuola calcio e  pensare che queste collaborino tra di loro ( tranne rarissime eccezioni ) è pura utopia. Ogni fine agosto si ripropone la solita storia con la caccia all’ iscrizione dei ragazzi a tutti i costi, si fa la gara a chi ha più iscritti, come se fosse questo il parametro su cui pesare l’importanza della società. E’ capitato, di recente, al sottoscritto di assistere a scene deplorevoli dove, nel corso di una manifestazione, due dirigenti di scuole calcio “concorrenti” e non certo amiche, hanno iniziato ad accusarsi vicendevolmente di “scippo” di giovani e “talentuosi” calciatori. Però voglio tornare alla domanda di cui sopra ovvero: Cosa viene prodotto? O meglio e per essere più diretti, negli ultimi 20 anni da questo territorio, a parte Roberto Inglese che gioca in serie A, cosa è stato tirato fuori? La risposta è semplice, il vuoto assoluto. Certo, non tutti possono arrivare a giocare nella massima serie ma ci sono pur sempre la serie B, la lega Pro e la serie D. A parte Fiore e Stivaletta, che militano nella Vastese, cos’altro abbiamo? Da intenditori di calcio quali siete potete darvi le giuste risposte. Per tornare a quanto scritto sopra, con un territorio così vasto e con tante scuole calcio, possibile che non si riesca a tirar fuori qualcosa di buono? Ho trovato risposta a queste domande, che mi ponevo da tempo, la scorsa settimana. Da genitore, dopo aver fatto frequentare a mio figlio, sei anni da compiere a giorni, un anno di scuola calcio con una società locale ( di cui ovviamente non faccio il nome ) ho ben pensato di portarlo a provare una nuova esperienza. Venuto a conoscenza del fatto che il Valencia organizzava tre Summer Camp in Italia, di cui uno a Roccaraso ed incuriosito dalla metodologia spagnola, ho deciso di partire, con tutta la famiglia, alla volta della località montana. Oltre a due tecnici arrivati direttamente dalla terra d’Aragona c’erano anche allenatori italiani, formati tecnicamente in Spagna. Tra questi gli abruzzesi Giuseppe Di Pasquale e Adelmo Ramunno, oltre al molisano Marcello Corazzini. Questa settimana, passata a bordocampo, due ore al mattino e due al pomeriggio, mi ha permesso di trovare le risposte che cercavo. Il problema , dalle nostre parti ( non so altrove ) è che spesso, ma non sempre, si inseriscono, come allenatori dei più piccoli e mi riferisco soprattutto alle categorie di “Piccoli amici”, “Primi calci” e “Pulcini”, gli amici degli amici, quello che sta senza lavorare oppure quello che costa meno, senza contare i danni, in prospettiva futura, che si andranno a fare su questi ragazzi. In questa settimana a contatto con i tecnici del Valencia non ho certo scoperto l’acqua calda ma cose che non sapevo sicuramente si. Quando tuo figlio ti chiede come mai devi effettuare la guida con la palla con l’esterno collo mentre, per un anno, gli hanno insegnato che andava fatta con l’interno capisci bene che qualcosa non torna. Oppure quando si svolge del lavoro differenziato per i ragazzi che, in prospettiva, potrebbero portare qualcosa di buono nel mondo del calcio. Scopri anche che ci sono delle tecniche per insegnare ai più piccoli come mantenere la posizione in campo, senza fare le “Api” intorno al pallone. Potrei stare qui ad elencarne ancora ma rischierei di annoiarvi. Poi ovviamente tiri le conclusioni e capisci che per tuo figlio, un anno di scuola calcio, così fatta, è stato un anno perso. Ovviamente non faccio di tutt’erba un fascio perché ci sono società con presidenti e dirigenti giovani che hanno voglia di fare e che stanno provando a strutturarsi, chiaramente ci vorrà del tempo. Il consiglio che posso permettermi di dare è quello di evitare di essere tuttologi ma appoggiarsi sempre a chi è più preparato. L’affiliazione con società importanti può essere una bell’arma a disposizione e non bisogna vederla come un mero “costo” ma come un vero e proprio “investimento”. Sarebbe bello poter inculcare nei ragazzi, sin da piccoli, la mentalità del bel gioco, così come fanno gli spagnoli, il Valencia ad esempio!!

michelecappa@vasport.it

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