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Sport e donazione di sangue, ‘a braccetto’ si può

Praticare l’attività sportiva e la donazione di sangue: due situazioni che possono andare ‘a braccetto’.

Con le giuste conoscenze sul funzionamento del proprio organismo e mettendo in pratica alcuni accorgimenti è possibile praticare sport, anche a livello intenso, senza rinunciare al piacere della solidarietà“, evidenziano i responsabili dell’Avis, l’Associazione Volontari Italiani del Sangue

Il sangue è costituito da una parte liquida, il plasma, e da una parte cellulare o corpuscolata, la cosiddetta parte solida. La parte corpuscolata è composta per la maggior parte dai globuli rossi e, in misura minore, dai globuli bianchi (coinvolti nella risposta immunitaria) e dalle piastrine (coagulazione). I globuli rossi (detti anche eritrociti) contengono l’emoglobina, una proteina che grazie al ferro  contenuto nella sua struttura, durante il passaggio nei polmoni lega l’ossigeno inspirato per trasportarlo ai tessuti dove lega l’anidride carbonica prodotta dai tessuti stessi e  la trasporta ai polmoni che la eliminano con l’espirazione.

Il valore normale dell’emoglobina è compreso tra 12 e 16 g/dl per le donne, tra 13 e 18 per gli uomini. La donazione di sangue comporta una riduzione del volume ematico di circa il 10%, una riduzione dell’emoglobina compresa fra 1 e 2 grammi e la riduzione dei livelli di ferro e ferritina. In seguito alla donazione la parte liquida si ripristina velocemente, e con essa il volume del sangue circolante, mentre per tornare ai livelli di normalità la parte cellulare, in particolare i globuli rossi, necessita di un periodo compreso fra le 2 e le 3 settimane. In questo lasso di tempo, mentre i soggetti che conducono una vita sedentaria non evidenziano nessun sintomo particolare, chi pratica attività sportiva intensa potrebbe manifestare una maggiore affaticabilità, soprattutto entro il primo giorno dopo la donazione. Il calo dell’emoglobina comporta infatti una minor capacità di trasporto dell’ossigeno ai tessuti, ragion per cui i muscoli potrebbero non avere lo stesso rendimento rispetto alla condizione precedente la donazione, con possibile calo delle prestazioni sportive e aumento dei tempi di recupero.

L’utilizzo del condizionale è dovuto al fatto che la risposta alla donazione è diversa per ogni soggetto e varia a seconda del livello dell’attività fisica praticata. La gamma delle reazioni va dai donatori che percepiscono una riduzione della prestazione nella giornata della donazione e preferiscono riposare seguendo le indicazioni mediche del caso, a quelli che sostengono intere sedute di allenamento la sera stessa.

Comunque, al di là dei singoli casi, le raccomandazioni per gli atleti, siano essi professionisti o amatori, sono le seguenti: dopo la donazione è bene assumere molti liquidi, mangiare frutta e verdura fresche e cibi ricchi in ferro, come la carne, le uova e i legumi. Nella giornata della donazione evitare allenamenti di qualità con carichi di allenamento intensi o di lunga durata. Nell’arco dei 5-10 giorni successivi il consiglio è di tornare gradualmente ai ritmi predonazione, ponendo attenzione all’eventuale insorgenza di fatica, stanchezza e sensazioni fisiche diverse da quelle percepite di solito. Chiaramente è sconsigliato donare il sangue intero se nei giorni successivi alla donazione è prevista la partecipazione ad una gara. In tal caso si può prendere in considerazione la possibilità di donare il plasma, dato che la procedura della plasmaferesi consiste nella separazione della parte liquida da quella solida, seguita dalla reinfusione al donatore dei globuli rossi e di una quantità di soluzione fisiologica che compensa il plasma prelevato. Se si segue la raccomandazione di assumere liquidi, la donazione di plasma non pone controindicazioni all’attività fisica intensa anche nella stessa giornata della donazione

In conclusione, atleti di tutti i livelli possono donare sangue o plasma secondo una tempistica, concordata con i medici addetti alla selezione dei donatori, che regoli la frequenza e il tipo di donazione a seconda delle esigenze agonistiche personali. Il controllo periodico di emocromo, ferro e ferritina, previsto per i donatori, assume un valore aggiunto per gli sportivi che donando hanno la possibilità di monitorare questi parametri fondamentali per l’attività sportiva.

A ben guardare, l’attività degli sportivi, come quella dei donatori, è basata su programmazione, costanza e corretto stile di vita. Così diventare donatori può rivelarsi il più grande gesto compiuto col più piccolo degli sforzi.

Immagine pubblicata tratta da una campagna di sensibilizzazione alla donazione della Regione Toscana

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