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Calcio

Nicola Fiore, quello che faceva gol sotto il balcone di casa

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E’ un vastese purosangue. Un Fiore, un Nicola Fiore come in città ce ne sono tanti. Un nome comune per un ragazzo comune. Semplice, educato, pacato, sobrio. Non lo abbiamo mai visto andare fuori dalle righe, alzare la cresta, fare polemiche. Non è nel suo stile, non appartiene alla sua educazione, ma nel calcio certi pregi possono rappresentare un limite. Ho voluto scrivere questo pezzo proprio per questa ragione, il motivo per cui sono stato spesso critico nei suoi confronti. Che calci divinamente lo vedono tutti, che sappia giocare al calcio lo vedono tutti. Che sia un professionista esemplare è una conseguenza del suo carattere e della sua educazione. Ha giocato tra i professionisti fuori dai confini natii a Catanzaro, Chieti e Teramo con risultati lusinghieri. Quasi sempre titolare, ad eccezione del secondo anno in Calabria, quando il tecnico giallorosso lo voleva sì a destra, ma da quarto in un 3-4-3 poco congeniale alle sue caratteristiche. Tutta la fascia per poi farsi apprezzare in fase offensiva non era per lui. Polmoni e piedi ne ha, in quel ruolo però servono trequarti di polmoni e un quarto di piedi, che non bastano se fai fatica a fare su e giù tutta la partita. Cose che fanno parte del calcio. Che ti possono esaltare o abbattere, oppure farti galleggiare. Nicola Fiore, con la matrice gente di mare lo ha fatto benissimo. Poi serve anche un po’ di fortuna e invece quando tutto andava a gonfie vele, nel Teramo lanciato verso una clamorosa promozione in Serie B, la dea bendata gli ha voltato le spalle nella maniera più beffarda possibile. Ultimi dettagli pre match, verso la fine del girone di andata, Mister Vivarini chiude il tablet che gli scivola via e va a cadere, di punta, sul collo piede di Fiore: campionato finito! In quel Teramo Nicolino era il terminale offensivo destro di un attacco completato da Lapadula e Donnarumma. Roba di lusso. Il Diavolo vola in B con l’esterno vastese che rientra in tempo per festeggiare la storica promozione poi bocciata da una scure mai troppo chiara della Giustizia Sportiva, a seguito di una denuncia per illecito nell’ultima di campionato a Savona e cancella lo storico trionfo. Passano appena 16 mesi, l’extraterrestre Lapadula atterra a San Siro, sponda rossonera, Nicola Fiore torna nella sua Vasto, in serie D. Ecco cosa significa la fortuna, il momento giusto, l’episodio favorevole o sfavorevole. Aspetti che sanno buggerare limiti e meriti. Oggi è il capitano della Vastese, fascia ereditata l’anno scorso da Allocca e reclamata a gran voce dalla Curva D’Avalos. E’ il capitano della squadra più giovane del girone, clamorosamente terza in classifica dietro le corazzate Matelica e Vis Pesaro, squadre che costano esattamente quattro volte di più. Chi l’avrebbe mai detto? A quattro giornate dalla fine del girone di andata i biancorossi volano sull’entusiasmante filone di nove risultati utili consecutivi, di cui ben otto vittorie. Due reti a partita di media, Vito Leonetti capocannoniere del girone e soprattutto una partita più elettrizzante dell’altra. Una squadra che travolge e coinvolge, fatta da ragazzi con una cazzimma fuori dal comune. Ragazzi che ci credono sempre, non mollano mai, stanno sul pezzo come sanguisughe e che ora si apprestano a disputare un ultimo mese pre natalizio con lo spirito dimostrato in ogni partita. Domenica scorsa contro il Castelfidardo, Nicola Fiore ha sciorinato una prestazione eccezionale, tra le migliori in assoluto in maglia biancorossa dove si accinge a brindare alle 150 presenze. Ha fatto impazzire il suo diretto avversario saltandolo una infinità di volte e l’intera difesa biancoverde con assist al bacio per Stivaletta, Cristaldi, Leonetti, Bagaglini e De Feo. Eppure nessuno ce l’ha fatta a buttarla dentro. Sembrava stregata. Un primo tempo da chiudere almeno 5-0 è invece finito con i marchigiani in vantaggio… A dieci minuti dalla fine, con la squadra in riserva di ossigeno al pari degli avversari ed una situazione di stallo che durava almeno da altrettanti dieci minuti, l’1-1 fissato da un fortunoso gol di Matias Cristaldi sembrava ormai scritto in calce. L’arbitro fischia una punizione a favore dei biancorossi a circa 25 metri di distanza dalla porta, dalla mattonella ideale per il suo sinistro. Fiore e Pizzutelli vanno sulla palla e si parlano. L’arbitro sta per fischiare. Nicolino ha ormai l’esperienza per sapere che solo una prodezza isolata può risolvere favorevolmente il match. Lo so anch’io, che già da dieci minuti ho provato il mio personalissimo schema di cambiare settore dopo l’uscita di Cristaldi e la rassegnazione in corpo, l’aver constatato che la squadra non ce la faceva più a salire. Lo sguardo mi va sul balcone all’ultimo piano del grattacielo più basso. Casa Fiore. Chissà se anche lui ha fatto lo stesso in quel momento, o gli capita talvolta di dare una sbirciatina verso il balcone di casa dove solitamente ci sono i genitori e qualche parente stretto. Tutta la mia generazione ha giocato otto ore al giorno sotto casa, e quelle precedenti, quelle seguenti fino ai primissimi anni ’90. Cose che sembrano quasi antiche e che mancano come il pane al calcio italiano.

Nicola Fiore ha questa fortuna speciale, di giocare sotto casa, ma con la gloriosa maglia biancorossa della sua città. Il fischio, due rapidi passi e il sinistro del capitano fionda una bordata carica di un effetto minimo. Il pallone comincia a girare a qualche metro dal portiere marchigiano proteso in prodigioso gesto atletico, ma non può arrivare…Nessun portiere al mondo può arrivare nel sette, laddove solo i migliori sanno piazzare la palla della vittoria. E l’Aragona esplode in una gioia incontenibile, quando ormai crederci era veramente difficile. Se Nicolino gioca dieci partite così delle ventuno restanti, sarà dura anche per il Matelica respingere gli assalti di questa incredibile Vastese. Se Nicolino continuerà ad acquisire personalità, senso di responsabilità e un pizzico di sana cattiveria, saprà riscrivere la storia. Lo ha fatto con la promozione in Seconda Divisione nel 2009 con il Pro Vasto di Pino Di Meo, da giovane promessa. Può farlo ancora a maggio o nei prossimi anni, da capitano.

E un giorno qualcuno racconterà di Nicola Fiore chi? Quello che faceva gol sotto il balcone di casa…

Gabriele Cerulli