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Calcio

Antonaci: “Rinato con la Pro Vasto grazie al calore della gente. Maledetto quell’infortunio a 21 anni…”

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Il fantasista beneventano tra i grandi protagonisti nella vittoria del campionato dei vastesi nella stagione 2000/2001

Pro Vasto 2000/2001

Dal 6 maggio 2001 al 6 maggio 2020. 19 anni lunghissimi anni, 6940 giorni dopo a ricordare una data importante per la storia del calcio vastese. Le promozioni, in qualunque categoria, è sempre giusto ricordarle, come quella che vide protagonista la Pro Vasto in Eccellenza nella stagione 2000/2001. Vincendo, in Eccellenza, un duello a distanza, con la Val di Sangro, durato dalla prima all’ultima giornata dove i vastesi fecero festa grazie al gol di Tokio Nakai e brindarono al ritorno in Serie D.

Il giapponese arrivò all’Aragona, nel mercato invernale, insieme a Roberto Antonaci, un lusso per la categoria e capace di risultare decisivo in quella stagione con 10 reti, nessuno fece meglio di lui. Arrivava dalla D dopo aver avuto alle spalle tante esperienze tra C1 e C2 partendo nei professionisti a 17 anni come il “Golden Boy” del Benevento. Un talento cristallino, su di lui in quegli anni c’erano tanti occhi addosso da parte di club blasonati ma le scelte di alcuni allenatori e soprattutto un grave infortunio dopo i vent’anni lo hanno privato di una carriera che, vista l’infinita classe, avrebbe avuto sicuramente un corso sicuramente più brillante. Nonostante il grave infortunio patito una decina d’anni prima, a Vasto pur essendo arrivato dopo i 30 anni deliziò il pubblico con gol e giocate da sballo, facendo impazzire il pubblico biancorosso sin dal suo esordio con doppietta e assist.

Dal 2000 ad oggi a Vasto ha messo le radici, da giocatore l’esperienza con la Pro Vasto durò un anno esatto (andò via nel novembre del 2001) ma negli ultimi vent’anni ha vissuto sempre qui. Da calciatore ha continuato a vincere campionati (Rosetana, Mafalda, Us San Salvo e Montenero di Bisaccia), poi ha iniziato la carriera da allenatore tra Pro Vasto (juniores nazionale), Us San Salvo, Real San Salvo, Virtus Cupello e in due riprese il Vasto Marina. Nell’ultima ha guidato i biancorossi in Prima Categoria ma nel 2013 oltre alla salvezza della prima squadra in Eccellenza centrò la vittoria del titolo juniores regionale d’Elite terminando la sua corsa nei quarti di finale della fase nazionale.

2000/2001: miglior marcatore con 10 gol

Roberto Antonaci, il 6 maggio del 2001 la Pro Vasto tornava in D dopo il duello vinto a distanza contro la Val di Sangro con te miglior marcato di squadra, che ricordi hai di quella stagione? “Non ero più un giovanotto, avevo già scollinato i trent’anni ma sentii intorno a me sin da subito il grande calore del popolo biancorosso. In quella stagione mi sono sentito giocatore vero, come ai tempi del professionismo, eravamo un gran bel gruppo e conquistammo con pieno merito quella promozione”.

Tanta C, poi la D, perché la scelta di arrivare fino in Abruzzo e scendere in Eccellenza? “Non avevo la minima intenzione di scendere in categoria, stavo facendo bene in D e volevo continuare a restare in quella categoria. Costigliola, il vice allenatore di Giacomarro, mi notò in una partita, forse Ragusa-Modica, e disse subito che io ero il giocatore giusto per far compiere il salto di qualità alla Pro Vasto. Pian piano la situazione cambiò, il Ragusa mi liberò e a novembre arrivati all’Aragona”.

Da allora ad oggi sono passati quasi vent’anni, perché hai deciso di mettere qui le tue radici? “Era una città che conoscevo da tempo visto che spesso e volentieri capitava di trascorrerci le vacanze in estate con i miei amici. Mi è sempre piaciuto giocare in piazze bagnate dal mare, Vasto mi ha saputo accogliere, ho stretto rapporti indissolubili e a distanza di quasi vent’anni sono felice della scelta fatta, mi piace vivere qui”.

Arrivato a novembre e andato via nel novembre del 2001, quella D conquistata sul campo assaporata solo per qualche mese? “Mi sarebbe piaciuto restare tutta la stagione per dare il mio contributo anche in D. Accettai la decisione della società e andai a vincere un altro campionato d’Eccellenza a Roseto. Da Vasto in poi ho vinto ancora, oltre la Rosetana anche con Mafalda, Us San Salvo e Montenero di Bisaccia. 5 totali in sei stagioni, niente male visto che in quegli anni avevo già superato i trent’anni”.

Appese le scarpette al chiodo hai intrapreso la carriera da allenatore, ancora con la Pro Vasto, nella stagione 2008/2009, come andò alla guida della juniores? “Benissimo, ebbi la fortuna di lavorare con ragazzi sempre dediti a lavoro e sacrificio. Ricordo i 25 gol di Ernesto Di Martino che poi salì in quella prima squadra che poi vinse il campionato di Serie D. Non eravamo di certo i più forti ma riuscimmo a stazionare nelle prime posizioni dando filo da torcere anche a quell’Angolana che poi vinse il titolo giovanile”.

Da lì di nuovo a San Salvo, altra piazza a cui sei legato? “Certo, con l’Us ho giocato la mia ultima partita da calciatore anche se in quella stagione, dal punto di vista personale, avrei sperato in un epilogo diverso. Ci sono tornato da allenatore portando con me diversi giovani che avevo allenato la stagione precedente con la Pro Vasto juniores. Costruimmo la squadra a metà agosto, non stavamo andando male ma il divorzio arrivò già a novembre, peccato”.

A Vasto ancora come allenatore, questa volta con il Vasto Marina, 2012/2013, Eccellenza e juniores, una bella stagione? “Subentrai a fine ottobre, la salvezza con la prima squadra in Eccellenza arrivò agevolmente, senza affanni. Il vero miracolo fu con la juniores, una rimonta impensabile sul Casalincontrada, avevamo un ritardo superiore ai dieci punti ma riuscimmo a rimontare, vincere prima il girone nostro e poi completare l’opera con il titolo regionale”.

Antonaci e il Vasto Marina juniores nel 2013

Ancora da subentrato questa volta con la Virtus Cupello sfiorando una salvezza quasi impossibile? “Mi chiamò il presidente Peschetola che decise di cambiare a sette giornate dalla fine con la squadra al terzultimo posto. Nei playout superammo il primo ostacolo ma non il secondo anche se a Miglianico contro l’Acqua&Sapone successe di tutto e il pari finale ci costò caro solo per una peggiore posizione in classifica”.

Nel recente ancora Vasto ma questa volta in Prima Categoria, altra avventura a stagione già iniziata? “Esatto, mi chiamarono a fine gennaio per provare a centrare l’obiettivo playoff. Ci riuscimmo, se non ricordo male nelle mie dieci partite arrivò solo una sconfitta, non arrivammo in fondo ma in quei mesi credo di aver dato il mio contributo per agevolare il successivo ripescaggio”.

In zona nonostante i fastidi al ginocchio hai divertito più piazze, ora tra calciotti serali e i beach soccer estivi te la spassi ancora ma ripensando ai tuoi esordi in tanti puntavano su di te, cosa ti è mancato per arrivare in alto? “Per arrivare e consacrarti in categorie come A o B sono imprescindibili talento, abnegazione e fatica ma da sole, queste tre componenti purtroppo non bastano. Nella mia carriera ho giocato con compagni che all’epoca non sembravano potessero avere le caratteristiche per consacrarsi ma, per loro fortuna, la storia ha detto altro e si sono tolti belle soddisfazioni. A 17 anni ero un punto fermo del Benevento ma negli anni a seguire sfortuna e alcune decisioni non mie mi tarparono le ali”.

Il “Golden boy” Antonaci ai tempi del Benevento

Cosa intendi per decisioni non tue, cosa puoi raccontarci? “A metà degli anni ottanta ero seguito da alcuni club importanti, su tutti Torino e Fiorentina. In Toscana andai ma non ero entusiasta mentre altra aria si respirava nell’ambiente granata. Andai a provare perché in quel periodo i giovani che giocavano in C potevano essere prestati alle squadre di A e B per prendere parte al Torneo di Viareggio. In una partitella tra Primavera e prima squadra feci due gol e mi scelsero per andare con loro al Viareggio ma il Benevento chiese di tornare giù per giocare una partita importante di campionato e poi mi avrebbero liberato per il Torino. Nel viaggio di ritorno presi la febbre, quella domenica non giocai e da allora il mio minutaggio diminuì e l’allenatore di allora si oppose alla mia partecipazione al Viareggio con il Torino. In quell’anno i granata vinsero il torneo ma io, a distanza di oltre trent’anni non ho mai capito perché mi tarparono le ali facendomi perdere un treno importante per la mia carriera”.

Quando parli di sfortuna ti riferisci a un grave infortunio? “Negli ultimi anni di carriera in campo, da queste parti, mi sono divertito ma ho fatto anche tanta fatica, i dolori erano tanti e spesso ho giocato con una gamba sola. Tutta colpa di quel maledetto infortunio a 21 anni, il ginocchio ha fatto crack in una fase cruciale per la carriera di un calciatore. Nel professionismo facevo bene già da quattro anni, la mia carriera era in crescendo, nel calcio non c’è nulla di scontato ma penso che qualche bella soddisfazione in più me la sarei potuta togliere se non ci fosse stato quel brutto stop”.

Antonio Del Borrello – antoniodelborrello@vasport.it