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BELEN E ANDREA, LA BELLA E IL CAMPIONE

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Sono già passati 15 mesi da quando il campione della MotoGp Andrea Iannone e la showgirl Belen Rodriguez hanno cominciato la loro storia d’amore. Andrea l’ha tampinata con una lunga serie di messaggi, prima di alzare il tiro con sorprese che hanno pian piano spodestato Belen dal trono di una solitudine che, per sua stessa ammissione, non ha mai amato molto. Una solitudine involontaria, un matrimonio andato male con il ballerino Stefano De Martino, con cui ha avuto il magico dono di diventare mamma di Santiago. Un matrimonio difeso a denti stretti ed umiliandosi ripetutamente, come la show girl ha raccontato in una intervista da Maurizio Costanzo. Lui veniva da una lunga storia d’amore con una modella palermitana. Ad avvicinarli è stata l’amicizia tra Andrea ed il fratello di Belen, grandi amici da qualche anno. Andrea l’ha pure tamponata come in gara accade con i suoi avversari di cento battaglie. E quando meno se lo aspettava, ecco che Belen sale in moto e lo tampona in curva come lui fece l’anno scorso proprio in Argentina con il compagno di scuderia Dovizioso. Una botta di emozioni, sensazioni, adrenalina. Una botta di vita. Un incrocio di destini in una strana storia, che prima di sbocciare sotto il sole di Ibiza, veniva sottaciuta, avversata, insultata, da qualcuno addirittura pure maledetta. Una storia in cui non credeva nessuno, mentre il 29 guadagnava posizioni su posizioni, fino alla vittoria in Austria, la prima ed unica finora nella massima categoria. “Sarà il culo di Belen che mi porta bene”, disse il vastese scherzando, ebbro di gioia, ai microfoni di tutto il mondo. Poi un lungo infortunio e il tempo dei due, a core a core, si dilata nell’infinito.

La nuova avventura in Suzuki non è cominciata benissimo, anzi. Mai Iannone avrebbe immaginato potesse incontrare tanti ostacoli nel trovare feeling col nuovo bolide. Ma è solo questione di feeling, tanto per usare un termine a lui tanto caro? Dai 25 anni in poi ogni momento, ogni fatto nuovo possono costituire l’attimo fatale in cui la coscienza si allarga e va in profondità. La coscienza, il peggior nemico di chiunque pratichi sport ad alta pericolosità. Una presa d’atto di maggiori responsabilità che può farti perdere convinzione, spavalderia, sicurezza. E’ successo a tutti, e così sarà per tutti. Il solo Valentino Rossi ha saputo superare brillantemente questo ostacolo, ma tutto il mondo sa che in velocità e nell’ottica della parola rischio, il 46 degli ultimi dieci anni non è neppure la miglior fotocopia del campionissimo conosciuto prima. Bisogna voltare pagina, immedesimarsi nella nuova dimensione cercando gli equilibri giusti tra vita privata e professione. Valentino è stato straordinario un volta di più nel rimanere a galla con la classe e l’esperienza, nonché su una super Yamaha, di ben altra pasta rispetto a quel cofano di Ducati che lo metteva paurosamente a nudo nelle debolezze da “adulto”. Si può fare, si può anche sparire in una notte come Marco Melandri. Prima bisogna essere consapevoli che il momento è questo, è tale. Va metabolizzato per poi ripartire anche più forti di prima, facendo leva su aspetti e motivazioni diverse. Magari separando di netto la tre giorni di gara dalla vita quotidiana, fatta anche di attenzioni verso il bimbo della compagna quando le contingenze lo impongono. Si parla di matrimonio? Ben venga! In quei tre giorni lì, però, casco in testa e visiera giù. Gas, gas e ancora gas. Per tornare ai massimi livelli e ripagare la Suzuki della grande occasione concessa. Per tornare a vincere e prenderci gusto. Quel traguardo volante, Andrea, non è già un miraggio. E’ dietro quella curva, vedrai che sarà sempre meno distante. Magari a cominciare da subito. Da domenica, a Le Mans.