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Calcio

Bevo: “Volevo chiudere la carriera con la Pro Vasto. Ho Servi nel cuore. Vi racconto il Coronavirus dalla Cina…”

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Dieci anni fa in biancorosso conquistò la salvezza prima del fallimento. Oggi lavora, come responsabile scouting, nello staff di Fabio Cannavaro, allenatore del Guangzhou

Enzo Bevo nella Pro Vasto 2009/2010

Calcio, salute, confronti e dolci ricordi. Una chiacchierata lunga 9.000 km, dall’Italia fino a Guangzhou (o anche Canton) per arrivare fino a Vincenzo ‘Enzo’ Bevo. Tanto, tantissimo calcio ma non solo visto che con l’ex centrocampista della Pro Vasto (in C2 nella stagione 2009/2010) abbiamo raccolto le sensazioni di chi ha vissuto il Coronavirus dalla Cina e oserva da lontano la situazione italiana.

Da giocatore esperienze di spicco tra Cagliari e Salernitana, oltre 300 presenze tra C1 e C2 indossando maglie come quelle del Palermo, Foggia, Turris Catanzaro, Massina, Pisa e Taranto solo per citarne alcune.  All’Aragona lo hanno ammirato come centrocampista esperto e grintoso, al mondo del calcio non ha mai rinunciato rivestendo altri ruoli. Con la Nocerina, poi Verona e Arezzo come responsabile scouting guardando soprattutto al ‘suo’ Sud essendo campano e anche al resto d’Europa. Fino alla chiamata impossibile da rifiutare, arrivata alla fine del 2016, quella del capitano dell’Italia Campione del Mondo nel 2006. Fabio Cannavaro lo inserisce nel suo staff (composto da oltre dieci italiani) confermandolo nel ruolo di responsabile scouting e dopo i campionati italiani vinti da calciatore per Bevo sono arrivati anche i successi in terra d’Oriente. Dopo la prima avventura con il Tianjin le vittorie con il Guangzhou, prima la Supercoppa Cinese nel 2018 e il trionfo nel dicembre scorso in campionato.

Oggi in Cina la situazione Coronavirus, come raccontato, è migliorata di parecchio rispetto ai mesi scorsi, a Guangzhou, nel Sud, si va quasi verso la totale normalità, gli allenamenti sono tornati a pieno regime ma come le scuole, anche i campionati non ancora sono ripresi.

Enzo Bevo, il Coronavirus in Cina lo avete affrontato prima dell’Italia, oggi a che punto siete? “I precedenti sono stati mesi duri e delicati ma per fortuna tutto sta procedendo al meglio e si sta tornando alla vita regolare. Si va in giro sempre con la mascherina, controlliamo la febbre prima di entrare nei ristoranti e prima degli allenamenti, il campionato e le scuole non ancora riprendono ma il peggio sembra essere alle spalle”.

Lontano 9000 km dal tuo Paese, tra racconti e immagini viste tra tv e siti internet quali sono i tuoi pensieri? “Le immagini, soprattutto quelle della Lombardia, fanno male, mi hanno molto rattristito e stretto il cuore. Parliamo della mia nazione, dove vivono gli affetti più cari e gli amici, sono settimane difficili ma bisogna tenere duro per uscirne al meglio”.

Bevo a Vasto

Dalle immagini che uno non vorrebbe mai vedere a quelle che ancora oggi immortalano menefreghisti che sottovalutano la portata del virus, sono una minoranza ma? “Lo trovo assurdo, c’è gente che non si rende ancora conto della gravità di questo Coronavirus. Quelle sono immagini che danno parecchio fastidio, soprattutto perché quelle persone facendo in quel modo non hanno rispetto per i morti, le tante persone ancora ricoverate negli ospedali e anche per quelli che lavorano giorno e notte per salvare vite umane”.

Se alcuni italiani continuano a ragionare sulla reale forza di questo virus i cinesi lo hanno capito in fretta, sono il giusto esempio? “Certo, parliamo di due culture diverse, quasi agli antipodi. Qui il governo prende decisioni e la gente deve eseguire, non ha altre scelte. I provvedimenti vengono imposti, così sono stati educati, ora, come ho già detto, è quasi tutto a posto ma dai morti di gennaio ad oggi sono passati tre mesi”.

In Cina ci si incammina verso la totale normalità ma non ancora c’è una data certa per la ripresa del campionato mentre in Europa, Italia compresa, si parla già di fine maggio per tornare in campo, è un rischio? “Non entro nel merito delle decisioni anche perché si ipotizza ma da quello che leggo di ufficiale non c’è niente anche in Europa. Le federazioni si sono sbilanciate, mi auguro per l’Italia e il resto d’Europa che tutto vada secondo i loro piani anche se pensando alla situazione qui e quella europea un po’ mi viene da pensare…”

In Italia prima calciatore con infinita esperienza, poi la nuova vita da scouting che ti ha portato a lavorare in una realtà totalmente diversa con figure di spicco del calcio italiano, com’è nata questa opportunità? “Sembra ieri ma ormai sono già passati tre anni e mezzo, quello che dovrà iniziare sarà il quarto campionato cinese che andremo ad affrontare. Con Fabio Cannavaro l’amicizia è iniziata grazie ad amici in comune, poi è arrivata questa opportunità che per tanti motivi era impossibile da rifiutare. Io studio tutti i nostri avversari, quelli che dovremo affrontare in campionato e nella Coppa Campioni, un ruolo che mi da ogni giorno grandi stimoli”.

Cannavaro da calciatore in Italia e nel mondo non ha bisogno di nessuna presentazione, tu che lo vivi ormai da anni nel quotidiano come puoi raccontarcelo da allenatore? “Sempre trascinato da una grande voglia di fare, il calcio gli piaceva da giocatore e lo stesso vale da allenatore. Ha tante idee ed è mosso da una infinita passione per questo sport”.

Sei arrivato in Cina alla fine del 2016, tre anni e mezzo dopo cosa puoi dirci del calcio asiatico? “Migliorato di molto perché in continua evoluzione. Non parlo di quelli che arrivano da lontano ma i calciatori cinesi stanno crescendo, ce ne sono di buoni e in prospettiva credo che il movimento crescerà sempre di più”.

Cena con lo staff italiano del Guangzhou

Insieme al resto della ‘squadra’ italiana vivete a Guangzhou, vuoi provare a raccontarla? “Parliamo di una città con quindici milioni di abitanti, una realtà internazionale, all’avanguardia, per me questa è un’esperienza bellissima, parliamo di un altro mondo, sono felice di poterla vivere in prima persona”.

Moglie e le tue due figlie però sono in Italia, assenza che pesa? “Quella si fa sentire, loro sono il mio tutto. A inizio anno abbiamo avuto l’opportunità di tornare per un po’ in Italia, fino allo scorso anno anche loro erano qui con me, le bimbe studiavano alla scuola internazionale ma in questo momento è meglio essere prudenti, quando tutto tornerà alla piena normalità vedremo come comportarci”.

Salutiamo il tuo presente per tornare indietro di dieci anni, nel 2010 hai indossato per sette mesi la maglia della Pro Vasto, pochi ma intensi? “Intensi, tra i più belli della mia carriera e purtroppo con una pagina triste che ancora porto dentro. Arrivai a campionato in corso nel novembre del 2009, con mister Di Meo ci conoscevamo avendo vinto nel ’97, da compagni di squadra, la C2 con la Turris. Ricordo che non arrivai quando tutto era rose e fiori ma pian piano uscimmo alla grande dalle difficoltà andandoci a prendere la salvezza diretta in anticipo e senza affanni”.

La pagine triste immaginiamo porta dritto al ricordo del tuo compagno Andrea Servi portato via da un male sette anni fa, avevate un rapporto stretto? “Qualcosa che andava oltre, io più grande di lui con quasi dieci anni in più, un solo anno compagni di squadra ma era come essere amici da una vita. Un ragazzo d’oro, nell’estate del 2010 fui io a proporlo in C1 alla Nocerina e spinsi tanto per quel trasferimento. Tre anni dopo ci ha lasciati, penso a Vasto e mi viene subito in mente Andrea, lo porto nel mio cuore”.

Tra i tuoi ex compagni di chi porti dentro un bel ricordo? “Parlo della Pro Vasto sempre con grande affetto proprio perché a me quella stagione è piaciuta parecchio. Si era formato un gran bel gruppo, tutti i giorni era un vero piacere andare al campo, eravamo una grande famiglia. Ancora oggi mi sento con il grande amico Cacciaglia, Sassanelli, Avantaggiato e Cammarata che è stato qui da noi in Cina per un paio di mesi e ora allena in Albania”.

Festeggiamenti in famiglia per la conquista dello Scudetto

Nonostante pochi mesi il pubblico vastese ti ricorda con affetto, c’era il giusto feeling? “Nella mia carriera non sono mai stato uno di quelli che cercava subito di addolcirsi verso i nuovi tifosi. Il rispetto ho sempre pensato di doverla conquistare sul campo, ecco perché io dal primo minuto fino al triplice fischio davo sempre tutto e con i tifosi vastesi si era instaurato un ottimo rapporto forse perché vedevano che in campo non mi risparmiavo mai”.

Bene la Pro Vasto ma fuori dal campo come hai vissuto Vasto? “C’era grande unione anche grazie ai pranzi e le cene. Molti di noi vivevano a Vasto Marina, la mattina caffè e rassegna stampa al solito bar e poi le passeggiate in spiaggia davanti a quel mare splendido. Ripeto, a Vasto sono stato davvero bene, ogni volta che mi capita di passare da quelle parti per lavoro o con la mia famiglia ricordo a chi è con me i tanti momenti trascorsi lì”.

Esperienza a Vasto chiusa nel 2010, hai salutato con il sorriso o c’è qualche rammarico? “Sono passati ormai dieci anni, da parte mia non c’è nessun tipo di incensamento ma solo tanta sincerità. La mancata iscrizione al campionato successivo mi rattristò parecchio perché in quella stagione mi ero trovato davvero bene, avrei voluto continuare ancora con la Pro Vasto e chiudere la mia carriera con la maglia biancorossa”.

Antonio Del Borrello – antoniodelborrello@vasport.it