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Calcio

Borrelli: “Il mio Casalbordino oltre la storia. Tutti abbiamo dato il 110%, mi sono sentito casalese”

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Il tecnico molisano non è stato confermato per la prossima stagione ma lascia la panchina giallorossa con un’annata da record

Confrontarsi anche con i ‘grandi’ in Abruzzo dopo averlo già fatto da giocatore (tantissimi anni fa) e da allenatore nelle giovanili. Gianni Borrelli in estate aveva accettato con grande entusiasmo la chiamata di un Casalbordino che puntava a ritagliarsi un ruolo importante nel campionato di Promozione. Obiettivi comuni e a distanza di quasi un anno da allora si può affermare che l’allenatore di Montenero di Bisaccia, dopo i successi nelle tante stagioni vissute tra Eccellenza e Serie D nella sua regione, si è tolto lo sfizio di lasciare il segno anche nella sua prima esperienza abruzzese con una prima squadra.

89 sono i giorni di digiuno vero dal calcio giocato, era il 1° marzo quando il Casalbordino batteva 2 a 0 il Fossacesia e volava a +15 su chi inseguiva con appena sei giornate da disputare. Poi il Coronavirus ha stravolto le vite di tutti mettendo prima in pausa anche il mondo dello sport fino a fermarlo definitivamente. Gli ultimi tre mesi però non cancellano quanto fatto dalla banda di mister Borrelli da agosto al primo marzo, oltre sei mesi praticamente perfetti. Non per soggettività ma ovvia oggettività guardando ai numeri, partendo dall’imbattibilità in campionato condita da 70 punti nelle 28 giornate disputate senza dimenticare l’attacco più prolifico (73 gol realizzati) e la difesa meno perforata del girone (appena 16 reti subite). Se il campionato era cosa certa (visto il +15 a 6 giornate dalla fine) i giallorossi avrebbero voluto sfruttare gli ultimi due mesi della stagione per provare a centrare l’ambito ‘triplete’ abruzzese.

Sarebbero bastate altre quattro partite, le tre di Coppa (le due semifinali più l’eventuale finale) oltre la ‘Coppa Mancini’, la Supercoppa di Promozione che mette di fronte le prime classificate dei due gironi. Il virus ha cancellato un finale di stagione che avrebbe aggiunto delle ciliegine a quella torta giallorossa resa dolce grazie a una cavalcata trionfale. Fino a raggiungere l’Eccellenza che il Casalbordino disputare, nella stagione 2020/2021, per la prima volta nella sua storia, in panchina toccherà a Peppe Soria ma Gianni Borrelli in terra casalese ha lasciato il segno.

Mister Gianni Borrelli, l’ultima volta che ti abbiamo visto era il 1° marzo e il tuo Casalbordino batteva il Fossacesia, poi il virus ha fermato tutto, come ha vissuto questi tre mesi? “Tra Covid e altre situazioni avevo poca voglia di parlare, non è stato un periodo facile per nessuno, il silenzio spesso e volentieri fa più rumore delle chiacchiere. Le vittorie sono sempre belle ma il periodo è ancora delicato, non ho ancora voglia di festeggiare”.

Il Casalbordino è già passato alle ufficialità, il vostro rapporto non proseguirà più? “Rispetto le scelte della società ma più che sul presente mi preme concentrarmi su quanto fatto da agosto fino all’ultima vittoria. Sono arrivato a Casalbordino con tanta voglia di confrontarmi con il movimento calcistico abruzzese anche da allenatore. Al termine di questa avventura posso ritenermi più che soddisfatto, anche in questa avventura ho dato tutto me stesso e i numeri sono lì che parlano, quelli non potrà cancellarli mai nessuno”.

A Casalbordino non si era nascosto nessuno, bisognava vincere e lo avete fatto, è stato tutto così facile? “Vincere non è mai facile, anzi, avevamo una grande responsabilità. Tutti hanno parlato di un alto tasso tecnico della squadra, impossibile dire il contrario ma posso assicurarvi che difficoltà e incognite non sono mai mancate. Io da sempre alleno risorse, le mie sono state splendide nell’adattarsi a qualunque situazione si siano trovati di fronte. Non scendo nei particolari ma è stata una vittoria più sofferta di quanto uno possa pensare, per questo ancor più gratificante”.

Qual è stato il tuo compito in questa stagione? “L’allenatore oltre a dover lavorare molto sull’aspetto psicologico almeno inizialmente deve partire con l’obiettivo di fare meno danni possibili. A questo io, come sempre detto, aggiungo l’ingrediente fondamentale, “lavoro, lavoro, lavoro”, insieme a tanta elasticità essendo uno non ancorato a un solo modulo e mai mi muovo con un gruppo di giocatori che conosco meglio di altri”.

Imbattuti con miglior attacco e difesa meno battuta della stagione, qual è stato il segreto del vostro successo? “Nel calcio bisogna avere delle idee altrimenti è meglio restare a casa e inizialmente mi ero posto come obiettivo quello di vincere realizzando sempre un gol più dell’avversario, questo chiedendo ai miei ragazzi di essere sempre coraggiosi. Pian piano a questi punti di partenza abbiamo aggiunto altri dettagli fondamentali, eravamo belli da guardare, correvamo dal primo minuto fino al triplice fischio e sapevamo occupare bene ogni zona di campo. Conquiste importanti arrivate grazie alla grande disponibilità di tutto il gruppo”.

Parliamo di una stagione da record ma alcuni passaggi potevano cambiare il corso della stagione, hai temuto quando si è rotto Iaboni? “Armando è una figura straordinaria, un grande uomo. In campo troppo intelligente rispetto ad altri, quel lavoro tra le linee sanno farlo in pochi e poi il suo carisma era trascinante. In quella prima parte di stagione aveva già fatto capire che per lui l’età non conta nulla, era decisivo e sono convinto che lo sarebbe stato fino alla fine se non si fosse fermato. Ha dato il suo contributo anche senza scendere in campo nei mesi successivi”.

Dopo Iaboni nel corso della stagione avete avuto altri infortuni, qualche partita giocata con la contemporanea assenza dei bomber Fieroni e Letto, come ha fatto la squadra a non allentare mai la presa? “Penso anche ad altri infortuni e squalifiche ma il risultato non è mai cambiato. L’aspetto che mi ha reso più felice, la squadra nonostante il largo vantaggio su chi inseguiva non ha mai avuto la minima intenzione di mollare, grande capacità di adattarsi anche alle situazioni di emergenza e tutti bravi a reagire nei momenti difficili”.

La rivale più accreditata per la vittoria finale era l’Ovidiana Sulmona, tra andata e ritorno due pareggi in extremis, sono le partite che hanno cambiato la vostra stagione? “Più che ai gol ripenso alle prestazioni. Nel secondo tempo del match d’andata in casa nostra avevamo spinto tanto e meritavamo di segnare ben prima del novantesimo. Nel ritorno a Sulmona per lunghi tratti abbiamo dato spettacolo, in questi giorni sui social ho rivisto alcune immagini della nostra stagione, spesso e volentieri abbiamo dimostrato di essere una squadra superiore di qualche categoria”.

Si ricorderanno le tue corse verso i tifosi a fine partite e le arrampicate sulla recinzione, cosa ricorderai di questa stagione? “In quei gesti c’era il profondo e vero rispetto verso la comunità casalese che mi ha saputo accogliere e rispettare e l’amore verso la realtà che guidavo. Il mio Casalbordino è riuscito ad andare oltre la storia, di questo ne vado fiero, sono contento di aver lasciato un ricordo positivo e indelebile, è stato bello sentirsi casalese. A partire dal patron Santoro passando per tutti gli altri dirigenti e chi lavora per il bene del Casalbordino, mi sono affezionato a tutti”.

La vittoria del campionato è ormai cosa certa, quanto ti dispiace non esserti potuto giocare le altre chance per conquistare doblete e/o triplete? “Io, come tutti i ragazzi e i dirigenti volevamo arrivare fino in fondo per rendere magica un’annata già di per se straordinaria. Avremmo cercato di vincere anche Coppa Italia e Coppa Mancini, mi dispiace non essermi potuto confrontare anche con L’Aquila, sarebbe stato un ulteriore banco di prova per capire la nostra vera forza, sono sicuro che i ragazzi sarebbero stati concentrati sull’obiettivo fino all’ultimo secondo dell’ultima partita della stagione”.

Al tuo posto in panchina ci sarà Peppe Soria, lo hai avuto fino a tre mesi fa da giocatore, cosa gli auguri? “Il meglio, a Peppe mando un grande in bocca al lupo, davvero di cuore. In quest’ultima stagione abbiamo avuto il piacere di condividere tante situazioni, credo di avergli insegnato qualcosa, da giocatore magari non riesce a vederle ma sono sicuro che gli torneranno utili”.

Lontano dalla panchina per quasi sette anni, tornato con i Giovanissimi a Cupello e poi la vittoria della Promozione a Casalbordino, quale sarà la prossima avventura di Gianni Borrelli? “Ho staccato con il calcio quando ho visto che venivamo meno dei principi per me fondamentali. Mi sono dedicato alle pedalate in bicicletta, fatiche e salite, nello sport come soprattutto nella vita. Poi con i giovani mi hanno riconsegnato la voglia di tornare a divertirmi in panchina. Del futuro ora mi interessa poco, in queste settimane mi sono arrivati tanti attestati di stima e questo mi rende orgoglioso. Senza il lavoro non si arriva a conquistare nulla, sono un curioso, un uomo libero  con idee, vivo di emozioni, solo così riesco ad accendermi e dare il massimo per raggiungere un obiettivo”.

Antonio Del Borrello – antoniodelborrello@vasport.it