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Calcio

Cardone: “Serie A? Scenario complicato. Sarebbero belle le “Notti Magiche” estive. Lazio incredibile e…sfortunata”

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La penna romana de La Repubblica, con chiare origini vastesi, ha raccontato i segreti della Lazio dei record, il suo ricordo sul compianto Gianni Mura, il calciomercato di queste settimane e soprattutto le difficoltà che sta incontrando la Serie A

Cardone. Basta il cognome. Chiarissime origini vastesi per Giulio, Cardone appunto, giornalista sportivo romano, firma de La Repubblica da decenni e da tredici mesi anche direttore del sito sololalazio.it . Cresciuto nella Capitale non rinnega affatto le origini di famiglia, l’estate il mare di Vasto è una tappa obbligatoria per godersi l’estate e ritrovare amici di gioventù. “Lo dico da sempre, ho la doppia cittadinanza, romana e anche quella vastese, sin da piccolo tappa fissa delle vacanze estive di famiglia e ancora oggi appena posso scappo a godermi la splendida Vasto”. L’estate scorsa noi di Vasport nella prima edizione del nostro trofeo, proprio per le sue origini vastesi, lo abbiamo omaggiato per la grande esperienza nel mondo del giornalismo italiano.

Per il calcio (e non solo) ormai da inizio mese sono settimane difficili, il Coronavirus è un problema reale e che continua ogni giorno a creare difficoltà, la speranza è che seguendo tutte le indicazioni riusciremo a battere questo virus per tornare pian piano alla vita di tutti i giorni. Si sa, in momenti come questi lo sport non dovrebbe recitare ruoli da prima pagina ma sono temi da affrontare per capire come muoversi nelle prossime settimane.

Con Cardone non abbiamo parlato solo del futuro della Serie A, da 30 anni segue quotidianamente la Lazio quest’anno in piena corsa per lo Scudetto con numeri pazzeschi. Dal lontano 1997 è tra i più esperti giornalisti di calciomercato e da ben ventitré anni cura “La città nel pallone” rubrica che raccoglie la curiosità di tanti tifosi romani. La Repubblica vuol dire anche Gianni Mura, firma storica e di spessore incalcolabile, scomparso nei giorni scorsi lasciando un vuoto incolmabile nel giornalismo sportivo. Bello era il rapporto tra i due, il giornalista romano, come vedremo, sempre affascinato dalla voglia di raccontare del “Rivera del giornalismo italiano”.

Giulio Cardone, l’Italia preda del Coronavirus, che giorni stai vivendo a Roma? “Una città sempre caotica e frenetica che ormai da settimane, per fortuna, spettrale. I romani hanno recepito subito il messaggio, bisogna restare a casa, solo così potremo ripartire al meglio. Io lavoro da casa, tra pc e smartphone riesco a muovermi al meglio ma qualcosa, anzi molto, è già cambiato”.

La Serie A continua ad interrogarsi sul come, e, soprattutto, se andare avanti, difficile scegliere? “Il calcio manca ai protagonisti in campo, ai tifosi, a noi che lo raccontiamo ma in questo momento le priorità sono altre. Nelle condizioni attuali sarebbe un sogno tornare in campo, si registrano lievi miglioramenti ma la strada è ancora lunga. Tutto dipenderà dalle condizioni sanitarie, secondo me per arrivare a decisioni definitive bisognerà attendere ancora una ventina di giorni, intorno a Pasqua conosceremo il futuro della Serie A”.

Da quelle più negative alle più ottimistiche sono già tante le ipotesi spuntate qua e là, nel caso in cui si tornasse in campo quale sarebbe la soluzione più giusta per te? “Se ci saranno le condizioni necessarie, le squadre tornerebbero ad allenarsi per una breve e intensa preparazione facendosi trovare pronte a giugno. Da lì in avanti potremmo goderci un paio di mesi con le ultime dodici giornate in serale, un’estate con il calcio vero, tanti obiettivi ancora da centrare tra Scudetto, Coppe e corsa salvezza. Ripensando a Italia ’90 e Germania 2006 sarebbero altre “Notti Magiche” per i milioni di tifosi italiani questa volta chiamati a tifare per le rispettive squadre”.

Ti avvicini ai 30 anni di vita sportiva vissuta fianco a fianco, con la Lazio, su Repubblica la racconti ogni giorno, questo stop per i biancocelesti non ci voleva? “Ci sarebbe da disputare ancora un terzo di campionato ma fin qui quello fatto dalla Lazio è qualcosa di irripetibile. In piena corsa scudetto, solo una squadra come la Juve poteva stare avanti ai numeri pazzeschi dei biancocelesti. Tanta sfortuna per una squadra che ha tutte le carte in regola per regalarsi il tricolore e che rischia d’inciampare in un’altra annata storica senza assegnazione del titolo”.

L’altra quale sarebbe? “Anche nella stagione 1914/1915, l’unica volta fin qui che la Serie A non è più andata avanti a causa della guerra. Non si disputò la finale tra Lazio e Genoa ma lo Scudetto fu assegnato ai rossoblù, ancora oggi ci sono ricorsi perché i biancocelesti vogliono quel titolo. Nei giorni scorsi ne ha parlato anche ‘The Guardian’ per quello che ancora oggi è ricordato come lo “Scudetto spezzato” “.

Un tuffo nel passato ma parliamo del presente, la racconti da un trentennio ma qual è il segreto di questa Lazio? “Sono diversi, a partire da un gruppo pazzesco, pochi ne ho visti così coesi dentro e fuori dal campo, una squadra con la s maiuscola. Bravissimo Simone Inzaghi a lavorare passo dopo passo con questo gruppo trovando l’alchimia giusta tra molti giocatori ora nel pieno della maturazione. Una squadra con grandi guizzi e spinta da una continuità di risultati impressionante”.

Inzaghi osannato da tutti, quanto c’è di suo in questa annata fin qui pazzesca? “Il mister è un grande lavoratore su più fronti, ha saputo trasformare due giocatori come Luis Alberto e Milinkovic Savic, sempre presenti nelle giocate offensive ma in questa stagione capaci sempre di sacrificarsi alla grande con tanto lavoro sporco. Questo è forse uno dei segreti principali del successo dei biancocelesti”.

La Lazio è anche ‘Made in Italy’, Immobile non si ferma più, Acerbi è una splendida certezza, sarebbero titolari anche con l’Italia? “Numeri e prestazioni parlano chiaro, poi tocca al ‘Mancio’ decidere ma parliamo di due certezze. Acerbi colpisce per la dedizione al lavoro quotidiano, il primo ad arrivare al campo e l’ultimo ad andare via. Ciro è un cecchino formidabile, avrebbe segnato ancora tantissimi gol da qui a fine campionato. È anche altruista, in piena corsa per la ‘Scarpa d’Oro’ ha regalato due rigori ai suoi compagni, chi altro lo avrebbe fatto?”.

Come esperto di calciomercato gli anni di esperienza non mancano, hai superato da tempo i vent’anni sul campo, tanti scoop messi a segno, si dice che il calciomercato non dorme mai, vale anche in questi giorni dominati dal Coronavirus? “Ripeto, oggi i problemi sono davvero altri, non sono frasi di circostanza. Tutto in standby anche sul fronte calciomercato, qualcosa si legge ma mi sono tuffato in questo mondo ventitré anni fa e non ho voglia di prendere in giro la gente”.

La Repubblica vuol dire anche Gianni Mura, che ricordo ti lega alla storica penna del giornalismo sportivo italiano? “Per molti un maestro, anche per me. Quando ci incontravamo scherzavamo sulla longevità delle nostre rubriche, lui da oltre 40 anni curava la sua “Sette giorni di cattivi pensieri”. Ecco, nonostante gli anni passati continuava ad essere trascinato da grande entusiasmo per la professione e soprattutto dalla curiosità, la principale dote per noi giornalisti. Nei giorni scorsi Repubblica ci ha chiesto di ricordarlo sulle nostre pagine, l’ho definito il Rivera del giornalismo, impossibile da sostituire”.

Sperando che tra un centinaio di giorni il Coronavirus sarà solo un brutto ricordo ti ritroveremo quest’estate a Vasto? “Me lo auguro, ora dobbiamo restare tutti a casa, solo così ad agosto potrò tornare a godermi un po’ di mare, non è estate senza la tappa a Vasto”.

Antonio Del Borrello – antoniodelborrello@vasport.it