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Cupaioli: “Il fisioterapista è un punto di riferimento nello sport. Belli gli anni a Castel di Sangro, fu una grande favola”

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I racconti del fisioterapista vastese, della favola giallorossa con Iaquinta e Cudicini, i tanti anni colorati di biancorosso e l’esperienza lancianese con Angelucci e Chinaglia

Trent’anni non sono pochi. Gran parte dei quali trascorsi vivendo da “dentro” il mondo del calcio professionistico arrivando fino a calpestare il manto erboso di San Siro. Nel mondo dello sport vastese (e non solo) Giuseppe Cupaioli è conosciuto da tutti, professionista esemplare nel suo lavoro, dall’inizio degli anni novanta ad oggi come fisioterapista —.

Ci riceve nel suo studio, tra un trattamento e l’altro riesce a ritagliare uno spazio per una mezzora di chiacchierata condita da piacevolissimi aneddoti. Si siede e il primo pensiero corre dritto verso Castel di Sangro, pardon, quella da tutti definita meglio come “Favola Castel di Sangro”. “Ho avuto la fortuna – esordisce Cupaioli – di conoscere da vicino Gabriele Gravina, non mi meraviglia trovarlo a capo della Figc. In quegli anni era un vero punto di riferimento, era sempre presente, non fece mai mancare nulla”.

A Castel di Sangro in quegli anni c’erano giocatori capaci poi di arrivare, a livello altissimi nel mondo del calcio. Partiamo da Vincenzo Iaquinta: “Arrivò non ancora ventenne ma ragionava già da giocatore esperto. Grande cattiveria agonistica, doti importanti, personalità e tanta fame, sapevo che sarebbe arrivato in alto, sono contento sia riuscito a diventare anche Campione del Mondo con l’Italia anche se ipotizzarlo otto anni prima sarebbe stato impossibile ma già da allora si capiva che avrebbe giocato tanto in Serie A”. Un giovane a cui però era difficile rinunciare: “Era il giorno della rifinitura, poche ore dopo saremmo dovuti partire per la Sicilia, Vincenzo battibecca con il mister che lo spedisce negli spogliatoi. Aria tesa, tutti pensavano che restasse fuori dalla lista dei convocati ma io ero sicuro che sarebbe successo il contrario e fu cosi. Quando fu comunicato l’elenco dei giocatori Iaquinta era in cima alla lista”.

Altro elemento di spicco il portiere Carlo Cudicini, arrivato in Abruzzo dopo le esperienze in A con Milan e Lazio e dopo l’esperienza di Castel di Sangro esploso in Premier League tra Chelsea e Tottenham: “Un professionista esemplare, veniva dalla rottura del crociato e nelle prime partite arrivava molto affaticato al triplice fischio. Per facilitare il recupero completo con lui iniziai a lavorare con la psicocinetica, ogni domenica mattina per una ventina di minuti, andammo avanti per tutta la stagione, lo aiutò molto per ritrovare il top della forma”. I fisioterapisti, all’interno delle realtà sportive, sono visti come veri punti di riferimento: “Ricordo un episodio che vide protagonista l’esterno d’attacco Alberto Bernardi, cresciuto nel Torino con il quale aveva esordito anche in A. Alle 3 di notte squilla il telefono, eravamo a Benevento, lui non riusciva a dormire, mi consiglio con il mister e vestiti senza tute d’ordinanza usciamo in piazza per stemperare un po’ la tensione. Sentiva tanto la partita ma quella mezzora all’aria aperta lo tranquillizzò e la domenica disputò una grande partita”. Dal giallorosso abruzzese a quello di Lecce, nel Salento da dove è iniziato il percorso universitario e poi lavorativo come fisioterapista (in quegli anni conseguì la laurea in massofisioterapia): “Dopo gli studi per me fu fondamentale incrociare la mia strada con quella del grande Raffaele Smargiassi. Ho iniziato a lavorare nello studio del mio ex suocero, mi ha insegnato tanto e ancora oggi lo ringrazio. In quegli anni collaborava con il Lecce, sono passati tanti giocatori importanti, su tutti Antonio Conte, già da allora meticoloso e attento a tutto”. Parole al miele per Smargiassi: “Non solo io ma tutti i fisioterapisti devono dire grazie a lui, se esiste un nostro albo nei ruoli del settore tecnico della Figc lo dobbiamo a lui, tanti anni fa si prodigò molto per far valere le sue ragioni, ha aperto la strada”.

Dopo i racconti tinti di giallorosso tra Castel di Sangro e Lecce ritorniamo in Abruzzo toccando piazze molto più vicine a noi come Vasto e Lanciano. Nella sua città tanti i periodi vissuti all’interno del mondo biancorosso, un capitolo chiuso nel 2010 ma entrandoci a far parte nell’era Scopelliti: “Potremmo star qui a parlare ore e ore ripensando a bei momenti e altri meno felici. Ricordo con piacere mister Petrelli e giocatori esemplari come Augusto Gabriele, Di Tommaso, Cesaretti e Vincenzo Menna”. L’ultimo passaggio sull’allora Pro Vasto è ripensando alla figura dell’allenatore Pino Di Meo: “Nell’ultimo anno di C2 ho conosciuto una figura carismatica, anche lui aveva grande fame, non partimmo bene ma conquistammo una salvezza in anticipo, molto anche grazie al suo modo d’imporsi nei confronti dei giocatori”. Dell’esperienza lancianese porta dentro il felice ricordo del presidente Ezio Angelucci: “Un vero signore, la storia del calcio rossonera deve molto a lui, ogni società dovrebbe avere al timone uno come lui, in tutte le mie esperienze ne ho conosciuti pochi come lui, onesto, serio e professionale”. A Lanciano il fisioterapista vastese fu presente anche nella brevissima storia tra i rossoneri e Giorgio Chinaglia: “Capii sin da subito che non sarebbe stata una pagina felice, ricordo i primi giorni di ritiro a Gubbio, mi trovai a dover lavorare con la bellezza di 42 giocatori, c’era una gran confusione”.

Ormai da anni ha deciso di non entrare più a far parte degli staff societari nonostante le richieste non manchino, scelta che conferma ancora oggi: “Il mondo dello sport è cambiato, non c’è più la serietà di una volta”. L’impressione però, dalle sua parole è che oltre alla serietà delle società sia cambiato qualcosa anche negli sportivi: “Come per il discorso delle società vale anche per i singoli giocatori, ecco perché non bisogna fare di tutta erba un fascio. Per esperienza toccata con mano però posso dire che i giocatori di oggi sono molto più esigenti ma al contempo meno adatti al sacrificio, prima per recuperare da un infortunio stringevano molto di più i denti”. Da quando è entrato a far parte di questo mondo ad oggi non è mai cambiata la sua idea pensando a come un giocatore può limitare il numero di infortunio e di conseguenza avere una longevità nella carriera: “Allenamento, alimentazioni, serietà e riposo, sono questi i quattro ingredienti che faranno sempre la differenza”.

Nei lunghi momenti in cui i giocatori sono allungati sui lettini confidano, segreti e difficoltà del della loro vita, ai fisioterapisti ma almeno Giuseppe Cupaioli non sembra voler recitare anche il ruolo dello psicologo momentaneo: “Mi è capitato di ascoltare tanti giocatori mentre li curavo, per loro è sì una valvola di sfogo quel momento ma deve esserci sempre il rispetto dei ruoli e delle professioni. Per esperienza personale possono dire che il fisioterapista all’interno del mondo dello sport è un punto di riferimento, una figura sempre presente a cui è impossibile rinunciare non solo per l’importanza del ruolo ma perché spesso e volentieri fa anche da collante tra le varie figure all’interno di un gruppo”.

Antonio Del Borrello – antoniodelborrello@vasport.it