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D’Adderio: “Vastese, tanto lavoro per trovare la giusta soluzione. Sergente? No, ma ho tanta forza interiore da trasmettere”

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Le prime dichiarazioni del nuovo tecnico biancorosso, a lavoro con il gruppo da domenica pomeriggio. Tra 7 giorni l’esordio contro il Campobasso

Totalmente immerso nel nuovo mondo biancorosso, altrimenti quando alla vigilia di Natale è squillato il telefono alle proposte del ds D’Ottavio e di patron Bolami avrebbe detto grazie rifiutando però l’offerta. Invece no, Fulvio D’Adderio oltre a ringraziarli ha accettato la chiamata con grande entusiasmo e una voglia matta di mettersi immediatamente a lavoro. Immaginiamo che tra Natale e Santo Stefano attraverso video online e chiamate ad addetti ai lavori fidati abbia cercato di catturare più informazioni possibili sul gruppo da guidare, poi da domenica in campo si è vista la sua voglia.

Concentratissimo, dalle 6 di mattina fino a sera inoltrata, non c’è tempo da perdere e bisogna lavorare tantissimo, basti pensare che nei primi quattro giorni di allenamenti con il tecnico di San Martino in Pensilis (ma romano d’adozione, a Roma vive con moglie e figli) capitan Di Filippo e soci si sono allenati ben sei volte, con le doppie sedute di lunedì e oggi.

L’impressione è che si sia cambiato registro, competenze, voglia ed entusiasmo di certo non mancano a D’Adderio che ora cercherà di trasmettere il suo credo al nuovo gruppo nel più breve tempo possibile. Come detto dal diretto interessato, “sarà un lavoro complicato”, vero, ma a guardarlo lavorare sul campo si ha la netta sensazione che farà di tutto per riportare in alto la Vastese, tra una settimana all’Aragona arriverà la capolista Campobasso e da ex cercherà subito la prima grande gioia a tinte biancorosse.

Mister D’Adderio, “sergente” e “martello”, così è stato etichettato da chi in questi giorni la sta vedendo all’opera, in quale delle due definizioni si rivede? “Nessuna delle due, ho detto sì alla Vastese perché come in tutte le precedenti esperienze arrivo sempre con tanta forza interiore da trasmettere attraverso entusiasmo e animosità. Cerco di preparare tutto il mio lavoro al 100% delle possibilità, sono esigente con me stesso e lo stesso chiedo ai miei giocatori aggiungendo grande attenzione e tanta partecipazione”.

Sotto l’albero di Natale per lei la panchina della Vastese, lavoro intenso da domenica pomeriggio, che gruppo ha trovato? “Una situazione complicata altrimenti la dirigenza non decideva di cambiare guida tecnica. Vedo ragazzi indecisi e frastornati, ora bisogna lavorare tanto e bene per cercare di trovare la strada giusta”.

La Vastese, nell’ultimo anno, ha sempre giocato con la difesa a tre, lei abbraccia più l’idea di un modulo con il quartetto difensivo, sarà un passaggio obbligatorio per la riuscita del suo lavoro? “Non è questo il momento di stravolgere le cose all’interno di un gruppo a cui manca anche una buona dose d’esperienza, rischieremmo solo di complicare ulteriormente la situazione. Alleno dal 1993 e non ancora trovo un modulo vincente, bisogna lavorare intensamente con pochi dettami ma semplici e certi, solo così costruiremo una nuova identità. Quando un dottore si trova di fronte un malato non può essere pressappochista e per arrivare a una diagnosi certa ha bisogno di analisi approfondite e mirate per trovare la giusta soluzione. Dopo aver capito qual è con certezza la malattia deve trovare la giusta medicina per la cura, un percorso lungo e complicato”.

In quasi trent’anni di carriera ha avuto la fortuna di lavorare in piazze importanti, anche nei professionisti, contento di poter dare il suo contributo anche alla Vastese? “Per noi molisani, non solo dal punto di vista calcistico, Vasto era sempre vista come una città importante. Sin da quando ero ragazzo capitava spesso di trovarmi in questa zona, soprattutto l’estate ma anche per un po’ di shopping negli altri periodi dell’anno. Non ho mai giocato con la maglia biancorossa ma nell’esperienza di Termoli ho avuto modo di condividere belle esperienze con i vari Nicolino Reale, Lorenzo Iuso, Giovanni Di Paolo, Nicola Di Santo e il mister Fernando Ascatigno che mi volle quando ero giovanissimo”.

Ci fu mai la possibilità, da giocatore, di indossare la maglia biancorossa? “Sono passati tanti anni ma più che a Vasto ricordo la corte di mister Taverna che voleva a tutti i costi portarmi al San Salvo ma poi non se ne fece nulla. Di quegli anni (fine anni ’70, ndr) però ho ottimi ricordi della Pro Vasto ripensando ai nomi devi vari Paolucci, Troilo e Cardaccia solo per citarne alcuni”.

Torniamo al presente, tra sette giorni prima del 2021, all’Aragona sarà di scena il Campobasso, subito una sfida da ex, che partita vi aspetta? “In rossoblù ho giocato una vita fa, ormai sono passati ben quarant’anni dal mio esordio nel mondo dei professionisti con la maglia rossoblù. Ho bei ricordi ma ora sono concentrato solo sulla Vastese, affronteremo la prima della classe, abbiamo ancora dei giorni per preparare al meglio il match, serve impegno massimo da parte di tutti, nulla dovrà essere lasciato al caso”.

Il 2020 per la piazza biancorossa si è chiuso con due sconfitte pesanti e appena due punti conquistati in quattro partite, qual è la promossa che vuole mandare ai tifosi in vista del nuovo anno? “Promesse non ne faccio ma ho grande rispetto verso una piazza passionale. Ai tifosi garantisco massima concentrazione, ho tanta fiducia per questa nuova avventura e per raggiungere i risultati servirà tanto, tanto, lavoro. Sono venuto a Vasto per lavorare al meglio, potevo scegliere di tornare a vivere a San Martino in Pensilis e percorrere ogni giorno tanti chilometri per raggiungere l’Aragona ma avrei sottratto del tempo prezioso al mio lavoro e non sarebbe stato giusto anche nei confronti della Vastese”.

Antonio Del Borrello – antoniodelborrello@vasport.it

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