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Calcio

D’Alessandro: “Nel 2016 grande gioia per noi, la Vastese e i vastesi. Ricordo il silenzio a Val di Sangro, poi fu festa”

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L’esperto centrocampista siciliano tra i protagonisti biancorossi nella vittoria del campionato d’Eccellenza di quattro anni fa

1461 giorni dopo il ricordo è ancora limpido e dolce. Dolcissimo. La Vastese di mister Gianluca Colavitto, dopo aver dilapidato un larghissimo vantaggio, domenica 24 aprile 2016, dopo aver fatto tremare più di un polso, espugnava Val di Sangro, vinceva il campionato d’Eccellenza e volava in Serie D. Grande festa per la piazza biancorossa, gioia per i presidenti Franco Bolami e Pietro Scafetta dopo la vittoria arrivata grazie ai gol di Alessandro Tarquini, Mattia Balzano e Armando Iaboni.

Solo un ultimo anno di una squadra che nonostante negli ultimi due mesi era riuscita a chiudere quella stagione con un filotto di ben 23 risultati utili di fila cadendo solo due volte (nel girone d’andata) e centrando anche miglior attacco e difesa meno perforata nel massimo campionato regionale.

Ieri nel corso di “Casa Vasport” (leggi) abbiamo ricordato quella domenica insieme a quattro protagonisti di quella stagione, in realtà la Vastese 2015/2016 poteva contare anche su altri top player. Uno di questi era sicuramente il centrocampista palermitano, ma ormai abruzzese d’adozione, Girolamo D’Alessandro, una delle tre colonne portanti, senza togliere nulla agli altri, insieme a capitan Nando Giuliano e Armando Iaboni. 35 anni nel 2016, oggi i quaranta sono sempre più vicini ma dopo aver trionfato a Vasto ha vinto ancora a Giulianova (dalla Promozione alla D) e oggi si diverte ancora a lottare in campo con il Montorio nel girone A di Promozione.

Girolamo D’Alessandro, ti abbiamo lasciato trionfatore con la Vastese, poi altre gioie con il Giulianova, prima del Coronavirus come vivevi le tue giornate? “Famiglia, lavoro e calcio. La bimba è cresciuta, nel frattempo è arrivato anche il piccolo Giandomenico ha rallegrare le nostre giornate, mi occupo di sicurezza sul lavoro nelle aziende ma il calcio continua ancora a divertirmi, sono felice di far parte di una realtà sana e credibile come il Montorio”.

Quarant’anni sempre più vicini, avevi per un attimo appeso le scarpette al chiodo ma poi? “C’è chi mi vede allenatore ma il mio futuro nel calcio al momento lo vedo più da dirigente. Vedremo quando sarà il momento ma senza progetti seri e duraturi non vale la pena mettersi in gioco. 300 partite nei professionisti e un centinaio in D non si reggono se non si è retti e corretti anche con un giusto stile di vita lontano dal rettangolo verde. Il calcio è una ‘palestra’ anche nella vita di tutti i giorni, insegna regole giuste ma se vuoi continuare a far parte di quel mondo da calciatore per tanti anni devi stare attento alla tua salute e io da sempre ho cercato di seguire uno stile di vita adeguato”.

Riavvolgiamo il nastro dei ricordi alla tua esperienza con la Vastese, cosa ricordi di quella stagione? “Nell’estate del 2015 ero in ritiro con l’Aic con l’obiettivo di seguire anche il corso per diventare allenatore, ricordo che la telefonata del ds Franceschini arrivò ad agosto inoltrato, con il mercato estivo ormai agli sgoccioli. Vasto è una piazza che non ha bisogno di presentazioni, presi in considerazione la possibilità, iniziai ad allenarmi, staff tecnico e dirigenti capirono che stavo bene e fui felice di firmare”.

Tu, Giuliano e Iaboni, tre giovani di 100 anni, siete stati le colonne portanti di quella Vastese? “Non avevamo mai giocato insieme ma tra noi si creò subito grande empatia, ci capivamo con uno sguardo sin dai primi allenamenti fatti insieme. Eravamo quelli con più esperienza ma la squadra era solida, formata da ottimi elementi in ogni reparto ma prima ancora da ragazzi eccezionali”.

La sconfitta iniziale a Pineto, poi un cammino convincente fino a febbraio, eravate i più forti? “Non lo so, eravamo una bella squadra ma inizialmente non con l’obbligo di vincere a tutti i costi. Poi pian piano con le vittorie si iniziò a capire che la Vastese sarebbe potuta arrivare lontano”.

Da febbraio in poi tanti pareggi, da +9 il Paterno era sempre più vicino, perché quel calo? “Sarebbe stato impensabile reggere quel ritmo per tutta la stagione anche perché la rosa non era lunghissima. Me lo sono chiesto spesso, uno dei motivi poteva essere stato quando durante il periodo natalizio la società ci promise un premio ulteriore in caso di vittoria del campionato. Può sembrare un paradosso lo ammetto ma da lì secondo me vennero meno delle energie positive, mancò un po’ di fiducia in un gruppo che fino a quel momento era stato perfetto”.

Nessuna sconfitta nel girone di ritorno ma in quei mesi come avete fatto a reggere l’urto? “Il destino è sempre stato nelle nostre mani, anche quando il Paterno era sempre più vicino noi non abbiamo mai avuto paura di perdere quel campionato, sapevamo che ce l’avremmo fatta. Ricordo le tante chiacchierate mie e di Armando insieme ai tifosi che temevano di non vincere quel campionato ma noi li rassicuravamo dicendo che non li avremmo delusi”.

Quattro pareggi consecutivi, la vittoria contro il Celano e poi l’ultimo atto, cosa ricordi della domenica a Val di Sangro? “Il silenzio negli spogliatoi a fine primo tempo, noi grandi continuavamo a rassicurare tutti, sapevamo che non potevamo fallire altrimenti sarebbe stata troppo grande la delusione per noi e per il popolo vastese. Non l’avrebbero perdonata, avremmo fatto fatica ad uscire dallo stadio”.

Nel secondo tempo i gol di Balzano e Iaboni hanno spalancato le porte della festa, grande gioia? “Immensa, i dubbi del girone di ritorno spazzati via dopo il triplice fischio, l’emozione di tutti e tutta quella gente in campo. Tanti sacrifici per arrivare a regalarci e soprattutto regalare una gioia alla Vastese e ai vastesi. Un tripudio di emozioni da Val di Sangro fino al ritorno a Vasto con la grande festa, una gioia per tutti”.

In carriera hai vinto tanto in piazze bollenti, quella di Vasto che vittoria è stata per te? “Una delle più belle, una piazza che può essere d’esempio per molti. Grande calore, attaccamento alla maglia e uno stadio come l’Aragona da far venire i brividi, sono orgoglioso di aver dato il mio contributo per riportare la Vastese in D”.

Nelle scorse settimane Giuliano ha dichiarato che molti di quel gruppo, te compreso, avreste potuto dire la vostra anche nella stagione successiva in D, lo meritavate? “Sarebbe stato bello provarci ma non ho rimpianti e soprattutto non porto rancore verso nessuno. Non è mai facile fare delle scelte, è stato bello vincere anche a Vasto ed è quello che conta, anche a distanza di anni. Ricordo quello che dissi nei giorni post vittoria, giocatori, allenatori e dirigenti cambiano ma la Vastese resta, si deve lavorare sempre per il bene della società per farla arrivare il più in alto possibile”.

Il Coronavirus rischia di cambiare il volto dello sport, soprattutto nel dilettantismo, alla fine di questa emergenza cosa ne sarà del calcio? “Sento dichiarazioni disfattistiche ma questo potrebbe essere davvero il momento decisivo per riformare il calcio ma con i fatti, non con le parole. Ripartendo veramente dai settori giovanili, dare credibilità alle società crescendo i giocatori del domani, se mancheranno risorse economiche bisognerà per forza guardare dentro casa, ecco perché bisognerà puntare fortemente sui giovani”.

Antonio Del Borrello – antoniodelborrello@vasport.it