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Calcio

Dario Costantini: “Contentissimo per i miei 100 gol in Prima Categoria”

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Cifra tonda raggiunta con la rete di ieri a Celenza con la maglia del Roccaspinalveti. 97 firmati con quella dello Sporting San Salvo

“Cento, cento, cento”. Un ritornello reso famoso dallo storico programma degli anni ottanta e novanta di Iva Zanicchi “Ok, il prezzo è giusto!”, giusto, come l’ultimo gol realizzato dal venticinquenne Dario Costantini, professione bomber in Prima Categoria. L’obiettivo della cifra tonda era dietro l’angolo già dal 2017 quando in estate aveva salutato la maglia della sua città, quella dello Sporting San Salvo con la quale in quattro stagioni e mezza aveva realizzato la bellezza di novantasette reti. Per un cecchino del suo calibro non dev’essere stato facile dover attendere sei mesi per aggiungere altri tre gioielli per completare il mosaico, breve e sfortunata l’esperienza con l’Atletico Cupello dove è stato frenato da un infortunio(e non solo…) ma ha trovato la via del gol in un’occasione. A dicembre ha scelto di accettare la corte del Roccaspinalveti e nelle prime tre del 2018 ha ritrovato la giusta continuità sotto porta, il penultimo all’Orsogna e il 100° ieri pomeriggio in casa del Trigno Celenza. Per il Roccaspinalveti è stata una domenica con il retrogusto amaro per la rimonta subita negli ultimi minuti di gioco dopo essere stati avanti di due gol ma con un ritrovato Costantini sarà più facile raggiungere la salvezza.

Dario Costantini, ieri hai aggiornato il quadernino delle tue statistiche con un altro gol, il centesimo da quando sei sceso in Prima Categoria, tutto in cinque anni, un traguardo personale a cui ambivi? “Certo, sono contentissimo di aver toccato questa prestigiosa cifra, era un mio obiettivo, l’attaccante vive per il gol e per me buttarla dentro è una vera e propria ossessione, speravo di arrivarci con qualche mese d’anticipo ma l’importante è esserci finalmente riuscito”.

Dal dicembre del 2012 fino a ieri, provando a riavvolgere il nastro dei ricordi qual è il gol a cui sei più affezionato? “Non penso all’estetica di un gesto tecnico ma rimarrò per sempre legato a quella realizzata nel maggio del 2016 in casa contro l’Ortona, venivo da una settimana difficile perché qualche giorno prima un male mi aveva portato via mio padre, ero sceso in campo con la voglia di dedicargli un gol, ci tenevo”.

In quella stessa stagione c’è un’altra domenica che ti rievoca dolci ricordi? A Gissi quando realizzati cinque gol in una sola partita, contro di loro ne avevo già fatti tre all’andata ma la sfida di ritorno era ancora più importante, noi avevamo bisogno di punti e su quel campo non era facile uscire con una vittoria, io fisicamente mi sentivo in gran forma quella domenica, ogni palla toccata, un gol, a fine partita sono andato dal portiere avversario per chiedergli scusa e consolarlo, ero dispiaciuto per lui”.

Ripensando anche agli anni tra Eccellenza e Promozione quali sono stati i compagni di viaggio per i quali nutri ancora felici ricordi? “Nel calcio l’amicizia è tutto, ne ricordo tanti che negli anni mi hanno aiutato a crescere e migliorare, penso a Gianluca Di Pasquale, i fratelli Muratore Simone e Marco, il mio idolo Fabio Di Lello, Gabriele Ottaviano che mi ha fatto diventare più ‘cattivo’ in campo ma su tutti scelgo Cleo Rossi, per me è da sempre ‘lo zio’, un padre calcistico, mi ha dato tanto e non smetterò mai di ringraziarlo”.

Bene il pensiero rivolto ai compagni ma se dovessi scegliere un allenatore che ti ha dato qualcosa in più degli altri chi abbracceresti? “Giuseppe Turchi, devo molto a lui, cinque anni fa calcisticamente vivevo un periodo poco felice perché con l’Us giocavo poco, lui ha creduto in me volendomi fortemente allo Sporting durante il mercato invernale, diceva che mi avrebbe preso e riportato a casa sulle spalle pur di avermi alle sue dipendenze, ogni domenica mi faceva sentire importante, riusciva a darmi una carica pazzesca, infatti quell’anno da dicembre realizzai 15 gol in meno di cinque mesi ma mi preme ricordare anche Nicola Marcello, ha sempre creduto in me, mi ha allenato per tanti anni, anche a lui devo tanto”.

Dopo aver raggiunto questo personale obiettivo se ripensi alla tua carriera da calciatore le soddisfazioni sono maggiori dei rimpianti? “Sono felice per quanto fatto finora e non rinnego quasi nulla delle mie scelte, nello sport come nella vita è impossibile non pensare ai rimpianti, dodici anni fa sarei potuto andare al Lumezzane ma alla fine saltò tutto per problemi legati all’età e la mia storia con l’Us San Salvo, avrei potuto dare di più, è il mio primo amore da sempre”.

Dall’Us per passare allo Sporting con il quale hai realizzato ben 97 reti, visti i numeri si può parlare di esperienza positiva? “Fin troppo riduttivo come aggettivo, allo Sporting sono stato bene, anni fantastici, i gol passano in secondo piano per quello che mi hanno dato a livello umano, non mi vergogno a dire che quando sono andato via ho pianto davanti al presidente Nicolino Cilli a cui vogli un bene dell’anima, lui insieme a tutti i componenti della società quando ho perso mio padre mi sono stati molto vicino e questo non lo dimenticherò mai”.

Nell’agosto scorso hai accettato la corte dell’Atletico Cupello, esperienza durata poco più di cento giorni, infortunio a parte cos’è che non è andato? “Avevo scelto l’Atletico perché negli anni della promozione in Eccellenza con la Virtus a Cupello mi ero trovato benissimo, nella nuova società c’erano figure che già conoscevo ma purtroppo sono stati pochi mesi che non sono serviti a nessuno, una parentesi fallimentare e grottesca, preferisco fermarmi qui e non aggiungere altro”.

Nonostante l’infortunio e le poche presenze da agosto all’apertura del mercato a dicembre le offerte per assicurarsi le tue prestazioni non sono mancate, perché la scelta finale è ricaduta sul Roccaspinalveti? “Arrivavano telefonate e messaggi ma in quei giorni alcuni avvenimenti mi avevano fatto perdere la voglia di continuare a divertirmi con il calcio, non sentivo più la fiducia in me stesso, alla fine ho premiato il Roccaspinalveti per la loro insistenza ed entusiasmo con il quale mi hanno fortemente voluto, a lavoro ho conosciuto Mattia Suriano, un dirigente roccolano che ha creduto in me, ecco perché contro l’Orsogna gli ho voluto dedicare il mio primo gol con la maglia biancoverde”.

Dopo San Salvo e Cupello hai deciso di prendere la strada dell’Alto Vastese, cosa puoi dirci del Roccaspinalveti? “Sono con loro da un mese e mezzo ma sento grande fiducia, tutti mi vogliono bene, mi fanno sentire importante ed è quello di cui ho bisogno per dare sempre il  massimo, faremo di tutto per raggiungere la salvezza ma voglio spendere due parole per questa realtà e anche altre, sbagliano e di molto quelli che le etichettano come ‘squadrette di montagna’, dovrebbero viverle prima di parlare a sproposito, qui c’è molto rispetto tra le persone, lo esigono anche, quello che mi piace di più è l’attaccamento spasmodico e vero verso la maglia che si va ad indossare, gli stessi valori che piacciono a me”.

Raggiunti i 100 gol a soli 25 anni, guardando all’orizzonte ti sei già posto altri obiettivi? “Ogni anno spero sempre di migliorare i numeri della stagione precedente ed è quello che voglio continuare a fare, sarebbe un sogno realizzarne altri 100 magari già nelle prossime tre stagioni ma tutti i gol che ho fatto e quelli che spero arrivino li devo tutti ai miei compagni di squadra, senza di loro non ce l’avrei mai fatta”.

Antonio Del Borrello – antoniodelborrello@vasport.it