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Calcio

De Filippis: “In C situazione difficile. A Vasto contento per Innocenti e Miglietta. Scelgo sempre forti personalità, come Vincenzo…”

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Il direttore sportivo vastese dopo aver chiuso l’ennesimo capitolo con la Vastese dall’estate scorsa è tornato tra i professionisti con la matricola Picerno

Tutto fermo e tanti punti interrogativi pensando al futuro prossimo. L’emergenza Coronavirus continua a dominare le nostre giornate, probabilmente bisognerà restare a casa ancora un altro mese ma nel frattempo il mondo del pallone intensifica i ragionamenti su come provare a far ripartire tutto il movimento.

Di questo e tanto altro ne abbiamo parlato con Pino De Filippis direttore sportivo (da oltre vent’anni) vastese tornato l’estate scorsa nel mondo dei professionisti (lasciato una decina d’anni fa dopo l’esperienza con il Gela) con il Picerno, neopromossa che in un girone di ferro come quello C di Serie C, fino allo stop forzato, era riuscita a tenere botta. Con il direttore si è parlato anche di Pro Vasto e Vastese, squadra della sua città con cui da portiere prima e dirigente poi si è tolto più di una soddisfazione, abbracciando, a più riprese qualcosa come una ventina di stagioni. “Non ho fogli con su scritto quanti sono con esattezza gli anni passati a Vasto, so che sono tanti, di campionati ne ho vinti ma ho poche foto ricordo”.

Direttore, Serie C, come il resto dello sport ormai ferma da quasi un mese, si ripartirà? “Non è una situazione per nulla semplice, la salute viene prima di tutto e tutti. Per tornare alla normalità questo virus dovrà essere un ricordo per tutti, ad oggi è difficile pensare di tornare in campo ma bisognerà aspettare ancora qualche settimana per avere un quadro più chiaro”.

Se la stagione non dovesse riprendere cosa ne sarebbe delle classifiche? “Questi mesi di stop totale ci espongono a una crisi economica di non poco conto. Anche le società dovranno fare le loro valutazioni, c’è il discorso legato all’accordo con i giocatori con gli stipendi e poi si penserà alle classifiche. Sarebbe più logico mantenere le posizioni attuali, la prima promossa e giù scende chi è messo peggio in classifica”.

Con la classifica cristalizzata cosa ne sarebbe del Picerno? “Al momento siamo salvi, sedicesimi con 32 punti, quattordici in più sul penultimo posto”.

Una neopromossa a rappresentare un paese di 6000 abitanti in un girone quasi impossibile, soddisfatto di questa prima stagione? “Tra tante difficoltà ci siamo tolti parecchie soddisfazioni in un girone difficilissimo dove ci sono una decina di squadre che nulla hanno a che vedere con questo campionato. Per noi ancora più difficile perché per tanti mesi abbiamo quasi sempre giocato in trasferta, ci allenavamo a casa ma le partite interne le disputavamo a Potenza”.

Prima di tornare in C hai salutato la Vastese con l’agognata salvezza raggiunta solo nel playout, è stata una stagione complicata? “Quando entri a stagione già iniziata tutto diventa più complicato se non si è in perfetta sintonia con l’allenatore. Papagni è riuscito a centrare l’obiettivo, parliamo di uno che non aveva nulla a che vedere con la D, parlava il suo curriculum”.

Nei giorni scorsi alcuni suoi ex giocatori hanno parlato del suo carattere forte, partiamo da loro, come li scegli? “Più hanno personalità e più sono nelle mie preferenze. Li valuto sotto quel profilo oltre che naturalmente per le qualità tecnico-tattiche. Mi piace lavorare con figure carismatiche, poi a gestirli ci penso io”.

Lo stesso vale per gli allenatori? “Certo, oltre al già citato Papagni basti pensare ai miei rapporti con l’attuale allenatore con cui lavoro, Giacomarro, senza dimenticare Pino Di Meo e Vincenzo Cosco. Con l’allenatore deve esserci simbiosi per costruire qualcosa di importante altrimenti si parte già con fondamenta poco solide”.

Vincenzo Cosco, compagno di squadra prima e scelto poi anche come allenatore. Sul vostro rapporto ci sono pochi segreti, cosa ha rappresentato per te? “Un amico fraterno, assenza ancora incolmabile a distanza di quasi cinque anni dalla sua scomparsa. Come in tutti i rapporti ci sono anche momenti di frizioni, discutemmo quando lui lasciò Val di Sangro per andare a Pagani ma fui uno di quelli che volle al suo fianco prima di salutarci per sempre”.

Dalle prime esperienze come allenatore in Molise alla Pro Vasto, nel 2002 cosa ti spinse ad affidargli la panchina della Pro Vasto? “Conoscevo le sue qualità umane e tecniche, lo presi nella stessa stagione in cui era già stato esonerato a Isernia. Andammo contro il regolamento, in quell’anno Vincenzo fu anche squalificato per dieci giornate e la squalifica partì la domeniche che perdemmo, a Tolentino, lo scontro playoff per salire in C. Fu però una scelta azzeccatissima, tante vittorie nella stagione regolare, con lui raggiunsi un particolare accordo al momento della firma. Veniva pagato solo se la domenica arrivavano i tre punti, 200 euro a vittoria”.

Poi vi siete riscattati nella stagione successiva con il playoff vinto contro il Bojano? “La giusta ricompensa per i tanti sacrifici fatti in quelle due stagioni. Era impensabile non confermare Vincenzo in panchina dopo quanto di ottimo già fatto vedere, salimmo in C prima a Vasto e poi con la Val di Sangro due stagioni dopo”.

Voi due insieme ad alcuni tuoi fedelissimi, fu un dominio? “Sì ma non dimentichiamoci da dove eravamo partiti. Dovevamo giocare in C2, eravamo già in ritiro ma non arrivò il ripescaggio e quasi tutti i giocatori andarono via. Era il 26 agosto e in un giorno ho dovuto ricostruire la rosa quasi da zero potendo contare inizialmente su quelli che non mi tradivano mai”.

Insieme a te in quella stagione un altro vastese protagonista, quanto fu importante Mario Lemme per la Val di Sangro? “Mario aveva già superato i trent’anni ma sapevo che avrebbe potuto darci una grande mano. Scelta azzeccatissima, una decina di gol ma soprattutto l’intesa perfetta con Nunzio Pagano il bomber di quella stagione. Alla firma del contratto inserimmo anche un bonus al raggiungimento del diciottesimo gol, fu pazzesco, toccò quella cifra già alla fine del girone d’andata viaggiando fino al termine della stagione alla media di un gol a partita”.

Restando in tema di attaccanti, a Gela su chi scommettesti contro il parere di molti? “Daniel Ciofani, nel 2007 era fuori rosa a Pescara. Lo presi a gennaio, in C2 fece in quindici partite una decina di gol e da lì in avanti la sua carriera è stata un crescendo arrivando a segnare anche dieci gol in un anno con il Frosinone in Serie A”.

Dai singoli di Val di Sangro e Gela a quelli della Pro Vasto, tantissimi gli attaccanti di qualità portati all’Aragona ma volendo allargare lo sguardo anche sugli altri ruoli chi sono i giocatori che da Vasto in poi sono esplosi? “Riccardo Innocenti e Crocefisso Miglietta. Il bomber romagnolo aveva già segnato prima di vestire il biancorosso ma dopo quella stagione iniziò a fare grandi cose anche tra C1 e C2. Cris arrivava dalla Promozione, fece benissimo con noi in D e poi si è imposto in C giocando tanto anche in B”.

Con la Vastese fino a maggio, hai avuto modo di vederla in qualche occasione nel corso della stagione? “Sì, una rosa forte, si sono svegliati tardi altrimenti avrebbe sicuramente una classifica migliore. Vale Matelica e Campobasso”.

Antonio Del Borrello – antoniodelborrello@vasport.it