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Calcio

Digno: “Ci davano per spacciati, è stata una Pro Vasto straordinaria. Il mio gol a Fano…”

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Il centrocampista lucano, ormai da cinque anni stabile a Genova, ricorda le due stagioni in biancorosso condite dall’indimenticata promozione del 2009

Se pensi a Digno, pensi alla Pro Vasto. Con i se e con i ma non si è mai scritta mezza pagina di storia ma senza il gol del centrocampista lucano in quello storico sabato di Fano oggi la storia biancorossa avrebbe, quasi sicuramente, una pagina incredibile in meno da raccontare.

Sono quegli episodi che cambiano il corso di un’intera stagione, spinta per chi insegue e vuole raggiungere l’impresa, timore per chi pur stando davanti a tutti sa che rischia di trasformare tutto in dramma. La storia è indelebile ma lontana 11 anni fa quando la Pro Vasto riaprì definitivamente la corsa verso al primo posto battendo in trasferta, sabato 28 marzo, la capolista Fano. Un autentico capolavoro, da lì in avanti i biancorossi non si sono più fermati completando l’opera nelle ultime giornate con sorpasso decisivo e vittoria del campionato di Serie D a cui fece seguito anche lo Scudetto. Un ‘doblete’ storico. Quel sabato a cambiare il corso del match e anche della stagione fu un gol al volo di Adamo Digno, centrocampista di Tursi subentrato a venti minuti dalla fine e decisivo con uno dei suoi primi palloni toccati. Poi nel finale ci pensò Ludovisi a chiudere ogni discorso riducendo il distacco in classifica di appena tre punti con ancora sei giornate da giocare.

Dal marzo 2009 all’aprile del 2020, Digno all’epoca nel pieno della maturità calcistica ma oggi, dopo aver festeggiato i 40 anni in campo si diverte ancora. Da calciatore, in Eccellenza ligure con l’Angelo Baiardo, compagine di Genova dove ormai ha messo radici da cinque anni. Un centrocampista che in carriera vanta qualcosa come oltre 300 presenze in D, nelle ultime stagioni tantissime in Eccellenza senza dimenticare l’unica sua annata in C2 sempre con la maglia della Pro Vasto, in quella post promozione.

Adamo Digno, 40 anni compiuti a febbraio e ancora in campo a lottare, cosa ti spinge a vestire ancora i panni del calciatore? “La passione per uno sport che ormai mi accompagna da oltre trent’anni. Difficile staccarsi definitivamente da questo mondo, ho ancora voglia di respirare l’aria dello spogliatoio e battagliare in campo anche se questo potrebbe essere l’ultimo anno da giocatore”.

Poi ti vedremo con giacca e cravatta o preferisci ancora il campo come allenatore? “La seconda ipotesi è quella che cercherò di percorrere anche se so che non è facile. Bisogna lavorare quotidianamente con venti teste diverse, sarà un bel cammino, la mia intenzione è quella di partire, poi vedremo dove riuscirò ad arrivare”.

Ormai dal novembre 2014 stabile in Liguria, come mai questa scelta così lontana dalla tua Basilicata? “Una scelta di cuore, mia madre è originaria di Genova e qui abitava la mia nonna materna, ho deciso di stare più vicino a lei continuando a giocare. Genova mi piace molto, si vive bene”.

Angelo Baiardo, Eccellenza, com’è il calcio in una città dove dominano due squadre in Serie A? “L’Eccellenza ligure è un campionato che stimola parecchio, ottimo livello, forse l’unica mancanza è il calore intorno a queste realtà. La domenica sugli spalti ci sono pochi spettatori ma in campo ci si diverte”.

Ipotesi sul futuro, il racconto del presente ma tuffiamoci nel passato biancorosso, cosa significa per te la Pro Vasto? “I due anni più belli della mia carriera conditi da ricordi indelebili che poterò sempre con me. Quasi 60 partite, la vittoria di un campionato, la salvezza nei professionisti l’anno successivo e soprattutto l’aver condiviso quell’esperienza con compagni di squadra che ancora oggi sono veri amici”.

Campionato vinto nonostante inizialmente su di voi scommettevano in pochi? “Realmente nessuno a parte noi. Ricordo già dai primi giorni di ritiro che per gli addetti ai lavori quella Pro Vasto avrebbe fatto un miracolo se si fosse riuscita a salvare. Quelle chiacchiere ci caricarono sin da subito perché noi allenamento dopo allenamento capivamo di avere tutte le qualità per provare a regalarci una grande gioia”.

C’erano le qualità, quali furono decisive per arrivare fino al primo posto? “In ordine sparso parto da mister Pino Di Meo, un gladiatore con una grinta pazzesca capace di trasmetterla a tutti i giocatori. Due esterni impressionanti come Potenza e Fiore che sulle fasce volavano e un gruppo che in campo dava sempre tutto affrontando ogni match con la cattiveria giusta. In quella stagione anche durante gli allenamenti non esistevano amichevoli, era sempre partita vera”.

Fu decisiva la striscia finale di dieci vittorie consecutive ma in quel sabato di marzo a Fano quanto pesò il tuo gol? “L’unico in maglia biancorossa ma di un’importanza incalcolabile, lì il pareggio a noi serviva a poco, per la svolta definitiva dovevamo vincere. Entrai e feci subito gol, fu il primo vero segnale che la rincorsa verso il primo posto era sempre di più alla nostra portata”.

Prima dell’apoteosi di Tolentino quale altra partita è stata decisiva in quella stagione? “Quella di Campobasso. La stanchezza iniziava a farsi sentire, avevamo delle assenze, non disputammo una grande partita, Gaudino fu protagonista con parate pazzesche, poi il tacco di Avantaggiato e la zampata di Ludovisi confezionarono un gol pesante come un macigno”.

Due domeniche dopo l’opera completata a Tolentino e successivamente lo Scudetto della Serie D conquistato ad Aprilia, una doppietta storica? “La domenica di Tolentino fu davvero da brividi perché arrivata grazie a un’incredibile rimonta. Poi la festa con i tifosi, il rientro in una Vasto colorata a festa, da brividi. Poi la vittoria per lo Scudetto contro il Siracusa, dopo aver vinto contro il Tolentino abbiamo continuato a spingere forte, ci siamo voluti prendere tutto”.

In campo il grosso del lavoro lo avete costruito voi ma quanto è stato importante l’appoggio del pubblico? “Quando parlo della Pro Vasto come esperienza più bella da calciatore lo dico anche perché abbiamo avuto il prezioso appoggio di una piazza calorosa. I vastesi ci hanno saputo trascinare all’Aragona e in trasferta, il calore del pubblico a me dava sempre grande carica in campo”.

Oltre i vastesi nella stagione successiva sei stato uno dei pochi a restare, dall’inizio alla fine, anche in C2, si poteva fare di più? “C’erano tutti i presupposti per arrivare un po’ più in alto ma forse la pancia, dopo le tante vittorie della stagione passata, era un po’ piena e la falsa partenza non ci hanno aiutato. La reputo però anche quella una stagione positiva, ci siamo presi la salvezza senza affanni e soprattutto evitando i playout”.

L’estate scorsa vi siete ritrovati a Vasto per festeggiare i 10 anni dalla vittoria del campionato, è stato bello rivedere i compagni? “Sì, anche se mi è dispiaciuto tanto non poter giocare quella domenica all’Aragona. Con i vari Fiore, Della Penna, Avantaggiato, Soria i contatti sono frequenti perché quando passo da quelle parti la sosta a Vasto è d’obbligo, almeno un paio di volte l’anno”.

Una lunghissima carriera, sempre protagonista in D ma con una sola stagione in C2 proprio a Vasto, hai qualche rimpianto? “Dal vent’enne che ero a Matera al quarantenne che sono oggi a Genova in campo ho sempre ragionato da professionista. Gli anni in cui giocavo in D il livello era altissimo, a parte Vasto ci sono stati due passaggi che forse avrebbero potuto dare un ulteriore accelerata alla mia carriera”.

Li ricordi nitidamente? “La prima occasione arrivò dopo un’amichevole disputata contro la Cremonese quando io giocavo a Matera. A fine partita il presidente dei lombardi chiese informazioni su di me ai miei dirigenti, c’era la possibilità di partire ma il Matera fu irremovibile. Io sarei andato di corsa ma loro mi tennero perché la squadra era stata costruita per salire in C2. Noi quell’anno rimanemmo in D mentre la Cremonese infilò due promozioni consecutive, dalla C2 fino alla B. L’altra riguarda il mio trasferimento a Taranto, ci fu un errore nel mio tesseramento, la società d’Eccellenza laziale non mi svincolò e saltò tutto. I pugliesi vinsero il campionato e io dovetti giocare svogliato per quattro mesi prima di trasferirmi altrove nel mercato dicembrino”.

Antonio Del Borrello – antoniodelborrello@vasport.it