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Calcio

Gaudino: “Pro Vasto? Pelle d’oca. Che domenica a Campobasso…”

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Il portiere di Spoltore decisivo, con le sue parate, nella vittoria del 2009. Vive a Vasto e a inizio marzo è diventato papà del piccolo Kevin

Certe emozioni sono difficili da dimenticare. Possono passare anche decenni ma i ricordi restano, sempre. Nelle vittorie dei campionati quasi sempre si evidenziano i gol degli attaccanti, certo, sono le giocate fondamentali per portare a casa i tre punti ma non da meno sono le parate dei portieri.

Impossibili da dimenticare quelle inanellate da Matteo Gaudino nel 2009 quando, una volta diventato titolare, blindò la porta della Pro Vasto diventando, a tutti gli effetti, uno degli artefici di una promozione arrivata grazie a un’incredibile rimonta. Con lui in porta nessuna sconfitta, solo vittorie mettendo il punto esclamativo su diverse partite. All’epoca ventuno anni ancora da compiere, rimase anche nella stagione successiva prima di salutare la maglia biancorossa restando però legatissimo a Vasto. Qui nel maggio di un anno fa è convogliato a nozze con Luisianna che a inizio marzo ha portato alla luce il piccolo Kevin, primogenito della coppia. Famiglia e lavoro (guardia giurata per una ditta vastese), Matteo ha salutato il calcio giocato prima dei trent’anni, si è tolto più di una soddisfazione tra C e D ma poi ha deciso, nonostante le offerte, di dedicarsi ad altro.

Matteo Gaudino, come stai vivendo questi mesi dominati dal Coronavirus? “Con il lavoro praticamente non mi sono mai fermato. La gioia più grande si chiama Kevin, mia moglie Luisianna lo ha dato alla luce lo scorso 8 marzo all’inizio di questo periodo difficile per tutti. Lei non ha avuto problemi e ora ce lo godiamo in casa, ci sta regalando tanta felicità”.

Marito e papà felice a quasi 32 anni, nel 2009 però eri giovane ma risultasti decisivo per la vittoria del campionato della Pro Vasto, ricordi? “Una stagione fantastica, a ripensarci oggi mi viene ancora la pelle d’oca. Il primo posto con quella rimonta incredibile e poi la vittoria dello scudetto di Serie D, qualcosa di irripetibile”.

Maglia da titolare arrivata proprio nella fase decisiva del campionato, sapevi che sarebbe arrivato il tuo momento? “Per mentalità da quando ho iniziato ad indossare i guanti lavoravo ogni giorno per migliorarmi. Ho sempre creduto nei miei mezzi, puntavo ad arrivare in alto e anche quando non partivo titolare continuavo ad impegnarmi per farmi trovare pronto quando sarebbe dovuto toccare a me”.

Dopo la sconfitta a Trivento mister Di Meo decide di consegnarti la maglia numero uno, dal match contro il Morro d’Oro a Tolentino un filotto di dieci vittorie consecutive, le parate più belle? “Nel big match di Fano ricordo qualche intervento ma a Campobasso fu una domenica perfetta. Eravamo stanchi, tanta fatica per recuperare punti, qualche infortunio, era normale non essere brillanti. Feci tantissime parate, poi il gol di Ludovisi completò l’opera, li capimmo che ce l’avremmo fatta”.

In campo scendevi sempre con la carica giusta, merito di chi? “Come ho già detto, io lavoravo sempre con l’obiettivo di farmi trovare pronto ma in quelle stagioni ho avuto la fortuna di lavorare fianco a fianco con Marco Cervino. Preparatore dei portieri davvero in gamba, riusciva sempre a motivarmi, la domenica avevo una grinta pazzesca”.

Cosa ricordi della domenica a Tolentino? “Sembrava di giocare in casa, i tifosi vastesi ci avevano sostenuto sempre ma quella domenica fu un vero spettacolo, un’onda biancorossa”.

Giusto mix di esperti e giovani, fu quella la chiave del successo? “Eravamo un gran bel gruppo. A partire da Bonfiglio persona grandiosa dentro e fuori dal campo, senza dimenticare i vari Ludovisi, Cioffi e Ferreyra. Presenze preziose per indicare la strada giusta a noi giovani”.

Con la Pro Vasto anche nella stagione successiva in C2, sempre con Di Meo, che allenatore è stato per te? “Un grande motivatore, cercava sempre di spronarci per tirare fuori il meglio da ognuno di noi”.

Salvezza in C2, si poteva fare di più? “Forse sì ma il salto dalla D alla C2 non è mai facile. Dal punto di vista personale lo ricordo con grande positività, ebbi la fortuna di dividere la porta con Luigi Sassanelli, lui esperto e io giovane. Mi diede preziosi consigli”.

Dopo Vasto un altro campionato vinto, di C2, a Latina e poi anche un’esperienza lontano dall’Italia, com’è nata l’avventura in Norvegia? “Tramite mister Pacchiarotti, un procuratore mi propose questa avventura e decisi di accettarla. Lì si gioca in estate, sono stati tre mesi belli, era un campionato di Serie C ma c’era un’organizzazione perfetta, sembrava di giocare in Serie A”.

Hai salutato il calcio giocato a 29 anni, decisione sofferta? “Per chi vive questo mondo da quando è piccolo con il passare del tempo il calcio diventa una droga a cui è difficile rinunciare. Arrivato a un certo punto ho deciso di mettere al primo posto affetti e lavoro, quelli vengono prima di ogni altra cosa anche perché negli ultimi anni, nel mondo del calcio, alcuni episodi e certi personaggi mi avevano fatto arrabbiare parecchio”.

In attesa che tuo figlio Kevin raccolga la tua eredità ti piacerebbe tornare in campo magari anche come preparatore dei portieri? “Nonostante abbia smesso ormai da tre anni continuano a cercarmi società di Eccellenza, Promozione e Prima Categoria. Purtroppo con gli orari di lavoro non è facile incastrare quelli con eventuali allenamenti e partite la domenica. Al primo posto sempre famiglia e lavoro ma se un giorno potrò e mi verrà data l’occasione mi piacerebbe tornare a dare una mano in questo mondo”.

Antonio Del Borrello – antoniodelborrello@vasport.it