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Calcio

Gennaro Esposito: “Penso alla Pro Vasto e ho i brividi. Quella domenica che feci crollare l’Aragona al 92°…”

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Quattordici anni fa arrivava a Vasto in prestito dal Napoli vestendo i panni del 12° uomo decisivo. Oggi segna ancora in D a Giugliano

Esposito a Vasto nel 2005/2006

“Se penso a Vasto e alla Pro Vasto non puoi immaginare quante emozioni affiorino nei miei ricordi, tantissime splendide, alcune non belle ma questa è la vita”. Nell’attuale Vastese gli Esposito in rosa sono addirittura due, il capitano Francesco e il suo vice Vittorio ma riavvolgendo il nastro dei ricordi al 2005/2006 uno che un bel segno lo ha lasciato, nell’allora Pro Vasto, è sicuramente Gennaro Esposito, oggi trentacinquenne che ancora si diverte e soprattutto segna tantissimo in Serie D. Nella passata stagione di gol ne aveva firmati 17, quest’anno (nonostante un infortunio) tra Messina e Giugliano era a un passo dalla doppia cifra.

Parliamo di uno che in carriera ha gonfiato la rete in quasi 200 occasioni tra il centinaio di presenze in C1 e C2, le 250 in D e una sessantina in Eccellenza. Una carriera con i ‘grandi’ ormai prossima ai vent’anni iniziata nel Napoli con il quale ha anche una presenza in B oltre quelle in C1. Da lì tantissime esperienze, sempre condite a suon di gol, compresa quella con la Pro Vasto lontana ormai ben quattordici anni. Il suo nome è legato all’errore dal dischetto dagli undici metri nel ritorno della semifinale playoff ma l’attaccante campano nelle due domeniche precedenti firmò il pari nel match d’andata e nell’ultima giornata di campionato spalancò le porte dei playoff ai biancorossi. Senza dimenticare altri gol pesanti firmati durante una stagione che ancora oggi ricorda con grande affetto. Vive ad Airola insieme a sua moglie Veronica e le tre bimbe Rosa, Giusy e Marisol, in questi giorni, come tutti, non si sta muovendo da casa. Poi spera di tornare in campo il prima possibile, si diverte ancora con il Giuliano e di appendere le scarpette al chiodo non se ne parla.

Gennaro Esposito, a 35 anni ancora protagonista come giocatore, il presente parla del Giugliano, cosa ti spinge a divertirti ancora? “Sono orgoglioso di far parte della famiglia Giugliano, una realtà sana con una storia non banale. Qui per alcuni anni il calcio era solo un ricordo, poi per volere del grande presidente Salvatore Sestile si è riaccesa la passione. Tanti sacrifici ma mai problemi, anche il restyling del campo fortemente voluto dal nostro numero uno che purtroppo qualche mese fa ci ha lasciati dopo aver lottato a lungo contro la malattia. Ecco, noi da ottobre in campo lottiamo soprattutto per lui, più di una partita abbiamo vinto ribaltandola, credo che da lassù ci stia dando ancora una grande mano”.

Si discute tanto sulla ripresa delle attività, pensi che tornerete in campo per completare la stagione? “Rispetto alle settimane scorse ora sono fiducioso anche se in campo dovremo tornare solo quando ci saranno tutte le condizioni necessarie altrimenti è inutile rischiare. I campionati spero finiscano con il verdetto del campo, con il Giugliano siamo terzi in classifica e vorremmo conquistare i playoff”.

Ecco, playoff e Gennaro sono una rima calcistica che rimandano a quattordici anni fa i ricordi biancorossi, cosa ti spinse nell’estate del 2005 ad accettare la chiamata della Pro Vasto? “Di quella splendida annata ho ancora oggi ben impressi tantissimi episodi. A partire da quando l’allora direttore sportivo del Napoli Pierpaolo Marino convocò me e il mio amico Gerardo Schettino, allora entrambi diciannovenni, annunciando la cessione di entrambi alla Pro Vasto. Aereo pronto da Capodichino per firmare tutte le carte a Milano e poi viaggio per iniziare l’avventura in biancorosso”.

Pur arrivando da una società importante a Vasto non avevi il posto garantito ma quando venivi chiamato in causa rispondevi sempre presente? “Nel 4231 di mister Pierini davanti eravamo in tanti a giocarci il posto eccetto Daniele Morante che era un faro insostituibile. Io mi allenavo sodo durante tutta la settimana, poi cercavo sempre di far parlare il campo con l’obiettivo di farmi trovare sempre pronto e cercare di segnare più gol possibili”.

I tuoi gol sempre pesanti ma le voci raccontano che la panchina scottava sempre di più e nel mercato invernale avresti potuto cambiare aria, fantasie? “Non del tutto, stavo pensando al da farsi in quei giorni ma la svolta arrivò nella trasferta di Vittoria. Partii ancora dalla panchina ma buttato nella mischia firmai il gol vittoria e da lì decisi che Vasto era la piazza che faceva per me anche perché sentivo sempre più fiducia”.

Alcuni tuoi ex compagni raccontano l’unità di quel gruppo dentro e fuori dal campo, voi giovani come vi sentivate in quell’anno? “Anno più, anno meno, eravamo tutti coetanei, a Vasto posso dire che molti di noi da ragazzi promettenti sono diventati calciatori, ecco perché lo ritengo uno degli anni più belli della mia ventennale carriera. Una squadra compatta come poche altre, i giovani sempre attenti e guidati dai quei quattro senior fondamentali per la nostra crescita”.

Esposito segna ancora in Serie D

Tra questi non mancano i ricordi legati a Pino Di Meo, uno come lui quanto pesava nello spogliatoio? “Mamma mia, sui ricordi di Pino potremmo stare qui a chiacchierare ore. Uno stimolo continuo per noi giovani, potrei raccontare tanti aneddoti ma su tutti penso a quando ci costrinse a fare la doccia ghiacciata quando fuori Vasto era ricoperta di neve. Un motivo per farci stare sempre sul pezzo, quel gruppo non mollava mai perché i grandi tenevano sempre alta la soglia dell’attenzione”.

In quella stagione il mercato invernale vide la Pro Vasto salutare alcuni pezzi importanti ma? “Vero, andarono via gente come Prosperi, Maccagnan e Picci, in entrata non arrivarono grandi nomi ma a noi importò poco. Anzi, fu un ulteriore stimolo a fare ancora meglio e in quel girone di ritorno facemmo anche più punti del super Gallipoli”

Proprio in terra salentina una delle partite più belle di quel ritorno? “Il ‘Bianco’ di Gallipoli era imbattuto da ben cinque anni, i giallorossi in quegli anni erano una macchina perfetta. Noi quella domenica più di loro, tre quarti di match da favola, zero errori e con davanti un Morante letteralmente immarcabile. Due gol suoi più Schettino, avanti di tre gol fino a cinque minuti dal novantesimo, una splendida impresa”.

Marcia pazzesca fino all’ultima giornata, le istantanee del match contro il Marcianise? “La ricordo come se l’avessi giocata ieri. Il pari ci bastava per accedere ai playoff obiettivo impronosticabile a inizio stagione. Io parto ancora dalla panchina, loro senza obiettivi ma avanti di due gol già dopo dieci minuti. Silenzio tombale allo stadio e mister Pierini mi dice di iniziarmi a scaldare già dopo un quarto d’ora. Entro a inizio ripresa con un solo gol da recuperare, ci proviamo in tutti i modi fino all’ultima azione. Marconato la appoggia a Di Meo, da un suo lancio la sfera capita dalle mie parti, la prima conclusione è respinta, la seconda no, palla in rete e non ci ho capito più nulla. L’Aragona che a momenti crollava, la Curva D’Avalos impazzita e tutti i miei compagni ad abbracciarmi. In quel gol erano racchiusi i sacrifici miei e dei miei compagni di una lunga stagione”.

Poi i centottanta minuti con il Rende nella semifinale playoff, per te una domenica da umori contrapposti? “A Vasto in assoluto la più bella in campo ma anche la più difficile dopo il fischio finale. Parto dal primo minuto, maglia numero 7, oltre al gol del definitivo 1 a 1 nel complesso la mia miglior prestazione della stagione. Sugli spalti la mia famiglia era sempre presente, prima della partita nessuno mi aveva avvisato ma quando andai a salutare i miei parenti mi comunicarono che papà era stato colpito da un infarto. Dalla gioia al dramma in pochissimi secondi, non fu per niente facile”.

Una settimana dopo ritorno decisivo per accedere alla finale ma dopo i due precedenti gol decisivi l’amaro errore dagli undici metri, fu un peso? “Nessuna giustificazione, rigore a parte in campo non c’ero, la partita più brutta giocata da me con la Pro Vasto ma la mia settimana era stata pesante a causa delle condizioni di mio padre. Per fortuna però lo splendido pubblico vastese mi fece sentire un uomo vero oltre che un calciatore”.

Come ti salutarono alla fine della partita? “Sbagliare un rigore in una semifinale playoff è una macchia che rischia di portarti incontro a fischi e brutti epiteti. Altra pasta i vastesi, non mi fecero sentire il peso di quell’errore, anzi mi incitarono come non mai e oggi a distanza di quattordici anni se penso a quel momento ho ancora i brividi”.

Nove gol in campionato e uno nei playoff, dieci totali, come tornasti a Napoli? “In realtà ero andato via facendo una scommessa con il ds Marino, avessi segnato dieci gol a Vasto lui mi avrebbe dovuto tenere di nuovo con la prima squadra. Inizialmente ci provai ma poi decisi di andare a Benevento dove, mio malgrado, persi la finale playoff”.

Riassumendo quell’annata Vasto e la Pro Vasto oggi cosa rappresentano per te? “Per me è stato amore a prima vista e ancora oggi sono innamorato di Vasto. Se parlo di brividi dopo tutti questi anni è perché mai come allora ho sentito grande affetto e vicinanza da parte di tutti. Non nego che mi sarebbe piaciuto tornare ancora per continuare a divertirmi e divertire con la maglia biancorossa, non ho mai ricevuto una chiamata ma non importa. La Pro Vasto e i vastesi sono un pezzo del mio cuore”.

Antonio Del Borrello – antoniodelborrello@vasport.it