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I viaggi di…Roberto! Nona tappa

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In questa nona tappa ci trasferiamo ad est, al di là dell’Adriatico per parlare della costa della ex-Yugoslavia, che negli anni novanta si è dissolta per formare sei stati molto diversi fra loro, ad un estremo la Macedonia, per certi versi simile alla confinante Albania, all’altro estremo la Slovenia che in qualche misura si può assimilare alla vicina Austria. Fra queste è la Croazia ad avere il rapporto più stretto con il mare perché è la nazione che di gran lunga ha la maggiore estensione costiera: 5800 km su una superficie di soli 56000 km quadrati, pari a meno di un quinto dell’Italia. Questi numeri sorprendenti sono dovuti anche alle infinite isole e isolette che punteggiano l’orizzonte, in pratica il mare aperto come lo vediamo noi da questa parte dell’Adriatico non esiste sulla sponda croata, c’è sempre qualche isola davanti, tanto che in alcuni tratti il mare assomiglia ad un lago.

A mio avviso, se da un lato si può dire che la strada litoranea è tutta bella, però è la parte più verso sud, quella fra Spalato e Dubrovnik a potersi definire spettacolare. Forse perché le montagne che a nord sono più arretrate in questa parte si affacciano letteralmente sul mare per creare uno scenario da cui è difficile distogliere lo sguardo.

Sulla riviera di Makarska c’è una strada che sale e si addentra nel parco naturale del Biokovo, parte dalla litoranea ed arriva ai 1762 metri della cima, chiamata Sveti Jure (San Giorgio). Salendo si vedono tutte le isole antistanti, in primis Brac e Hvar, e dalla vetta nelle giornate particolarmente terse si riesce a vedere anche il Gargano, situato di fronte. Ricordo che quando ci sono salito, nonostante fosse primavera inoltrata, nella parte finale c’era la neve. Essendo il versante su cui si sale rivolto ad ovest, fino al tramonto ci batte il sole, ma negli ultimi duecento metri la strada gira dietro la montagna ed è all’ombra, tanto che la temperatura crolla in maniera sorprendente. Non è stato facile superare la lastra di ghiaccio estremamente scivolosa per arrivare nel punto più alto

Più a sud è impossibile non citare “la perla dell’Adriatico” la città di mare per me più bella di tutta la costa da Trieste fino alla Grecia, che è Dubrovnik, la antica Ragusa. La città vecchia, contornata dalle antiche mura, percorribili e perfettamente conservate, è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. A riguardo una piccola considerazione: Dubrovnik deve il suo assetto urbanistico alla ricostruzione avvenuta dopo un terremoto che nel 1667 la rase parzialmente al suolo, in pratica la ricostruirono più bella di prima. Ho letto tante volte di città che devono la loro bellezza alla ricostruzione dopo un terremoto. Non si può dire lo stesso oggi. Ci sono stato tante volte ed ogni volta che ci torno mi sorprende.

Ancora più a sud, quindi nel Montenegro c’è un altro sito Patrimonio dell’Umanità ed è Cattaro, Kotor nella lingua slava. Anche questa antica città, come Ragusa, è appartenuta alla Repubblica di Venezia, però per un periodo ben maggiore, per quasi quattro secoli, e l’impronta veneziana nell’architettura della città vecchia è molto forte. Ma la particolarità del luogo non si esaurisce certo con la città che è stata edificata nella parte più riparata dal mare aperto, al fondo dell’ultima delle tre insenature che nel loro insieme sono conosciute come Bocche di Cattaro. Il termine “bocche” è riferito agli stretti passaggi di mare esistenti fra i fiordi, fra i quali il più stretto è largo meno di 300 metri. Per gli antichi la presenza di bracci di mare così riparati era sempre la condizione ottimale per la realizzazione di un porto, e di conseguenza di una città

Anche in questo caso c’è una strada che si inerpica sulla montagna e garantisce vedute indimenticabili sugli specchi di mare dalla complessa conformazione che percorsi in basso, sulla strada che li costeggia, disorientano, perché alla fine non sai più dov’è il mare aperto, che scompare alla vista. La salita parte dalla città di Cattaro e con una serie di 25 tornanti vertiginosi arriva a superare i 1000 metri, fu costruita dagli austriaci alla fine dell’800. Io pur essendo già stato a Cattaro più di una volta non la conoscevo e l’ho scoperta per caso provenendo delle alture dell’interno e facendola in discesa. Non dimenticherò mai la vista che all’improvviso si è aperta sotto di me.

E siamo dunque arrivati alla fine di questa nona tappa. Vi aspettiamo, come di consueto, lunedì prossimo per un nuovo ed avvincente viaggio sulla bici di Roberto Falliva, il ciclo-turista di Scerni.

redazione@vasport.it

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