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I viaggi di… Roberto! Quarta tappa

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Continuiamo con il giro sulle coste delle Mediterraneo tramite le esperienze di Roberto Falliva. Il biker scernese che in più tappe ha girato e percorso migliaia di Km dal Portogallo alla Turcia. Oggi ripartiamo da dove ci siamo fermati la scorsa settimana, ovvero Gibilterra.

Fra Gibilterra e Malaga c’è un tratto di 150 km di litorale profondamente trasformato dall’industria turistica dove, come sempre si verifica in questi casi, l’urbanizzazione ha prodotto una notevole cementificazione. Per visitare la vera Andalusia bisogna lasciare il mare e dirigersi all’interno, cosa che ho fatto anch’io, deviando anche dal mio obiettivo principale che era quello di percorrere la costa, dove comunque ho fatto ritorno finito il giro all’interno. Valeva la pena perché ci sono dei posti straordinari. Uno fra questi è senza dubbio il Caminito del Rey, un percorso a piedi sospeso sulle pareti verticali di roccia all’interno di un canyon chiamato Desfiladero de las Gaitanes, alto fino a 700 metri. Fino a qualche anno fa veniva definito come “il percorso più pericoloso del mondo” per via dei numerosi incidenti mortali che si sono verificati lungo il suo tragitto. In realtà era vietato perché le passerelle erano parzialmente crollate, ma molti ci andavano ugualmente sfidando il pericolo. Nel 2015 è stato aperto al pubblico dopo la costruzione di una nuova passerella. È lungo circa 7 km di cui 3 sono sul fianco della roccia con un camminamento sospeso nel vuoto. Per me è stata un’esperienza fantastica, certamente non adatta a chi soffre di vertigini.

Un’altro luogo che mi ha colpito parecchio, che non conoscevo pur essendo già stato nella zona diversi anni prima, quando non c’era internet e ci si documentava con le guide turistiche classiche, è un paese che si chiama Setenil de las Botegas. Abitato fino dalla preistoria, sembra uscito da un libro di fiabe per quanto è singolare. La sua particolarità è che si può considerare una simbiosi fra uomo e roccia. In alcune vie le case sono letteralmente inghiottite dalla pietra che le sovrasta come uno tsunami immobile, ma comunque minaccioso. È costruito su più livelli, con le case costruite sopra la roccia che sovrastano quasi inconsapevolmente le abitazioni costruite più in basso dentro la roccia. Una cosa che hanno in comune questi insediamenti, penso a Matera o ai paesi della Cappadocia in Turchia, è che sono antichissimi, risalgono cioè ad epoche in cui l’uomo considerava le architetture costruite dalla natura come un ottimo riparo dalle intemperi.

Infine per rimanere nell’ambito dei posti non situati sulla costa ci tenevo a raccontare l’ascesa in bici al Pico del Veleta, che è una montagna della Sierra Nevada alta 3.392 metri, che rappresenta la terza cima più alta della penisola iberica. La cosa assolutamente insolita è che c’è una strada, che è la più alta d’Europa, che arriva praticamente sulla cima della montagna! Esattamente a 3.367 metri, con gli ultimi metri di ascesa da percorrere a piedi sulla roccia. Avevo sentito parlare di questa strada da una coppia di signori di Cuneo appassionati di bici che ho conosciuto nientemeno che a Machu Picchu in Peru, ricordo che pensai che ci sarei andato, e così è stato. Sono partito dalla splendida Granada, da cui la cima del Pico del Veleta dista 50 km. Fino ai 2500 metri di altitudine ricordo di non aver sentito minimamente la fatica, anche perché per la prima volta non avevo i bagagli sulla bici, ma più salivo e più sentivo la stanchezza. Dopo i tremila metri, credo a causa della carenza di ossigeno, le energie sono finite di colpo. Non potevo certo tornare indietro però, ormai ero vicino alla vetta, così ogni tanto scendevo per riprendere fiato e ripartire. Alla fine ce l’ho fatta, anche se è stato il giorno che ho sofferto di più da quando vado in bici.

Ed anche per questa puntata è davvero tutto. Vi aspettiamo lunedì prossimo per nuovi ed emozionanti racconti in bicicletta.

redazione@vasport.it