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Fatti e personaggi del 2019

Il Collare d’Oro ed un Museo nel 2019 di Rocky Mattioli

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Uno dei più grandi atleti nella storia d’Abruzzo vede celebrata la sua grande carriera

In Italia c’è un solo luogo, ormai per tutti “La Terra dei Campioni”, che può fregiarsi di due iridati della boxe: Ripa Teatina. Di Rocky Marciano, nato negli States da papà originario del paese sulle colline di Chieti, si conosce tutto: è il più forte peso massimo della storia della disciplina. Meno noto alla grande massa Rocky Mattioli, nato proprio a Ripa Teatina ma campione del mondo tra il 1977 e il 1979 dei superwelter WBC.

Eppure è stato atleta capace di scrivere la storia, una storia che nel 2019 si è arricchita di due nuovi capitoli che lo portano ancora di più nella leggenda del pugilato.

Il pugile di Ripa Teatina, infatti, a fine 2019 ha ricevuto il “Collare d’Oro” del Coni al merito sportivo, vale a dire la massima tra le onorificenze che il Comitato Olimpico nostrano può assegnare. La cerimonia si è tenuta nei giorni scorsi a Roma, alla presenza del premier Giuseppe Conte, del Ministro per le politiche giovanili e per lo Sport, Vincenzo Spadafora, del numero 1 del Coni Giovanni Malagò, e del presidente del Comitato Italiano Paralimpico, Luca Pancalli, ed onora la carriera di uno degli sportivi abruzzesi più vincenti di sempre.

Nella leggenda della boxe, ad esempio, resteranno indelebili il ricordo del grande match del 14 maggio 1978, quando a Pescara pose fine alla carriera dell’ex campione del mondo Josè Duran, per KO alla quinta ripresa, o del grande incontro del 1976, a Milano, quando costrinse al pareggio Bruno Arcari dopo dodici anni di vittorie ininterrotte. L’apice, chiaramente, il 6 agosto 1977 a Berlino, contro l’idolo di casa Eckhard Dagge, detentore del titolo iridato dei superwelter. «Non aveva fatto i conti con la mia enorme voglia di vincere», ha raccontato di recente Mattioli. «Presi via via il comando dell’incontro per poi sferrare, alla quinta ripresa, un micidiale uno-due al volto. Dagge finì al tappeto, io stringevo tra le mani la corona di campione del mondo. Una emozione pari solo a quella provata, nei giorni successivi, in occasione del ritorno, dopo tanti anni, a Ripa Teatina».  Già, la sua Ripa, il luogo che ha lasciato da giovanissimo per trasferirsi in Australia. Dall’altra parte del mondo partì la sua scalata al Gotha della boxe.

E proprio nella sua Ripa Teatina, dove aspira a tornare a vivere, adesso all’Antico Convento Francescano c’è anche una museo a lui dedicato – fortemente voluto dal sindaco Rucci, dall’assessore Palladinetti e da tutta la comunità – dove si possono ammirare i cimeli della lunga e folgorante carriera. E’ stato inaugurato il luglio scorso nell’ambito del Festival Rocky Marciano. «Nel visitare la mostra-museo mi sono davvero emozionato. Pensare che diversi turisti, in uno splendido paese situato tra mare e montagna, hanno modo di ripercorrere la mia carriera mi rende davvero felice», ha raccontato Rocky, che oggi lavora come istruttore in una nota palestra milanese ma che ogni estate non vede l’ora di riabbracciare i suoi amici abruzzesi «Ho modo di preparare giovani avviati all’agonismo. Ma penso sempre al momento in cui tornerò a Ripa per trascorrere gli ultimi anni della mia vita». Il suo primo ritorno in Abruzzo, ormai lontano decenni, fu proprio dopo essersi messo alla vita la cintura di pugile più forte del mondo. «Mi trovavo su un’auto scoperta. Lungo il tragitto e sui balconi era assiepata una multitudine di persone in un autentico delirio che mi commosse. Lo racconto per l’ennesima volta ed avverto i brividi di sempre», ha ricordato a luglio. Oggi ha due ricordi in più da raccontare: il Museo a lui dedicato (visitabile su prenotazione contattando il Comune) ed il Collare d’Oro.

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