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Calcio

Il tonfo con il Lanciano e la necessità di una prospettiva

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Perdere in casa 3-1 un derby e per giunta con il Lanciano è amaro da commentare. Ci provo, cercando di essere obiettivo nelle valutazioni.

Di solito vince la squadra più forte. Così si dice e così è stato, senza giri di parole. Gli ospiti hanno mostrato una superiorità tecnica, frenata nel secondo tempo solo dalla forte volontà dei locali di non sfigurare. Certo, l’arbitro Pasquale Caldarulo di Bari, più adatto a dirigere partite dell’Under 16 che dell’Eccellenza, ha lasciato molto a desiderare. Ma questa non vuol e non può essere una giustificazione. Gli ospiti hanno meritato il successo perché sono più squadra, capaci di metterci in difficoltà sulle fasce e molto aggressivi quando la Pro Vasto cercava di superare la metà campo. Il raddoppio della marcatura ed il muro rossonero eretto a centrocampo hanno fortemente limitato la reazione biancorossa dopo i tre gol subiti nel primo tempo. È vero, incassare un gol a freddo dopo appena due minuti di gioco, taglia le gambe, ma è altrettanto vero che a livello di costruzione del gioco, mai i vastesi, salvo una traversa colpita sugli sviluppi di un calcio di punizione, si sono resi pericolosi nel primo tempo.

Nella prima frazione di gioco, colpa anche di alcuni errori a centrocampo dei locali, il Lanciano si è subito ritrovato sul 2-0. Dubbio il rigore a fine primo tempo, quando pochi minuti prima l’arbitro aveva negato un rigore sacrosanto ai padroni di casa. Nella ripresa il Lanciano si è solo preoccupato di controllare il risultato. E la Pro Vasto ha saputo accorciare le distanze con un gol spettacolare di Emane in rovesciata. Ma come accade sempre, i gol dei biancorossi sono il frutto di eventi più causali che organizzati, o sugli sviluppi di calci piazzati o su verticalizzazioni in velocità. Una squadra che gioca senza regista e senza un centrocampo che non produce gioco non ha alternative.

Avevamo detto che dopo gli ultimi derbies avremmo avuto la percezione della vera dimensione della squadra. E la triste realtà emersa è che questa compagine non potrà che disputare un campionato di mezza classifica, alternando alti e bassi. Nessuna illusione di vertice. Manca il centrocampo. E la difesa, che è stata il punto di forza della prima parte di campionato, causa assenze e rimaneggiamenti forzati o causati non garantisce più la solidità che necessita contro attacchi di spessore. Insomma, pur con l’amaro in bocca prepariamoci a dover affrontare i prossimi impegni senza grandi aspettative, solo con la consapevolezza che chi andrà in campo darà l’anima. I ragazzi lo hanno dimostrato contro il Lanciano, nel secondo tempo.

Digerire le due sconfitte casalinghe consecutive contro San Salvo e Lanciano è dura, ma quest’anno va così.

La società, quella attuale, va a piccoli passi, come è giusto che sia. Per sognare in grande ci vuole chi può e vuole investire per avere un ritorno di immagine. In questo momento Vasto offre poco e quel poco che offre cerchiamo di non farlo scappare. L’importante è avere la consapevolezza che la tifoseria vastese non può rimanere in questa dimensione, che non è la sua. Per questo motivo c’è bisogno di allargare gli orizzonti, di lavorare perché la società diventi più ampia, ma per fare questo l’Amministrazione comunale deve fare di più. Molto di più. Oggi, ci sono strumenti che consentono di contemperare le esigenze del pubblico e le legittime aspettative di un privato. Prima era più difficile, ma le cose si facevano. Spesso oltre i limiti propri di un’Amministrazione comunale. C’era un interesse emozionale, amministrativo, strategico, politico, culturale e sociale nell’accompagnare, passo dopo passo, la società biancorossa. Adesso non è così. Si pensa solo a lucrare qualche voto alle comunali tra i tifosi. Una pratica che ben conosciamo e che ci ha ridotti in queste condizioni. La verità è che se vuoi fare calcio devi innanzitutto crederci, investirci, lavorarci, mettendo in piedi un progetto che non sia la semplice richiesta ad un imprenditore amico di garantire un contributo di 5, 10 mila euro alla società.

C’è bisogno di una prospettiva, di una visione. Non basta dire: faremo lo stadio qui o lì! No. Bisogna dire con chiarezza, senza illudere nessuno con proclami che francamente hanno deluso ed allontanato la tifoseria vastese dallo stadio, quale prospettiva si può costruire e concretizzare attorno ad un nuovo stadio, dove localizzarlo, con quali risorse, con quali strumenti, con chi e, soprattutto, quando! Sapete quante persone hanno assistito ieri al derby contro il Lanciano? Meno di 500 spettatori. Roba da prima categoria. Ma la colpa non è dei tifosi. I sostenitori locali sono disamorati, stanchi delle pessime figure, dei 5 gol in casa rimediati con il Mosciano, non me ne voglia il Mosciano. Ed è un miracolo che c’è ancora chi per questa città e per questa maglia continua ad animare gli spalti dell’Aragona.

La tifoseria vastese merita rispetto. Vuole un progetto serio, magari da costruire, ma deve essere serio e concreto. Solo così Vasto potrà tornare a recitare un ruolo di primo, piano nel panorama calcistico regionale.

Nicola Del Prete

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