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Calcio

La Vastese deve decidere cosa vuol fare da grande

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Dopo un’affannosa vittoria di campionato ed una prima in serie D a doppia facciata, tra rimpianti e tanta noia, la Vastese ora deve cominciare a mettere punti fermi sul suo cammino. Il Presidente Franco Bolami lo dice, lo fa intendere, poi nei fatti pare si viaggi a fari spenti. Gli obiettivi di cui si è parlato finora ci portano dalla possibilità sfumata di allacciare rapporti con un club di serie A ad un profilo di primo piano che reca il nome dell’ottimo Ottavio Palladini in panchina. In mezzo, a mordere la ruota, una terza opzione. La solita casereccia, fatta di trame che non piacciono nemmeno a tutti i dirigenti. Ora pare sia il momento di Ciccio Micciola nelle vesti di direttore sportivo e proprio oggi potrebbe esserci l’annuncio ufficiale. L’ex attaccante della Juve Stabia (tra le tante) ha lavorato bene a San Nicolò, in una piccola società ambiziosa, fatta di dirigenti appassionati e caparbi. Un po’ fumantini, caciaroni, ma competenti. Un profilo che in parte assomiglia alla dirigenza biancorossa, dove manca per ora quella competenza che si acquisisce negli anni. Una dirigenza che va tuttavia ringraziata per il lavoro svolto finora e per la volontà di guardare al calcio in prospettiva futura, almeno nelle intenzioni. Si passasse ai fatti, sarebbe meglio. Il settore giovanile va creato di sana pianta, affidandosi a gente esperta e conosciuta, a gente di calcio, che intende fare sacrifici per amor di pallone e non di vetrina. Donato Anzivino ha detto no, per fortuna. Chissà se non ha ravvisato le condizioni per lavorare come vorrebbe o sapendo di cosa si tratta, di quale gravoso impegno lo attenderebbe, non se l’è sentita. Il profilo tecnico sarebbe quello giusto, è l’aspetto caratteriale che secondo noi cozza con la comunicazione giovanile. Uno che andava a letto prima di Carosello per fare una vita da professionista esemplare, farebbe fatica a gestire ragazzi che si presentano alla partenza per la partita uscendo direttamente dalla discoteca. Ci si augura che che non accada come per la prima squadra, che non si passi da un nome top a un nome flop. Ci vuole gente di settore. Dietro il successo dell’Ascoli in serie B, capace di salvarsi alla fine, ma con una squadra giovanissima, non molti sanno che c’è lui, il mago Cetteo Di Mascio. Da tre anni lavora in bianconero, se poi vengono fuori Orsolini, Favilli e Cassata che spingono l’Italia Under 20 tra le prima quattro al mondo (per ora), non c’è da meravigliarsi. Si spendesse qualche euro in più per il settore giovanile fatto bene e qualche euro in meno per una tranquilla salvezza in serie D, in simbiosi. Magari affidandosi ad un tecnico che predilige lavorare con i ragazzi, che ami il bel calcio, che faccia divertire. Rimuginare, tornare sui propri passi, riaffidarsi a tipi di gestione che non collimano con un programma armonioso sarebbe un errore doppio. Le due dimensioni devono viaggiare insieme. Di allenatori che possono fare al caso, locali, ce ne sono. Bisogna tirare dentro gente come Mario Lemme e Fiorenzo D’Ainzara, gente per cui il ragazzino andrebbe di corsa alla Vastese perchè lì avrebbero l’allenatore che ha giocato in seire A. Non Ciccio Pasticcio da Gessopalena, con tutto il rispetto per il paesino. Ci mancherebbe! Ma ce ne sono anche altri che non hanno giocato in serie A, in possesso di doti e voglia per far decollare una volta per tutte il settore giovanile della Vastese calcio. Per vincere una scommessa con cui ci si riempie soltanto la bocca, poi nessuno ci mette seriamente mano, ma serve uno all’altezza di supervisionare. Insomma, al terzo anno, che sempre numero perfetto è, la Vastese deve capire cosa vuol fare da grande. E programmare. Le due scelte devono camminare insieme, di pari passo. Vanno sostenute da risorse umane disposte a fare sacrifici per passione e da un progetto comune. Un discorso serio avvicinerebbe nuovi imprenditori che sposerebbero la causa, non la possibilità di far giocare un ragazzo o di portare un allenatore. Questa è spazzatura, non è calcio.

Non c’è meta senza percorso, e quando c’è, dietro di solito trovi un dirupo. Quando è troppo tardi…

Gabriele Cerulli