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Calcio

Maurizio Natali: “Biagianti e Cazzola regali incredibili. Avevo preso Antenucci. Quella Pro Vasto valeva la C1”

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L’ex direttore sportivo ferrarese, oggi commentatore e opinionista per le tv emiliane, ripercorre gli anni vissuti con la Pro Vasto

Un fiume di aneddoti, un oceano di ricordi. Ormai sono passati dieci anni da quando Maurizio Natali ha salutato la Pro Vasto ma di quelle tre stagioni (e un po’) ricorda tutto a meraviglia, come se fossero passati giorni e non tanti anni.

“Se hai del tempo da dedicarmi te ne racconto parecchie”, una chiacchierata telefonica lunga quasi un’ora ripercorrendo la sua esperienza, in diverse vesti, biancorossa divisa in due: la prima dal 2004 quasi fino alla fine del 2006, l’altra dalla fine del 2009 arrivando al giugno del 2010. Direttore generale, segretario generale e soprattutto direttore sportivo, a Vasto ha ricoperto questi tre ruoli ma oggi il calcio lo osserva da un’altra prospettiva. Soprattutto la Spal, la squadra della sua Ferrara in lotta per la salvezza prima dello stop a causa dell’emergenza Coronavirus. Commentatore e opinionista per una tv ferrarese ma ancora oggi, quando ha tempo, si muove per godersi anche altre partite tra Serie B e altre categorie.

Maurizio Natali, siamo tutti a casa in questi giorni, ormai da anni segui da vicino la Serie A grazie alla Spal, si tornerà in campo ad alti livelli per completare la stagione? “Sono giorni difficili ma credo che anche se tra mille problematiche Serie A e anche B dovranno chiudere la stagione tornando in campo. Bisogna andare avanti, cercando di comprimere due stagioni in pochi mesi facendo disputare l’ultima parte di questa stagione con tanti turni infrasettimanali”.

Dalla Serie A di oggi alla sua prima esperienza con la Pro Vasto nel lontano 2004, cosa ricordi? “Arrivai come direttore generale per volere di Luca Evangelisti e il mio grande amico Giuliano Fiorini arrivati prima di me con Malavolta. Erano gli anni di Litterio, Moscato e Crisci ma quell’inizio fu particolare e difficile da dimenticare. La Pro Vasto disputò la prima giornata in Serie D con tanti giovani della juniores, poi alla seconda fu ripescata in C2 e in fretta e furia costruimmo una squadra all’altezza della categoria”.

Quella stagione si concluse al nono posto ma per come eravate partiti fu un risultato soddisfacente? “Con quell’organico se fossimo partiti tutti insieme, o quasi, dal primo giorno di ritiro estivo ci saremmo giocati fino alla fine le nostre chance per volare in C1, avevamo tutte le carte in regola. Ricordate che nomi? Senza elencarli tutti, c’erano Marconato, Di Meo, Bruno, Cazzola, Bonomi e Parente”.

Ecco, iniziamo a ragionare sui singoli, arrivò all’Aragona a 34 anni ma com’era Pietro Parente? “Un pazzo scatenato ma con infinito talento. 7 gol in 10 partite, un fenomeno. L’ho rivisto qualche anno fa a Modena alle finali del campionato Primavera, è ancora nel mondo del calcio, lavora per diventare procuratore”.

Da un esperto che scese da categorie importanti a quel Riccardo Cazzola visto all’opera in biancorosso in un centinaio di partite e arrivato a conquistarne altrettante tra A e B, come arrivò a Vasto? “A distanza di anni si può parlare di un vero e proprio regalo, il Perugia di Gaucci allora dopo averlo ripreso dal prestito dalla Sambenedettese su di lui puntava poco. Lo pagammo poco più di 5000 euro e poi divenne tutto nostro perché nell’estate del 2005 i perugini fallirono. Riccardo a 20 anni aveva già una grande struttura fisica e già con la testa da grande professionista, con il passare degli anni ha migliorato altri particolari arrivando con pieno merito ad alti livelli”.

Cazzola c’era anche l’anno successivo quando in mediana formò una super cerniera con Marco Biagianti, da dove partì l’intuizione di portarlo in biancorosso? “In questa storia ci sono tante storie da raccontare. Divenni direttore sportivo della Pro Vasto quell’estate dopo la scomparsa del mai dimenticato Giuliano Fiorini. In pochi giorni, prima dal vivo in un Chieti Spal e poi in un posticipo serale del lunedì in tv, Chieti-Pisa, ammirai le giocate di questo giovane centrocampista. Mai pensavo di arrivare a lui, era di proprietà della Fiorentina, in quegli anni lì il direttore era Corvino con il quale c’era un ottimo rapporto. Me lo propose e io rimasi sorpreso perché uno come Marco meritava altro rispetto alla nostra C2. Andai a Firenze per approfondire la questione, capii che i viola non volevano investirci soldi e me lo regalarono, lo presi a costo zero. Un’operazione pazzesca, 3 anni di contratto per lui che confermò tutte le sue qualità, aveva vent’anni ma in campo sembrava un veterano. Arrivammo i playoff dove lui non giocò il ritorno a causa dell’espulsione presa all’andata. Il resto è storia, tanta Serie A, la B e anche la convocazione in Nazionale con Lippi. Con Marco mi sento spesso ancora oggi”.

Non solo Biagianti e Cazzola ma in quegli anni furono tanti i giocatori andati in categorie più nobili, come andò per il trasferimento di Marconato ad Arezzo? “Alla fine dell’estate del 2006 con la dirigenza vastese non ci eravamo più sentiti e mi sentivo libero di pensare ad altre offerte. Un giorno ero in Calabria per le vacanze e mi chiamò il presidente Crisci perché voleva continuare il rapporto e all’inizio di quella stessa stagione sfiorammo l’impresa in Coppa Italia sfidando al “Granillo” la Reggina che giocava in A. Anche lì Massimo fece vedere tutto il suo potenziale, sugli spalti c’era l’allora direttore sportivo dell’Arezzo Pieroni che mi chiamò dicendomi: “Questo lo prendo io in B”. Non partecipai alla trattativa ma penso che anche lì la Pro Vasto incassò bene. Ah, in quella stagione 2006/2007 arrivò il mio divorzio dai biancorossi, molto prima del mercato invernale”.

Marconato a 42 anni si diverte ancora in Eccellenza e ironia della sorte a metà gennaio ha sfidato a distanza, nel match Vasto Marina-Sambuceto, un altro ex biancorosso come Simone Vitale, all’epoca altro giovane di belle speranze? “Poco più che ventenne già aveva 60 partite in C2. Simone aveva tutte le carte in regola per ripercorrere le orme di Biagianti e Cazzola, un piede sopraffino, corsa e mezzi atletici impressionanti ma non sono bastati per arrivare in alto, avrà sicuramente qualche rimpianto”.

Davanti inizialmente all’inizio della stagione 2005/2006 aveva Fabio Prosperi, un altro che deve dire grazie alla Pro Vasto? “Per fortuna in panchina c’era Danilo Pierini, si accorse subito che Vitale non poteva restare in panchina e decise di accentrare Prosperi. Dalla sua cessione al Taranto la Pro Vasto prese altri soldi e lui riuscì anche a togliersi lo sfizio di giocare in B a Frosinone”.

Portiere, difensori, centrocampisti e attaccanti, Morante ci ha raccontato del grande rapporto che ancora oggi vi lega, tra Vasto e San Benedetto lo hai venduto due volte? “Non mancano ancora oggi le occasioni per andare a trovare Daniele. Quell’anno a Vasto fece davvero bene, uno di quelli con cui bisogna saper parlare ma in campo ha dato sempre tutto. L’estate arrivò la chiamata della Sambenedettese, irrinunciabile, poi ci ritrovammo un anno dopo a San Benedetto ma arrivai giusto in tempo per venderlo la seconda estate consecutiva. In rossoblù fu dominante quella stagione, una marea di gol e per lui c’era la fila. La spuntò l’Hellas Verona che riempì di soldi i marchigiani pur di assicurarsi le sue prestazioni”.

In quell’anno a Vasto c’era anche Davide Somma, forse in pochi lo ricordano ma chi te lo consigliò? “Era tra i giovani del Perugia svincolati dopo il fallimento, quell’anno in panchina in Umbria c’era il mio amico Stefano Colantuono che caldeggiò il suo acquisto presentandomelo così: “Ah Maurì, neanche Davide sa quanto è forte, può giocare tanto in Terza Categoria quanto in Serie A, questo dipende da lui”. Lo presi, poi dopo l’Italia ha giocato anche in America e soprattutto in Inghilterra dove ha indossato per diversi anni la maglia del Leeds. Scelse anche di giocare per il Sud Africa dov’era nato partecipando a un’edizione della Coppa d’Africa”.

Tanti nomi della stagione 2005/2006 conclusasi con la semifinale playoff persa a Rende, fu bello arrivare fin lì o si poteva fare di più? “È stata una stagione meravigliosa per tanti motivi. La svolta con l’arrivo in panchina di un grandissimo come Danilo Pierini capace di costruire più che una squadra un carrarmato difficile da migliorare. 20 punti nel girone d’andata e la bellezza di 35 nel girone di ritorno, ci giocammo tutte le nostre chance, a Rende sbagliammo anche un rigore ma davanti ci sarebbe stato da affrontare un Taranto pazzesco anche se nei playoff vale sempre la regola del mai dire mai”.

Qual è stato il segreto per arrivare a sfiorare la C1 in quella stagione? “Non dimentichiamo che in quella squadra c’erano solo quattro over come Marconato, Di Meo, Cresta e Morante. Il resto erano tutti under, la Pro Vasto prendeva i soldi dalla Lega avendone così tanti in campo e riuscimmo a fare grandi cose nonostante l’età giovane del gruppo. Si era creato il giusto mix, tutti uniti, un allenatore fantastico come Pierini, la forte personalità di tanti giocatori e la loro voglia di non mollare mai”.

Andato via prima del 2006, poi altre tappe in giro per l’Italia fino al nuovo matrimonio a tinte biancorosse, chi ti convinse a tornare? “Inizialmente rientrai da segretario generale visto che non c’era più Nardecchia. La chiamata arrivò ancora da Luca Evangelista che però di lì a poco dovette lasciare l’incarico di direttore sportivo perché inciampato su una squalifica, restammo solo io e il presidente Crisci. Ero andato via nel 2006 a stagione in corsa e tornai nel 2009 quando era già iniziato il campionato. Accettai dopo aver assistito dal vivo a uno scontro salvezza, la Pro Vasto da penultima perse 3 a 0 in casa del Fano che dall’ultimo posto scavalcò proprio i biancorossi. Partii quindi dall’ultimo posto ma in panchina c’era Pino Di Meo che avevo già avuto con me da giocatore, davanti Fabrizio Cammarata e Peppe Soria. Molti a gennaio andarono via ma centrammo una salvezza tranquilla mettendoci dietro tante squadre”.

Da allora non ricopri più ruoli dirigenziali ma continui a seguire il calcio molto da vicino, soprattutto la Spal. Dove fino alla passata stagione ha giocato Mirco Antenucci, è mai stato nel tuo mirino? “Lo storico presidente rossoblù Quartiglia me lo propose l’estate del 2005 quando rientrava a Giulianova dopo aver concluso il prestito con l’Ancona. In quell’estate Antenucci partecipò alle Universiadi turche trascinando l’Italia al secondo posto e conquistando il titolo di capocannoniere. Nonostante il suo exploit la trattativa era ancora in piedi, le carte per portarlo a Vasto erano tutte pronte, il Giulianova era disposto a venderlo ma la dirigenza vastese all’ultimo decise di non prenderlo più. Da lì in avanti per Mirco è stata una grande carriera, si è tolto, con merito, parecchie soddisfazioni e ancora oggi fa la differenza”.

Acquisti, cessioni e colpi mancati, tanti racconti ma per un direttore sportivo c’è più gusto a vendere o a comprare? “Quando riesci a vendere bene fai contenti tutti. In primis la società che rinforza le casse economiche e anche i direttori possono beneficiarne visto che possono migliorare chiedendo magari maggiori garanzie e poteri alle società quando si discute il rinnovo del contratto. Detto questo è gratificante quando ammiri la crescita di quei giocatori scoperti da te e che hanno dato tutto sia nel club dove si è lavorato insieme che poi nel prosieguo delle loro carriere”.

Dopo aver lasciato Vasto nel 2010 ci sei mai più tornato? “Anche a Vasto ho lasciato un pezzo di cuore dove ancora oggi mi legano bellissimi ricordi. Da allora torno ogni anno in vacanza con mia moglie, mi godo Vasto Marina, faccio passeggiate nel centro storico passando per la splendida Loggia Amblingh ma non avviso nessuno, sono sempre in incognito”.

Antonio Del Borrello – antoniodelborrello@vasport.it