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PALLA A GALIE’, LO SCHEMA PERFETTO!

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La Pallamano vastese è nata a Vasto Marina, è di Vasto Marina. E’ nata tra le mani di Masi, Del Borrello, Giovanni Di Matteo, Gianfranco Sisti, Nicola De Toma, Franco Fanelli, Angelo Montagano ed altri. Molti di loro, pensate, però, non figurano in alcun referto arbitrale. Erano quelli che giocavano all’aereoporto, con porte laterali in pietra e altezze immaginabili. Tra loro e la partita vera, una trasformazione repentina che si consumò nel gennaio del 1977, quando un certo Pierluigi Nori, arbitro pescarese, venne a disegnare il primo campo vero di Pallamano, nell’area antistante l’azienda di Fiat Tessitore. Non era cosa facile, infatti. Ad animare questo nuovo sport fu l’indimenticabile Hrubesh, alias Roberto Roberti, insegnante di Educazione Fisica all’Itis Enrico Mattei, istituto che all’epoca aveva sede a Vasto Marina. La prima storica partita dei ragazzi fu una prevedibile batosta ad Ancona (28-2). “Sento ancora sotto il naso l’odore della Sifcamina dell’Olio Canforato, usato per i massaggi dai calciatori. Il campo dei nostri avversari, infatti, era attaccato allo Stadio Dorico di Ancona e quella domenica c’era Anconitana-Triestina. I finestroni degli spogliatoi erano traforati ed arrivava fortissimo quell’odore mentre noi ci stavamo riscaldando”, afferma Roberto Galiè, all’epoca 16 anni compiuti.

La Pallamano, confortata dall’entusiasmo delle centinaia di studenti dell’Itis, prende forma e sostanza. Ci volle ben poco per creare una squadra fortissima. Michele Di Chiacchio (Cecè), estrosa mezzala delle giovanili del Pro Vasto, si fece travolgere dall’euforia generale e lasciò il calcio, era tecnicamente molto forte, ma altrettanto lento. E lo lasciò a brutto muso, lanciando la borsa in dotazione addosso ad un dirigente che in piena Piazza Rossetti ne pretendeva la restituzione. E all’epoca se dicevi Cecè, dicevi Maurizio Fanelli, fratello minore di Franco, uno dei pionieri. Ma se dicevi Roberto Galiè, dicevi in automatico suo cugino Nicola Iarocci, che insieme a Maurizio Farina detto Polverone seguirono Piero Giancola nel fare il grande passo, diciamo oggi. All’epoca si trattava semplicemente di Alto Tradimento. Quale grande passo, quale alto tradimento? Il passaggio ai nemici dell’Immobiliare D, la società creata dopo l’Itis dalla famiglia D’Ercole, sempre di Vasto Marina. Ecco che nasce la contrapposizione tra i poveri della Mattei e i ricchi dell’Immobiliare D. Tra le due squadre è un continuo saliscendi tra Serie D e Serie C. Negli incontri diretti, si registra un pubblico pazzesco che neppure in Serie A è immaginabile. Gli Ultras del calcio appoggiano d’istinto i ragazzi della Mattei. Quelli che a volte non hanno neppure i pantaloncini o i calzettoni tutti uguali, mentre di là, i biancoverdi sfoggiano divise comprate sull’ultimo catalogo uscito.

L’11 maggio 1980, la Mattei vince il Campionato di Serie D passando di misura, all’ultimo respiro (25-26) sul campo del Foggia, anche questo praticamente attaccato allo Stadio Zaccheria, nell’ultima partita del concentramento finale, in cui finisce pari (8-8) il derby con l’Immobiliare. Giocando in casa sul nuovo campo della 167 i biancorossi lasciano appena le briciole agli avversari. Roberto Galiè è il capocannoniere con 75 reti, dopo le 109 realizzate l’anno precedente.

E’ lui il fuoriclasse della Pallamano vastese. E’ lui il gol in banca. L’ultima risorsa prima del fischio finale. La soluzione quando il pertugio rimasto libero è un lumicino. “Palla a Galiè, palla a Galièèèè…”, l’urlo strozzato nella voce rauca di Hrubesh è l’unica indicazione che possa dare. Di Pallamano, infatti, il Professore non ne sapeva. E anche lui sapeva di non sapere, ma senza Hrubesh niente Pallamano. Lui amava i ragazzi e i ragazzi amavano lui. Erano un tutt’uno e mai avrebbero neppure sognato di dirgli che non capiva niente di Pallamano, facevano da soli e basta. Segnavano e correvano ad abbracciarlo. E quando sembrava ormai finita, Palla a Galiè, lo schema perfetto!

Enzo Menna è uno di quei ragazzini (con Farina e Santicchia) che in pochi mesi imparò talmente bene a giocare che fece sedere Cecè in panchina. Ma attenzione, sto parlando di Enzo Menna, oggi stimato professore di Educazione Fisica e noto sul territorio per le sue attività presso le piscine di San Salvo e Vasto. Attualmente responsabile ai Gabrielini. Ieri, l’atleta perfetto. Avesse fatto il calciatore avrebbe fatto sedere in panchina Nando De Napoli o Dino Baggio. Prova ne sia cha ha disputato i suoi primi ed unici tre campionati di Prima Categoria e Promozione a 25 anni per sbaglio, nel periodo del militare. E lo volevano tutti. Quando parla di Roberto Galiè s’illumina: “Davvero un fuoriclasse. Immarcabile. Gli ho visto fare tanti gol impossibili e da qualunque distanza. Un funanbolo, aveva una velocità di pensiero collegata all’azione, ad un’azione che mai un difensore poteva prevedere, a dir poco incredibile. Il numero Uno!”. E quando Robero Galiè passa all’Immobiliare D, la Mattei rischia di sparire…Del suo passaggio se ne occupano addirittura i giornali che pubblicano la foto dell’accordo.

“Robert è giucator maravigliuso, deve giocare con me”, sono le parole di Mister Bane, tecnico dell’Immobiliare D che aveva avuto modo di vederlo all’opera seppure in categoria inferiore. Con Galiè, tra i vastesi spiccano le capacità fisiche e caratteriali di Maurizio Bevilacqua (la Mijillette), fratello di Michele, componente dello staff tecnico e allenatore prima dell’arrivo dello slavo. Lino La Verghetta poi, se lo chiamavano Zico un motivo doveva esserci, anche se Zico rappresentava altro. La classe, però, era quella. E con lui Riccioli d’oro, Nicola Mariani. L’Immobiliare D è ambiziosa, e nel 1985 conquista la Serie B trascinata dal mitico campione macedone Dragotin Miletic.

Uno spicchio di storia di sport, a cavallo tra la metà degli anni ’70 e la metà dei successivi. Anni in cui la città viveva di grandi emozioni negli sport secondari al calcio, tra Basket, Volley femminile e Pallamano. Un po’ meno il Volley maschile, ma anche lì, come nei citati, i protagonisti erano giovani vastesi per la stra grande maggioranza. Storie di sport, dunque, ma anche e soprattutto di vita, di generazioni che hanno condiviso il quotidiano degli spogliatoi e del Parcheggio, la sera in piazza, quando ci si poteva andare con i motorini e lasciarli lì, a ridosso delle panchine. Quando tutto era più lecito, spontaneo. E ci si poteva guardare negli occhi.

LE FOTO SONO TRATTE DAL PROFILO FACEBOOK DEL MAESTRO IN ARTE DELLA FOTOGRAFIA
PIERO GIANCOLA