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Pescara Calcio e Uisp: Francesco Troiano, una vita con e per il pallone

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Il “dietro le quinte” dello sport vi porta oggi a Pescara con una storia bellissima

Una vita nel pallone, nel senso buono dell’espressione. La storia di Francesco Troiano, Responsabile Ticketing (e non solo) del Pescara e volto notissimo della Uisp abruzzese, merita di essere raccontata. Il perchè è presto detto: è una storia di amore per lo sport, il calcio in particolare, e di meritocrazia. Una storia fatta di gavetta e sacrifici, ma con tre ingredienti fondamentali: amicizia, famiglia e passione.

Inizia a giocare a calcio da giovanissimo, Francesco, nella sua Pescara con la Flacco, ma per far ardere in lui il sacro fuoco della passione per davvero bisogna attendere ancora qualche anno. Serve l’apporto della famiglia, del papà in particolare che lo porta a vedere tutte le partite del Pescara, e della sorella. Galeotto fu proprio un regalo di lei, di ritorno da Barcellona: la maglia di Ronaldo il “Fenomeno”, il fuoriclasse brasiliano che si trasferì dai blaugrana all’Inter. Siamo a fine Anni Novanta e la storia di Francesco, oggi 33enne, con il pallone ricomincia da qui, dopo aver lasciato il calcio giocato da qualche anno.

«La fiamma si è riaccesa e non si è più spenta», racconta. E arde nel mondo dei professionisti, per lavoro, e della Uisp, per diletto. «A 21 anni ho giocato a calcio a 5, poi la folgorazione con la Uisp», racconta il Francesco “calciatore”, che nasce come attaccante ma che ora si dispimpegna come esterno di centrocampo. «Nel 2011 mi viene esposto il progetto del Pescara Colli, inizialmente per dare una mano a livello dirigenziale, e mi sono buttato anima e corpo in questa società. Anche in campo, dopo essermi rimesso in forma. Fino al 2018 con il Pescara Colli mi sono tolto la soddisfazione di due promozioni dalla B alla A, l’ultima delle quali mi è rimasta indelebile nel cuore. I dirigenti di due anni fa hanno poi deciso di alzare il livello della squadra per puntare a traguardi ambiziosi e hanno tagliato coloro che facevano più fatica. Me incluso, ma non solo. Ho incassato la profonda delusione, perchè il Pescara Colli era la mia casa, ma ho avuto la fortuna di avere al mio fianco Stefano, Andrea e Samuele che hanno creduto in me, nel mio modo di essere, e sono ripartiti insieme al sottoscritto con una squadra nuova. E abbiamo vinto il campionato, di nuovo, con il nostro Pescara City. Una gioia immensa per me e per tutti gli amici che hanno rinunciato alla A con il Colli per ripartire dalla B con il City. E oggi giochiamo in Serie A con 8/11 della squadra dello scorso anno, segnale non solo che il gruppo è forte ma soprattutto che è coeso e unito». Fin qui Francesco Troiano protagonista sul rettangolo verde, ma è fuori dal campo – e al massimo livello agonistico del calcio professionistico – che la sua storia merita di essere raccontata.

Lavorare per la squadra della propria città è un sogno per molti, per lui invece è realtà. E’ l’alba della stagione 2005-06 quando il tifoso Francesco collabora per la prima volta col Pescara Calcio. Partendo veramente dal basso. «Appena diplomato, nel luglio 2005 trovo posto come magazziniere alla Benetton. Il calcio era solo tifo e passione, come per tutti. Un giorno ricevo la telefonata di mia mamma, che lavorava alla mensa universitaria, all’epoca sponsor del Pescara, che mi avvisa che il reparto marketing del club, rappresentato da Remo Firmani, cercava dei ragazzi per spostare i cartelloni pubblicitari, che erano di ferro all’epoca, in mezzo al campo per le gare di campionato. Come un matto, lascio uno stipendio fisso per andare a lavorare gratis allo stadio», racconta con un filo di percepibile commozione. «Pescara-Cremonese nell’anno di Sarri fu la mia prima partita. Ho ancora i brividi nel ricordarla. Io, che sul prato dell’Adriatico ero stato solo una volta per le finali del Fuoriclasse Cup, torno per vedere una gara di B da bordocampo. Ancora oggi, che lavoro nel Pescara da quasi 15 anni, ricordo la forte emozione che provai. Indescrivibile davvero». La sua “ascesa” nel club inizia così, in modo semplice e rapido. «Da lì è partito tutto. Ho avuto la fortuna che Firmani credesse nelle mie capacità e nella mia affidabilità, mi ha fatto subito coordinatore dei ragazzi ed ho iniziato a percepire un piccolo rimborso spese. L’anno dopo, Pierfancesco Visci nota una mia propensione ad utilizzare il computer e mi chiede una mano per il sito ufficiale del club, e nella stagione successiva mi viene proposto di reperire qualche sponsor. Con tanta fortuna chiudo un piccolo contratto di sponsorizzazione il secondo giorno di lavoro e da lì inizio a farmi conoscere un po’ di più in ufficio, cominciando a fare anche qualche piccola grafica per la Scuola Calcio». La sua duttilità e la sua polivalenza sono doti utilissime. Ed apprezzate. Cambiano i presidenti, ma lui resta a lavorare per la sua squadra del cuore. Anche nei momenti più difficili, come quello del fallimento, quando pur di non mollare si è trovato un secondo lavoro notturno, da guardiano. «Devo ringraziare la mia famiglia, che mi ha sostenuto e supportato in tutto e per tutto. Anche nelle scelte azzardate», dice emozionandosi ancora.

Da responsabile del sito, primo incarico ufficiale nell’organigramma, prima del fallimento, a Responsabile dell’ufficio Ticketing dopo la rinascita del Delfino con la cordata dei pescaresi di cui faceva parte l’attuale numero uno di casa Pescara, il presidente Daniele Sebastiani. E’ il 2010, la famigerata Tessera del Tifoso è una delle grandi novità ma il giovanissimo Francesco riesce ad ottenere la fiducia del Cda su proposta dell’allora D.G. Fabrizio Lucchesi. Studia tanto per imparare prima ed aggiornarsi poi. E lo fa seriamente e con costrutto. Oggi Francesco ricopre anche la carica di Delegato alla Gestione dell’Evento in casa, per intenderci l’ex Delegato alla Sicurezza (ruolo precedentemente ricoperto da un’istituzione del club, Gigi Gramenzi che ora è Segretario Generale). «E’ una responsabilità enorme, ma sono felice di averla. E da Gramenzi, che mi ha indicato come suo successore, ho appreso molto. Come da Giovanni Potenza, il nostro SLO (il Supporter Liaison Officer, ndr), che mi sta insegnando tantissimo e non smetterò mai di ringraziare». Ma non basta: Francesco da anni studia e contribuisce a creare a livello organizzativo e di idea di base l’abbigliamento di rappresentanza e le maglie della squadra, in collaborazione con lo sponsor tecnico (attualmente Erreà) che ovviamente svolge la parte preponderante del lavoro. E proprio di questi tempi, a novembre, inizia l’iter che porterà alla scelta e alla definizione delle mute della stagione successiva. «Sono un fanatico collezionista di maglie, ne ho circa 200 tra A, B e C, e questa mia passione aiuta, come una certa predilezione personale per il design. Ma al di là delle scelte cromatiche, durante tutto l’anno sono in costante contatto con i calciatori per capire come possa essere migliorato ogni piccolo dettaglio della vestibilità delle casacche da gioco. L’input in tal senso arriva dai giocatori e in base ai loro suggerimenti cerchiamo di migliorare». La splendida maglia nera di questa stagione, ad esempio, è una sua idea.

Nel mezzo, una piccola parentesi in ausilio all’ufficio stampa e, soprattutto, un anno e mezzo da Team Manager, sostituendo quello che Francesco definisce “un secondo padre” e che il popolo biancazzurro individua come la vera bandiera: Vincenzo Zucchini. «Prendere il suo posto è stato l’orgoglio più grande della mia vita, mi dispiace solo di non averlo potuto omaggiare perchè la Serie A è rimasta stampata su una traversa di Bologna al 92’…. Sono stato davvero fiero e orgoglioso di aver sostituito una persona eccezionale come lui». Nel 2005, a 19 anni, spostava i cartelloni in mezzo al campo; nel 2014, a 28, Team Manager in panchina nella finale playoff di B: «Un’escalation così non l’avrei mai potuta immaginare, nemmeno nei miei sogni più belli. Un grazie al presidente che ogni anno mi dimostra sempre più fiducia in quello che posso fare e dare, caricandomi sempre di più di responsabilità».

Ma dove si vede tra 10 anni Francesco? «Mi vedo sicuramente nel calcio, non fuori. Spero di continuare ad avere un percorso che mi dia la possibilità di crescere, migliorare e aiutare la squadra. Pescara è una città che vive davvero di calcio, la squadra della città è realmente parte integrante e fondamentale della vita di ogni pescarese. Te ne accorgi passeggiando o entrando nei Bar. A Pescara il calcio è iconico. E io sono felice»

Il “Troiano calciatore”