Adesso è crisi. Crisi vera. La sconfitta casalinga contro l’Ovidiana, diretta concorrente alla salvezza, certifica che la Pro Vasto, dopo 5 giornate del girone di ritorno, è nei play out, come lo scorso anno. Ma ciò che preoccupa maggiormente, è che le dirette concorrenti si sono tutte rinforzate e stanno risalendo la china. Ne è testimonianza il Pontevomano che fino ad un paio di mesi fa era alle spalle dei biancorossi di dieci punti ed oggi, frutto anche della vittoria all’Aragona, vanta gli stessi punti all’undici locale, mentre il Sulmona è davanti e il Cupello si è portato a +4 dalle zone calde. Lo stesso Sambuceto comincia a crederci strappando un punto d’oro a Mosciano. Insomma, quella che doveva essere la partita della svolta, è diventata la partita degli incubi.
Già, perché non solo adesso la Pro Vasto è in zona play out, ma soprattutto perché per la prima volta si è creata una frattura che difficilmente potrà essere sanata tra tifosi e società. La contestazione, al termine, è stata dura, verbale ma carica di rabbia. Fortunatamente per squadra e dirigenti non erano in molti, domenica, ad assistere alla partita contro l’Ovidiana, ma quei duecento tifosi in curva hanno manifestato tutta la loro frustrazione con cori che per la prima volta hanno preso di mira, senza distinzione, squadra e società. Compresa la delicatezza del momento, la società, attraverso un comunicato, ha subito cercato di porre rimedio a questa contestazione con un comunicato in cui il Presidente Zaami ammette:
“Siamo pienamente consapevoli del periodo di difficoltà che stiamo vivendo. È una situazione che non sottovalutiamo e che stiamo affrontando con grande senso di responsabilità. Proprio per questo, come Società, stiamo mettendo in campo tutte le nostre forze, risorse ed energie per supportare il gruppo squadra nel migliore dei modi. Nel corso di questa settimana sono previsti tre-quattro innesti di categoria, giocatori di esperienza e valore, che andranno a rinforzare l’organico e a dare un contributo importante sia dal punto di vista tecnico che caratteriale. In questo momento desidero rivolgermi in modo particolare ai nostri tifosi: nonostante le difficoltà, il vostro sostegno resta fondamentale. Vi chiediamo di continuare a starci vicino e di supportare la squadra con la passione che da sempre contraddistingue questa piazza. È proprio nei momenti più delicati che bisogna restare uniti e compatti. Solo facendo fronte comune, Società, squadra e tifoseria, potremo raggiungere l’obiettivo di una salvezza certa, che rappresenta il traguardo minimo e doveroso per tutti noi».
Un comunicato stampa che annuncia importanti movimenti in entrata già da questa settimana, cioè prima delle prossime quattro partite, ancora più determinanti rispetto alla sconfitta di Sulmona, perché i biancorossi sono attesi da impegni contro le ultime 3 in classifica: nell’ordine Pianella, in trasferta, poi Sambuceto in casa e Montonio ancora in casa dopo la trasferta contro la Torrese. Ci chiediamo: era necessario arrivare a questo punto di non ritorno perché la società annunciasse rinforzi adeguati alla categoria? All’Aragona negli ultimi mesi sono sfilati giovani di buona volontà, certo, ma non adatti a rinforzare una squadra costruita male e adeguata peggio. Una squadra che non ha un allenatore da due settimane, una squadra dove il solo capace di dare ordine al gioco è infortunato, dove la gloriosa maglia numero 9 in passato sulle spalle dei vari Lo Vecchio, Fiorillo, Scotini, Nepa…tanto per citarne alcuni, è finita sulle spalle di chi non riesce neppure a stoppare un pallone.
Una squadra che non può contare su un direttore sportivo, che ha tanti ragazzi di buona volontà, ma senza una guida lì in campo. Contro il Sulmona, dopo la doccia fredda del gol dubbio subito a metà ripresa, la squadra ha cercato la reazione, si è avvicinata in maniera arruffona per ben due volte ad un passo dalla porta avversaria, ma nessuno ha saputo dare la zampata giusta per evitare l’ennesima debacle casalinga. La triste verità è che stanno trasformando l’Aragona, uno stadio che anche in serie C veniva violato solo da grandi squadre ed in rarissime occasioni, in un luogo dove vengono a passeggiare compagini come i Trasacco, il Pontevomano…tanto per citarne solo alcune.
La misura è colma. Vasto ed i vastesi non meritano di essere umiliati: e se la buona volontà dell’attuale dirigenza non è sufficiente a garantire una squadra degna del nome che portano in giro per l’Abruzzo (in passato questo nome si portava in giro per l’Italia), è bene che ci sia chiarezza e si faccia in modo che la responsabilità dell’ennesimo fallimento abbia un padre. La società ha annunciato l’arrivo di tre quattro elementi di categoria in settimana. Non è sufficiente. Ci vuole in primis un allenatore capace, che conosca la categoria. Poi ci vuole un direttore sportivo che sappia muoversi in un periodo in cui i cosiddetti calciatori di categoria sul mercato sono solo quelli a spasso perché nessuno li vuole.
Attenzione a commettere altri errori di inesperienza. In una società dove non c’è la figura di un direttore generale che conosca il mondo del calcio di oggi e che sappia garantirci quattro, cinque operazioni di mercato efficaci e di un allenatore che faccia giocare chi sa giocare al calcio, diventa indispensabile un DS di esperienza. Le fondamenta di una società di calcio si basano sulle capacità manageriali di due figure: DG e DS. Se non partiamo dall’ABC è inutile continuare a mettere toppe. Spesso, anzi sempre, la toppa è peggio del buco. In una parola, inutile fare un esercito di soldati se non c’è il Generale che li sappia guidare. Prima l’allenatore e magari un DS, poi la nuova squadra. E dico nuova squadra perché dell’attuale a salvarsi sono in pochi. Purtroppo.
Nicola Del Prete