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Calcio

Puce: “I lunghi stop non aiutano, difficoltà quando si ripartirà. Casalbordino ha passione ed entusiasmo, felice di essere qui”

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Il preparatore atletico leccese tra le novità della stagione giallorossa. In una stagione con tanti mesi di stop il suo lavoro, e quello dei suoi colleghi assume una rilevanza fondamentale

Giovane con tanta voglia di lavorare sul campo, apprendere e sviluppare nuovi studi per continuare ad essere al passo di uno sport, come il calcio, in continua evoluzione. Ivan Puce è uno dei tanti nuovi volti del Casalbordino, leccese di nascita ma ormai da quattro anni trapiantato in Abruzzo dopo aver appeso le scarpette al chiodo (da laterale esperienze in D, Eccellenza e Promozione) ha intensificato il suo percorso di studi universitari con l’obiettivo di restare nel mondo del calcio, da vivere con altri compiti. Laurea in Scienze Motorie iniziando il percorso da preparatore atletico a Cepagatti tra scuola calcio e prima squadra, Miglianico nella passata stagione e da agosto è entrato a far parte dello staff tecnico casalese.

Grande lavoratore sul campo, segue dettagliatamente ogni singolo componente della rosa con l’obiettivo di farli rendere tutti al massimo. Come ci ha raccontato ha legato alla grande sin dal primo giorno con l’allenatore Peppe Soria ma non solo, ha esaltato l’ambiente giallorosso che spera di riabbracciare quanto prima. Il Covid ha di nuovo fermato tutto lo sport dilettantistico, ecco perché da qui a quando si ritornerà in campo il compito dei preparatori atletici sarà quello che avrà i maggiori fari puntati addosso. Ivan Puce a 23 anni sa già come muoversi, lavora e studia tanto, per il Casalbordino una piacevolissima sorpresa.

Ivan Puce, sport fermo ormai da quasi due settimane, quanto è difficile per un preparatore atletico sviluppare il lavoro per i calciatori sapendo che non si potranno allenare in gruppo sul campo? “Molto difficile, non tanto ora ma quando si riprenderà. Il preparatore atletico nasce come figura pratica che somministra e corregge pratiche di allenamento. Ci siamo fermati con il lavoro sul campo ma i ragazzi stanno seguendo un programma specifico e individualizzato da fare a casa. Le difficoltà ci sono, ad esempio con alcuni esercizi, come quelli di forza vanno osservati ed eventualmente corretti, farlo online diventa assai complicato. Confido sempre nel buon senso e nella maturità dei ragazzi, sono convinto che si stiano allenando al meglio in vista della ripresa”.

Fermi da marzo ad agosto, poi da ottobre a non si sa quando, il corpo di ogni singolo atleta quanto potrebbe risentirne? “Il nostro corpo, più nello specifico i nostri muscoli e articolazioni si adattano a ciò che fanno. Quando smettiamo di allenarci tutti i benefici che abbiamo apportato vengono gradualmente persi. Più o meno come quando una macchina la usiamo spesso e sta al 100% delle sue potenzialità, se la accantoniamo essa perderà di prestazione. Nell’uomo accade più o meno la stessa cosa. Il lockdown di marzo ha avuto un impatto molto negativo a livello muscolare e articolare, basta vedere il numero elevato di infortuni. Noi abbiamo lavorato gestendo e monitorando costantemente i carichi di lavoro, e a livello di infortuni non siamo andati male”.

In quest’ottica quanto aumentano le difficoltà per il lavoro di un preparatore atletico? “Notevolmente se consideriamo che una volta ripartiti, bisognerà fare sicuramente un nuovo ricondizionamento generale. Ridare spazio alle propedeuticità e ripartire ricostruendo nuovamente grosse fondamenta. Il programma che i ragazzi stanno facendo individualmente ha lo scopo di minimizzare le perdite dal punto di vista aerobico e di forza, ma per gli aspetti specifici del calcio si ripartirà gradualmente senza saltare le tappe e incappare in pericolosi infortuni. Per quanto riguarda il monitoraggio del carico io e il mister attraverso metodi validati scientificamente gestiamo il carico di lavoro in modo da permettere ai ragazzi di lavorare e soprattutto di recuperare dallo sforzo precedente”.

A proposito di mister Soria, c’è feeling tra di voi? “Beh il mister riceve 1000 messaggi al giorno da me con i risultati aggiornati dei vari affaticati, statistiche e tanto altro. C’è grande fiducia tra di noi, lavoriamo sempre insieme, sto crescendo e imparando tanto da lui, ha tanta esperienza. Lo ringrazierò sempre per tutto ciò che mi sta insegnando dal punto di vista tecnico e umano”.

Per te il presente si chiama Casalbordino, ormai da più di due mesi immerso in questa realtà, come ti stai trovando? “Bene, lo dico con grande sincerità, non potevo trovare di meglio. Patron Santoro e il direttore sportivo Travaglini mi hanno accolto alla grande, sono contento di poter far parte di una società seria dove si può lavorare con grande tranquillità”.

Cosa ti ha colpito di più dell’ambiente giallorosso? “Una piazza con tanta passione e un grande entusiasmo. Dispiace che nei match giocati prima dello stop i tifosi non siano potuti essere in tanti sugli spalti, mi auguro possano tornare presto ad esultare insieme a noi”.

Pensando al tuo lavoro c’è qualche giocatore, all’interno del gruppo, che per capacità fisiche ti ha sorpreso positivamente? “Fabio Mangiacasale. Ritmi assolutamente sprecati per questa categoria e ha una dedizione fantastica nel lavoro. Il bello del calcio è che crea delle amicizie che rimangono anche al di fuori del terreno di gioco. E’ un esempio per tutti”.

Con la speranza di tornare in campo, secondo te quando potrà ripartire l’Eccellenza abruzzese? “Come tutti mi auguro presto, però analizzando la situazione attuale credo non prima di Natale. La decisione poi spetta giustamente alle autorità, quando sarà sono certo che il Casalbordino si farà trovare pronto per tornare a battagliare su ogni campo”.

Antonio Del Borrello – antoniodelborrello@vasport.it