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Calcio

Scafetta: “Credevo nei playoff. Del Grosso non è l’unico nome in agenda”

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18/05/2017 – Il copresidente della Vastese Calcio si racconta tra sport e attività imprenditoriale, due passioni imprescindibili nella sua vita

“Calcio e lavoro hanno parecchi punti in comune, l’importante è gestirli al meglio cercando di non commettere mai errori”. Pietro Scafetta, quarantaquattrenne imprenditore vastese, preferirebbe vivere dietro le quinte, alla luce dei riflettori preferisce la concretezza, quella che lo ha sempre contraddistinto anche se negli ultimi anni il suo volto è diventato comune in Città specie e soprattutto per le cariche ricoperte all’interno della Vastese. Nelle ultime due stagioni vicepresidente prima e attuale copresidente, un dirigente tifoso che vive in maniera viscerale la passione per i colori biancorossi riuscendo ad accompagnare al calcio anche ottimi risultati imprenditoriali

Negli ultimi anni tra calcio e attività imprenditoriale la sua è stata una scalata assolutamente positiva, un passo alla volta arrivando parecchio in alto, come riesce a conciliare i due impegni? “Sono impegni durissimi ma gratificanti, dispiace togliere tempo ai miei affetti più cari ma lo faccio anche e soprattutto per loro, la giornata inizia all’alba in azienda, poi nel pomeriggio non manco quasi mai all’Aragona e fino a sera palleggio i due impegni, anche la passione per lavoro e calcio mi spinge ad andare sempre avanti”.

Sul lavoro da direttore dello stabilimento negli ultimi anni ne è diventato proprietario, visto il periodo tutt’altro che felice per il settore industriale le è piaciuto rischiare? “È una storia lunga e che parte da parecchio lontano ma sarebbe stato sbagliato far chiudere nel nostro territorio questa azienda, ci muoviamo in diverse regioni oltre l’Abruzzo, facciamo grossi sacrifici ma non mi sarei mai permesso di lasciare senza lavoro quaranta dipendenti, avrei messo in difficoltà altrettante famiglie”.

Dall’azienda al calcio la strada è simile, fino a qualche anno fa tifoso ma pian piano ti sei avvicinato alla società, prima con contributi da esterno fino a diventarne attuale copresidente, quanto è forte l’amore per la Vastese? “Impossibile da quantificare, famiglia, lavoro e maglia biancorossa sono i miei pensieri più ricorrenti, sono entrato in Curva Tobruk da piccolo grazie a mio padre, l’ho seguitata tanto anche in trasferta da tifoso, anche quando qualche anno fa all’Aragona c’erano un centinaio di persone non sono mai mancato, ora è diverso perché non manco mai dal martedì alla domenica, ho sempre sognato di poter dare un reale contributo a questi colori e nei miei pensieri c’è un obiettivo ben preciso”.

Quello di riportare in Lega Pro la Vastese magari già a partire dalla prossima stagione? “Non corriamo troppo, cuore e istinto mi spingerebbero a dire di si ma meglio restare con i piedi per terra, io e il resto della dirigenza siamo insieme da due anni, a tutti piace sognare in grande, anche a noi ma ora è giusto consolidarci in questo campionato, poi tra qualche anno proveremo ad alzare l’asticella anche se noi siamo sempre a colloquio con altri imprenditori per cercare di allargare l’attuale base societaria”.

Due anni fa era vicepresidente, all’inizio della scorsa stagione è diventato copresidente, il prossimo passo sarà vederla presidente? “Mi tengo stretta la carica che ricopro attualmente, va bene così perché a breve potrei essere impegnato con l’attività imprenditoriale anche lontano dall’Italia e poi alla presidenza abbiamo un vulcano come Franco Bolami, è giusto che lo continui a ricoprire lui quel ruolo”.

Un anno fa erano giorni di festa dopo la vittoria in Eccellenza, da qualche settimana però la Vastese ha archiviato la stagione di Serie D chiudendo in ottava posizione, è pienamente soddisfatto del risultato? “Se sommo le due stagioni il bicchiere è assolutamente mezzo pieno, ma pensando all’ultima sono contento a metà perché dopo quanto fatto nella prima parte di stagione speravo di affrontare i playoff, era un obiettivo alla nostra portata ma gli applausi si sono trasformati in fischi e nell’ultimo periodo eravamo irriconoscibili”.

Potesse tornare indietro dell’ultima stagione ripeterebbe tutto quello fatto o rivedrebbe alcune scelte? “Saremmo dovuti arrivare fino al termine della stagione con mister Colavitto in panchina, era lui che da luglio aveva creato questo gruppo a sua immagine e somiglianza, c’era l’amalgama giusta, non erano solo sue le colpe dei mancati risultati, la squadra era entrata in un vortice, era più un problema di testa che di gambe perché una volta preso gol non abbiamo mai avuto la forza di reagire”.

Provando a guardare al futuro conclusi i capitoli Colavitto e Favo c’è da scegliere il nome del nuovo allenatore, qualcuno parla già di accordo fatto con Alessandro Del Grosso, fake news o c’è qualcosa di vero? “È un profilo interessante ma non c’è assolutamente nulla di ufficiale, stiamo valutando anche altre figure, stiamo lavorando per portare sulla panchina della Vastese un allenatore pronto per questa categoria e non vogliamo sbagliare scelta, al momento non abbiamo fretta”.

L’altra voce che gira con insistenza è un altro divorzio, il matrimonio con il direttore sportivo Pino De Filippis è ai titoli di coda? “C’è ancora da chiudere questa stagione sportiva sotto alcuni aspetti e lo faremo con De Filippis poi è probabile che si riparta con una figura ex novo ma al momento giusto comunicheremo le nostre decisioni”.