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SCUDETTI…D’ESTATHE’

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In fondo non si può aprire una stagione senza nutrire ambizioni solo perchè c’è qualcuno che sembra più forte. Da sei anni a questa parte, in realtà, c’è stata una squadra sempre nettamente superiore alle altre, sarà il campionato giusto per spezzare l’egemonia assoluta della Juventus? Ragionevolmente sì. Certo, non aumentano le concorrenti al tricolore. Restano Napoli e Roma le pretendenti a buttare i bianconeri giù dalla torre. Partenopei un filino avanti ai capitolini per via della conservazione della specie, scelta oggettivamente da preferire alla piccola rivoluzione giallorossa. che mantiene l’ottimo potenziale dalla cintola in su. Se poi il neo mister Di Francesco saprà fare miracoli, tanto di cappello. Se Max Allegri riuscirà per la terza volta a far quadrare subito i conti, però…Tre, non quattro, considerando la sua prima Juve completamente ereditata da Antonio Conte in piena estate. Quella del dopo Pirlo e la prossima. Per favore, non chiamatela del dopo Bonucci. Un giocatore sopravvalutato, in Italia e all’estero. Sopravvalutato da cifre spendibili per i grossi club internazionali, in assenza di giocatori di altissimo livello sul mercato. E lasciamo pur perdere la caciara nell’intervallo di Cardiff, sarebbe comunque un buon giocatore e non certo un campione. Hanno abboccato come due pivelloni i nuovi piloti del Milan formato cinese, Fassone e Mirabelli. La fretta di offrire alla piazza un nome da Champions, un nome che passa per azione di forza rispetto ai massimi rivali. Un nome, dunque, che dà livrea e maggior rispetto alla società rossonera. Sopratutto se non dovesse arrivare il vero colpaccio dell’estate, quello del bomber granata Andrea Belotti. Il Gallo ha alzato la cresta in casa Toro, vede il Milan crescere di giorno in giorno e vuole esserci anche lui. Ad ogni costo. Un po’ lo stesso errore fatto con Lucas Biglia. Il 31enne uomo d’ordine argentino è costato 12 milioni, una cifra normale ma non per uno in odor di svincolo che non potrà dribblare le margherite del Meazza fino all’eternità. La fretta, il desiderio di tornare subito protagonisti: il classico erroraccio all’italiana. Ma diamine devi ricostruire una grande squadra e non dai spazio al giovane Locatelli, con Montolivo a far da chioccia? Se Montella gli ha fatto fare 30 partite pescandolo direttamente dalla Primavera, per quale altra ragione non potrebbe rappresentare un punto fermo da cui ripartire? L’entusiasmo rossonero fa il paio con quello dei cugini. Anche qui è difficile comprenderne le ragioni. Al massimo, sarà più o meno la squadra dell’anno scorso. Si sa che Spalletti attende tre, quattro colpi di livello, che forse non solo Perisic verrà sacrificato al fair play amministrativo, ma metter su un centrocampo da scudetto a metà luglio non è una passeggiatina al parco, ammesso che la rosa degli attaccanti possa essere stimata di prim’ordine. E ne dubitiamo. Icardi segna tanto e male, questo dice la sua storia nerazzurra. Segna quando tutto va benone, quando non è così vitale. Non è mai stato un bomber decisivo, che toglie le castagne dal fuoco. Piuttosto, il suo musetto spigoloso reggerà l’urto caratteriale di Spalletti? Anche qui c’è da far… spallucce. Insomma, va bene l’entusiasmo, ok la vendita degli abbonamenti, comprendiamo l’enfasi a portata di mano delle pay tv, ma non facciamoci illusioni credendo che un Kalinic qualsiasi possa fare la storia da un mese all’altro. E nemmeno che un ottimo capitano coraggioso come l’ex tecnico di Roma e Zenit possa trovare e mantenere subito l’equilibrio in rotta. Venti, trenta punti di distacco per sei anni consecutivi non si recuperano così. Napoli e Roma, Roma e Napoli. Juve permettendo…