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Calcio

Stefano Crisci: “Dalla Serie A alla Seconda Categoria, il calcio continua a regalarmi sempre le stesse emozioni”

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26/07/2017 – Oggi il calcio non rappresenta più l’assoluta priorità nella vita dell’attaccante di Lentella che dieci anni fa lasciava la Pro Vasto per salire in Serie A con il Parma. Nell’album dei suoi ricordi l’amara retrocessione di cinque anni fa con l’Us San Salvo

“Sono  contento di tutto quello che ho fatto negli ultimi dieci anni e lo sono ancora di più pensando a quanto sia orgogliosa di me la mia famiglia ripensando al passato ma anche guardando all’oggi e al futuro”. Zero rimpianti e tanti sorrisi per Stefano Crisci, nel 2007 a diciotto anni fa lasciava la sua Lentella per compiere il primo grande passo salutando la Pro Vasto  per iniziare l’avventura nella Primavera del Parma, un club di Serie A collezionando anche alcune presenze in panchina. Dieci anni dopo vive a Bologna e l’amore per quella palla che rotola sul rettangolo verde è rimasta intatta, anche se ha deciso di mettere il lavoro al primo posto(è Operatore Socio Sanitario presso una Casa di residenza per anziani nel bolognese) “il calcio mi scorre ancora nelle vene”. Lo sanno benissimo nel bolognese, sponda Ozzanese Calcio, dove ha deciso di sposare un progetto insieme agli amici di tutti i giorni, senza perdere il vizio, ha chiuso la stagione realizzando 20 reti decisive per la promozione dalla Seconda alla Prima Categoria.

Stefano Crisci, dall’estate 2007 a quella 2017, in dieci anni molto nella sua vita dentro e fuori dal campo, ogni tanto ripensa ancora all’esperienza con il Parma? “Nella mia stanza ho ancora una foto che mi porta sempre verso quei ricordi ma li vivo tutt’ora con grande gioia, non ho rimpianti, sono stati anni intensi, mi sono divertito e con la palla tra piedi continuo ancora oggi a divertimi come allora”.

Nel 2007 si spalancavano le porte del Parte con vista sulla Serie A, oggi è il bomber dell’Ozzanese in Seconda Categoria, la passione non ha categorie o c’è un approccio diverso? “Questa domanda mi viene fatta spesso dai miei compagni di squadra e la mia risposta è sempre la stessa, il calcio continua ad essere la mia vita, è una passione che non potrà mai andare via, quando segno in Seconda Categoria provo le stesse bellissime sensazioni dei tempi di Parma”.

Il Parma dieci anni fa puntò su di lei prelevandolo dalla Pro Vasto, come fu l’impatto con l’ambiente ducale? “La stagione iniziò nel migliore dei modi perché nelle amichevoli pre campionato con la prima squadra segnai sia al Real Saragozza che nella tournee asiatica contro lo Shanghai Shenhua affrontando anche la Juve, poi con la Primavera al primo anno feci 12 gol, un buon bottino, gli stessi realizzati da Cristian Pasquato della Juventus, lui da li in avanti ha avuto un’ottima carriera, magari conta anche il peso della maglia che indossi”.

Nel calcio oltre alle doti atletiche un pizzico di fortuna non guasta mai, negli anni di Parma ci sono stati alcuni episodi che avrebbero potuto dare una svolta alla carriera? “Una dose di sfiga non è mancata, in Coppa Italia contro la Juventus eravamo sotto di un gol, sarei dovuto entrare dopo essermi scaldato a lungo ma l’infortunio di Paci costrinse il mister a ‘bruciare’ l’ultimo cambio con Marco Rossi e così dovetti risedermi in panchina e anche in campionato contro la Fiorentina un infortunio al pronti via di Falcone limitò le sostituzioni e come terzo cambio l’allenatore scelse Mariga e non me”.

Oggi si vive di bei ricordi ma il salto da piccolo di lei tutti spendevano parole entusiasmanti, in quegli anni aveva qualcosa in più degli altri? “Nelle giovanili con la Virtus Vasto feci una sessantina di gol in due stagioni ma nonostante quei numeri non mi sono mai sentito un fenomeno ma vedevo che come me di quell’età si applicavano in pochi, la mia famiglia mi ha insegnato l’umiltà e il sacrificio e io le ho sempre applicate anche in campo, magari altri avevano più talento di me ma io sono venuto fuori perché mi impegnavo al massimo per migliorarmi sempre di più, a diciassette anni nella Pro Vasto dei Biagianti e Cazzola nei test atletici su un gruppo di venticinque persone ero sempre nei primi quattro con i tempi, spingevo sempre oltre”.

Dopo Pro Vasto e Parma le tre stagioni in C2 tra Bellaria e Fondi prima di arrivare in Eccellenza abruzzese accettando nel 2011 la proposta dell’Us San Salvo, cosa ricorda di quell’annata? “L’affetto dei nostri tifosi e l’infinità bontà di alcune figure come il presidente Valerio Torricella a differenza di altri dirigenti che non si comportarono bene, la ricordo come la stagione più brutta della mia carriera dal punto di vista delle prestazioni personali nonostante eravamo un gruppo coeso quell’anno inciampammo in una cocente retrocessione, a fine stagione piansi”.

Il giro d’Italia ha poi fatto tappa a Bologna dove si è stabilizzato da quasi cinque anni, una scelta non più legata alla carriera da calciatore? “A 23 anni tra me e me iniziavo a ragionare sul come avrei dovuto affrontare la vita da grande, a Bologna ho la fortuna di avere un bel pezzo della mia famiglia con fratello, sorella e cugine, ho preso l’abilitazione come operatore socio sanitario dividendo le mie giornate tra lavoro e calcio che con il passare degli anni non è più stato al primo posto della mia vita anche se continua a scorrermi ancora nelle vene”.

Quando si arriva in Serie A nei pensieri di un giovane la parte economica gioca un ruolo fondamentale, l’aver giocato in una Primavera importante l’ha poi aiutata negli anni successivi quando si sedeva per trattare l’ingaggio o rimborso spese che sia? “Ritornando ai valori che mi hanno insegnato in famiglia non mi sono mai legato ai soldi in nessuna categoria, anzi in questi ultimi anni se avessi voluto avrei potuto anche scegliere qualche categoria superiore per andare a guadagnare di più ma il lato economico non l’ho mai visto come un’ossessione”.

Nelle carriere dei baby giocatori oggi i social influiscono in modo spesso determinante, attraverso condivisioni di video con gol spettacolari e qualche giocata ad effetto, ha mai pensato a cosa sarebbe potuto succedere se fosse nato dieci anni dopo? “È vero, oggi ci sono maggiori canali che aiutano un giocatore nel mettersi in mostra facendo arrivare questo o quel giocatore su palcoscenici importanti pur non avendo ancora dimostrato il vero potenziale ma con i se e con i ma non si va da nessuna parte, ripeto, non ho rimpianti, sono un ventottenne felice per quanto finora nella vita e nel calcio, in campo gioco sempre per vincere e l’abbraccio dei compagni continua ancora a trasmettermi emozioni positive”.

Antonio Del Borrello – antoniodelborrello@vasport.it