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Una lezione di calcio

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Non sono le quattro sberle di Coppa dall’Avezzano, per giunta all’Aragona, a dover far riflettere Piccioni e società, piuttosto l’enorme divario tecnico-tattico che le due squadre hanno mostrato, nonostante la classifica, in campionato, veda i marsicani avanti di un solo punto. Chi dice che la gara è stata equilibrata, evidentemente ha guardato altro. L’Avezzano ha giocato al calcio, lo ha fatto con una grande prestazione, con il più classico dei 4-4-2 ed un centrocampo che ha stordito i biancorossi con fraseggi di prima, aggressività e pressing sui portatori di palla vastesi per 90 minuti e ai marsicani mancavano quattro titolari. Insomma, giù il cappello al cospetto di una squadra che, con cinque under in formazione, ha dimostrato di essere una seria pretendente alla vittoria non solo della Coppa Italia, ma del Campionato di Eccellenza.

La Pro Vasto ha mostrato i limiti che conosciamo. Tonon, davanti la difesa, è solo la brutta copia di Stefanini. Mai il portiere ha fatto iniziare il gioco dal play. Mai Tonon si è proposto come disegnatore di geometrie. Lo abbiamo visto all’opera solo in occasione del primo gol di Sanchez con una bella conclusione dal limite e successivo assist per il centravanti biancorosso. La Pro Vasto per colpire si è affidata ai lunghi lanci del portiere ed alle capacità realizzative e alla velocità dei vari Sanchez e Maroto, nel primo tempo e Finizio messo in campo durante la ripresa. Punto. Squadra esageratamente lunga, nessun pressing efficace; insomma, mai la squadra ha dato dimostrazione di poter competere alla pari con il suo avversario.

Non è questa la Pro Vasto che può lottare per vincere il campionato, facciamocene una ragione, altrimenti andremo incontro a cocenti delusioni adesso che cominceremo ad affrontare le compagini di media alta classifica. Errori dopo errori dei direttori tecnici, prima con Di Bartolo, un buon giocatore sicuramente, ma nulla più e già infortunato, tanto da dover rimanere fermo almeno un mese. Eppoi Russo, che Piccioni schiera dove serve, non certo in un ruolo ben preciso in base alle sue caratteristiche tecniche. In sostanza, Stefanini non è stato mai sostituito a dovere e l’altro centrocampista di livello che sarebbe dovuto arrivare, nei fatti, non è mai arrivato. La società continua ad avallare scelte tecniche dubbie e mi meraviglia che un tecnico come Picconi non dica chiaramente che, dopo Stefanini, le scelte fatte siano state tutte sbagliate.

La responsabilità non è solo dello staff tecnico, ma della società che dopo aver allestito una buona squadra in estate non è stata poi capace di dare continuità a quell’impegno, facendo manovrare chi al posto di fare di tutto per tenere Stefanini e affiancargli un altro buon elemento, ha stravolto l’intera squadra portando in riva all’Adriatico calciatori che certo non sapranno farci fare l’atteso salto di categoria. Qualcuno comincia a criticare lo stesso Piccioni. Personalmente sono ancora dell’avviso che il tecnico non sia messo in condizione di poter disporre di calciatori utili al suo gioco. È una squadra senza centrocampo e salvo alcune buone prestazioni di Monteferrante, che se non debitamente supportato rischia anch’egli di perdersi, non dà l’impressione di poter migliorare.

Manca dalla prima giornata di campionato Bianchi, è vero, ma non può essere lui a risolvere i problemi della Pro Vasto. Sul lato societario, purtroppo, i buoni propositi non sembrano avere consequenzialità. Una società che consente al settore tecnico di portare atleti con caratteristiche che nulla hanno a che vedere con ciò di cui questa squadra ha bisogno, vuol dire che è connivente, dunque anch’essa responsabile degli errori su errori che si stanno manifestando. Meno male che lì davanti la squadra ha due fenomeni, Maroto e Finizio, altrimenti staremo a commentare ben altre posizioni di classifica. La società, se è davvero autonoma dalla politica, deve decidere cosa vuole fare da grande. Di oggi la notizia che Purello ha fatto le valigie, dunque si torna ancora sul mercato.

Nicola Del Prete

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