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Calcio

Fausto Cannavacciuolo: “Nel calcio non esistono maghi, oggi qualità e carisma dei giocatori fanno la differenza”

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08/07/2017 – Il cinquantaduenne ‘Prof’ aquilano da qualche giorno nuovo preparatore atletico del Cupello Calcio vanta esperienza ad altissimi livelli come docente e allenatore a Coverciano

A Cupello con la solita voglia. Non c’è categoria che tenga  quando hai una passione che scorre nelle vene e ti trascina avanti giorno dopo giorno, voglia continua di apprendere per migliorare negli insegnamenti. Da Roberto Baggio fino all’Eccellenza abruzzese, per il ‘Prof’ Fausto Cannavacciuolo all’orizzonte una nuova e stimolante esperienza, da agosto sarà a tutti gli effetti il nuovo preparatore del Cupello Calcio grazie all’amicizia che lo lega da anni a mister Panfilo Carlucci. Ha insegnato per quasi quindici anni a Coverciano, nel centro tecnico federale, trovandosi davanti giocatori di fama internazionale pronti a diventare allenatori, ha scritto libri con suo papà Filippo (“ne ho in cantiere un altro ma è difficile trovare il tempo per la scrittura, non riporterei tutto quello che so perché alcuni trucchetti vorrei tenerli per me”) e anche quest’anno, per la diciottesima stagione consecutiva, a partire dal 19 luglio, sarà nello staff tecnico dell’Aic(Associazione italiana calciatori) del raduno riservato ai giocatori senza contratto. Aquilano di nascita, per molti anni ha girato l’Italia tra corsi in aula e allenamenti in campo, poi il sisma che colpito il capoluogo abruzzese lo ha costretto a trasferirsi a Vasto(“una mia seconda casa, ci venivo in vacanza dall’88, a Vasto si sta davvero bene”), da agosto la sua nuova dimensione calcistica si chiamerà Cupello Calcio dove con il suo metodo di lavoro cercherà di lasciare il segno.

Fausto Cannavacciuolo, nei giorni scorsi ha deciso di accettare l’offerta del Cupello, chi l’ha spinta a tuffarsi in questa nuova avventura? “Mi hanno fortemente voluto, specie mister Panfilo Carlucci, con lui dai tempi del corso per il patentino di Uefa B  si è instaurato un ottimo rapporto, siamo buoni amici e ci eravamo promessi prima o poi di lavorare insieme, a distanza di anni ci siamo riusciti”.

Leggendo il suo curriculum la scelta di lavorare all’interno del Cupello Calcio, da qualcuno, potrebbe essere vista come un passo indietro nel corso della sua lunga carriera? “Lavoro in questo mondo da trent’anni, le mia qualità in molti le hanno conosciute nel corso di tutti questi anni, avevo ricevuto offerte importanti da club professionisti ma ho fatto una scelta di vita e per motivi familiari non posso allontanarmi da Vasto ma la realtà cupellese non va vista come un ripiego, da qualche anno ne sento parlare meravigliosamente da tutti, lavorano in maniera egregia, è un ambiente sano e pulito”.

Da preparatore atletico di altissimo livello come impronterà il lavoro quotidiano per provare a far rendere al massimo i suoi nuovi giocatori? “Quello che posso dire è che oggi nel calcio i maghi non esistono, porterò tutta l’esperienza accumulata in questi anni con l’obiettivo di ottimizzare il lavoro, in base alle qualità del gruppo, non sarà semplice farlo per una squadra di Eccellenza ma l’obiettivo è individualizzare il lavoro quotidiano, una 500 non è una Ferrari e viceversa, un gruppo è composto da giocatori con caratteristiche fisiche diverse e quindi mi piacerebbe lavorare con dei mini gruppi”.

Preparatore atletico ma anche allenatore, nel calcio di oggi contano più i numeri o c’è dell’altro a fare la differenza? “La tattica nel calcio di oggi è difficile da migliorare, conta soprattutto la qualità e il carisma dei giocatori, serve tanta esercitazione con la palla, esercizi funzionali al gioco del calcio, il lavoro a ‘secco’ puzza di vecchio da troppi anni, è diventato uno sport dinamico, in Spagna lo hanno capito da tempo, bisogna rischiare i due contro due, i giocatori devono responsabilizzarsi e leggere in anticipo le situazioni, è la testa che fa la differenza”.

Nei tanti corsi da lei tenuti a Coverciano ha avuto la possibilità di insegnare a tanti allenatori oggi seduti su panchine più e meno nobili, se oggi dovesse scommettere su un profilo giusto per il futuro quale cognome indicherebbe? “L’ex San Nicolò Massimo Epifani, uno con delle competenze tecniche eccezionali, in Serie D ha dimostrato tanto, ora con la Primavera del Pescara ha una grande chance da sfruttare, merita palcoscenici importanti”.

Dalle scommesse alle sorprese, c’è qualche allenatore della nuova generazione che l’ha sorpresa in positivo? “Simone Inzaghi, l’antitesi del giocatore che è stato, si è calato nel ruolo alla perfezione, scrupolo, fa giocare bene la squadra, vive la partita non solo nei novanta minuti ma ci si immerge in largo anticipo e ne fuoriesce dopo qualche ora”.

In tutti questi anni ha incontrato, allenato e conosciuto tanti giocatori diventati allenatori o dirigenti, se dovesse fare un nome che più l’ha impressionata non solo per qualità legate al rettangolo verde? “Roberto Baggio, non ne esistono molte di persone squisite come lui, l’ho conosciuto tantissimi anni fa, parliamo di uno che ha vinto il Pallone d’Oro ma ha un’umiltà unica e con lui i contatti non si sono mai interrotti”.

Provando a guardare un po’ più in giù nei giorni nostri, c’è un giocatore sul quale aveva puntato per una carriera più importante? “Un vastese, Cristian Stivaletta, quando lo vidi cinque anni fa rimasi piacevolmente colpito, un ragazzo tranquillo con il cervello giusto per giocare in quella zona di campo, il passo giusto e un destro importante, avrebbe potuto ambire davvero a categoria superiori, secondo me nella stagione ha L’Aquila è successo qualcosa che lo ha frenato, leggo e sento che potrebbe esserci la Vastese nel suo immediato futuro, è una piazza che può riaccenderlo definitivamente, me lo auguro per lui”.

Anche quest’estate sarà nello staff tecnico dell’Associazione Italiana Calciatori per guidare i calciatori ancora senza contratto, cambia il metodo di lavoro o non ci sono sostanziali modifiche? “Insegniamo a dei professionisti, non ci sono differenze, a Coverciano sarà una full immersion di 19 giorni dove oltre agli allenamenti in campo si terranno anche le lezioni in aula perché i giocatori in queste tre settimane conseguiranno il patentino Uefa B per allenare, dalle 8 di mattina fino alle 21.30 di sera con l’ultima lezione della giornata affronteremo giornate intense, saranno sessanta giocatori, con loro ogni anni si creano splendidi rapporti che vanno al di la del calcio, siamo una grande famiglia”.

Quella per il calcio, una passione tramutata poi in lavoro come allenatore e preparatore atletica grazie agli insegnamenti di suo papà Filippo, si sente fortunato ad essere un figlio d’arte? “A lui devo tutto, per me è stato, è e resterà una guida sicura, abbiamo scritto libri a quattro mani, i suoi insegnamenti quotidiani mi hanno fatto diventare quello che sono”.

Antonio Del Borrello – antoniodelborrello@vasport.it