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LO SPORT SPECCHIO DI STORIA, ARTE E FILOSOFIA DELLA SOCIETÀ.

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Lo sport è sempre stato inteso come strumento per il raggiungimento di un obbiettivo di benessere fisico dell’uomo. Gareggiare non è altro che il modo migliore per quest’ultimo di misurarsi nei suoi e nei confronti degli avversari. Lo studio delle nuove neuroscienze e delle filosofie orientali hanno contribuito a porre all’attenzione dei preparatori tecnici anche l’aspetto mentale degli atleti di qualsiasi disciplina. Sta nascendo l’esigenza di trattare di sport non soltanto da un punto di vista tecnico ma anche di quello motivazionale. Questa nuova tendenza è direttamente proporzionale allo nascita di una società il quale scopo primario è la realizzazione personale dell’individuo, laddove la vita diventa sempre più frenetica. Lo sport è quindi lo specchio della società in cui è immerso. Quest’ultima è costituita da individui la cui espressione non è altro che l’evoluzione della cultura storica e artistica di un luogo. Infatti lo sport ha origini remote. Le prime tracce di sport si posso trovare già nell’antica Grecia e ai tempi dell’antica Roma, quando gli antichi cominciarono ad organizzare le corse dei cavalli (le così dette tauromachie) in occasione delle onoranze funebri, e poi sempre per le stesse circostanze furono organizzate le gare di lotta. Inseguito furono costruiti gli anfiteatri, nella quale le lotte tra gladiatori e tra questi e gli animali, e le battaglie navali (naumachie) divennero gli spettacoli più apprezzati dell’epoca. Questi giochi collegati alla religiosità rappresentavano l’esigenza dell’uomo di creare un mezzo per connettersi a Dio, quindi un ricorso alla spiritualità che raggiunse il culmine nel 329 d.c. quando l’imperatore Costantino riconobbe la religione cristiana bandendo del tutto i sacrifici umani, i quali fino al quel momento non avevano fatto altro che rappresentare i sacrifici fatti agli dei secondo la religione pagana. Anche a Vasto abbiamo tracce di quest’epoca. Sotto l’odierna piazza Rossetti è ormai risaputo che gli scavi hanno riportato alla luce le rovine dell’antico anfiteatro della città histoniense dove sicuramente venivano proposte le naumachie, le quali acque vi venivano convogliate tramite le condutture che passavano appunto per la notoria Via Naumachia. Lo sport è però anche arte. Questa ondata di spiritualità riportata dalle neuroscienze si può ipotizzare come base di una pseudo corrente neo-umanistica che prende spunto dal genio di Leonardo da Vinci il quale, ossessionato nella ricerca di una formula dell’uomo perfetto, ci ha lasciato opere di inestimabile valore che mettono al centro dell’universo l’uomo nella sua fisicità e nella sua introspezione psicologica; vedi le celebri opere “L’uomo Vitruviano” e “La Gioconda”. Lo sport quindi non è solo tatticismo, ma è anche l’espressione più nobile delle emozioni di chi lo esercita e di chi lo ammira. Infatti, tramite le emozioni l’uomo può elevarsi spiritualmente. L’amore come sentimento che è il motore dei nostri talenti è il risultato di queste meravigliose emozioni che si instaurano nei cuori degli sportivi praticanti o appassionati. L’amore/sentimento come motore della passione sportiva non può essere scollegato da quel bacino di alti valori sportivi che sono il RISPETTO VERSO SE STESSI E IL PROSSIMO, LEALTÀ, UMILTÀ, SACRIFICIO, AMICIZIA, SPIRITO E APPARTENENZA AL GRUPPO. Lo sportivo praticante, simpatizzante o tifoso è tale solo se il suo cuore è aperto al sentimento dell’amore e al rispetto di questi valori. Perché alla fine può sembrare una frase fatta, banale o pubblicitaria ma è la mera espressione del succo di questo articolo “Lo sport è di chi lo ama!