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Pro Vasto, urge uno scossone

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In quattro giorni subire due sconfitte in casa è dura da digerire, anche per chi, come i tifosi della Pro Vasto, sono stati abituati, negli ultimi anni, a umiliazioni ancora più pesanti. La misura è colma.

Squadre di buona levatura vengono all’Aragona a dettare legge. Anche il Montesilvano ha mostrato un gioco più incisivo. Il duo Cichella – Amadio ha dominato il nostro centrocampo formato dalla linea a tre Tonon, Russo e Di Pierro. Due tiri in porta per tutti i 90 minuti sono pochini per una squadra che vuole restare ai vertici della classifica. Quando non funzionano le ali, lanciate in velocità non dal registra, che non abbiamo, ma dal portiere, la Pro Vasto fatica e mostra tutti i limiti che ha. Lasciamo perdere se c’era o no il rigore fischiato subito per un presunto dallo di Traino. La triste realtà è che la reazione vista in campo si è limitata ad un tiro nello specchio di porta che non ha minimamente impensierito Calore. Salvo i primi dieci minuti della ripresa, dove si è cercato un po’ di fraseggio, per il resto la Pro Vasto è apparsa priva di idee, con tanta buona volontà da parte dei singoli, ma nessuna capacità di organizzare manovre pericolose che potessero mettere in allarme una retroguardia avversaria che non ha dovuto faticare più di tanto per contenere i biancorossi. E nell’unica occasione cerata in questi dieci minuti di intraprendenza, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Tonon a due passi dalla linea di porta al posto di appoggiare la sfera in rete, l’ha svirgolata rilanciandola in campo. Lasciamo perdere il gol del due a zero che ha definitivamente chiuso i conti nonostante la rete della bandiera di Hernandez a tempo praticamente scaduto. Un errore della difesa, anche se il neoacquisto Davide Marchionna ha mostrato di essere un buon elemento, ha consentito a Budano con un pallonetto ben calibrato, di mettere a segno la rete del K.O. Qualche sprazzo si è poi visto nel finale, quando è entrato Zaccardi, ma ormai la situazione era compromessa.

A questo punto cosa si fa? Bella domanda, direbbe qualcuno. La riposta dovrebbero darla i dirigenti che assistono inermi al disfacimento di una rosa che, all’inizio, sembrava essere più che promettente. Il modulo di Piccioni, ossia il 4-3-3 funziona ed anche bene se i tre a centrocampo riescono a fare gioco, come era in grado di fare la Pro Vasto quando c’erano gli Stefanini ed i Bianchi. A quel reparto mancava solo un altro elemento di valore, poi la rosa era ben più che fatta. Invece, ad un certo punto sono subentrati altri interpreti, atre esigenze tecniche che hanno snaturato quella squadra e portato la società sul mercato con quattro nuovi acquisti che sono assolutamente inadatti a questa squadra. Tanto che a questo punto, i tifosi mettono in discussione Piccioni ed il suo modulo. Ma questa squadra non è stata costruita per un modulo 4-4-2, per questa ragione, visto che lì davanti, a parte Mosciano ed Avezzano, restiamo ancora terzi, Zaami si rivestisse di autorità e affidasse a chi mastica di calcio da decenni il compito di rimediare agli errori di chi ha preferito altri a Stefanini.

In società, almeno fino a qualche settimana fa, c’era un direttore generale, Giuseppe Di Francesco, che ha tutte le capacità e le conoscenze per correggere il tiro, a meno che questa situazione imbarazzante non lo abbia così sfiduciato da essersi allontanato per non essere complice degli errori che stanno portando la Pro Vasto ad una situazione di non ritorno.

Non è facile ripartire in queste condizioni, c’è bisogno di uno scossone che se arriva, forse c’è ancora tempo per correggere gli errori fatti. Altrimenti, saremo destinati, come gli altri anni, a soffrire fino alla fine ma per traguardi meno ambiziosi della promozione.

Nicola Del Prete

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