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VINCERE CON LA TESTA, SPESSO SI PUO’

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Uno sport non deve fondarsi sull’idea del successo, ma sull’obiettivo di dare il meglio di sé” (G.Dorio, oro olimpico USA 1984).

Domenica 14 maggio Vasto sarà protagonista del passaggio della centesima edizione del Giro d’Italia. La corsa rosa è una delle manifestazioni sportive nazionali di maggior rilievo; la carovana coprirà circa 3000 km in tre settimane mettendo a dura prova le capacità fisiche e mentali degli atleti.

I ciclisti sono dotati certamente di abilità tecniche e di una preparazione fisica di alto livello, ma spesso non riescono ad esprimere al meglio le loro potenzialità poiché trascurano le componenti emotive e mentali connesse alla performance.

Quante volte ci siamo chiesti come sia possibile pedalare per centinaia di chilometri, come facciano a recuperare le energie e a ripartire, giorno dopo giorno, per affrontare una nuova tappa?! E se pensiamo che ci troviamo in un contesto competitivo, in una gara, risulta chiaro che il tutto si fa più complicato: lo psicologo Norman Triplett rilevò, tramite uno studio scientifico, che la competizione spinge l’atleta ad aumentare l’intensità della prestazione richiedendo, quindi, uno sforzo maggiore.

Per garantire una prestazione ottimale, ossia lo sfruttamento di tutte le energie e le abilità a disposizione dell’atleta, è necessario avere una mente forte, determinata; è questa che guida il corpo, anche oltre i propri limiti. Pensiamo a come ci sentiamo quando dobbiamo alzarci presto la mattina: se dovessimo partire per un viaggio ci sentiremmo più carichi ed energici, se la giornata dovesse essere carica d’impegni e di doveri ci sentiremmo stanchi in partenza.

Allenare la propria mente ed imparare ad agire sui propri pensieri sono gli elementi che determinano il valore della prestazione. Diventano fondamentali, in quest’ottica, il processo di autoregolazione e l’autoefficacia: il ciclista analizza le proprie emozioni e guida i propri pensieri influendo sulla performance.

Tali processi si basano su tre fattori fondamentali:

  • Obiettivi: possono essere a breve e a lungo termine, l’importante è valutarli accuratamente: obiettivi troppo semplici da raggiungere possono ridurre l’entusiasmo, obiettivi eccessivamente ambiziosi possono portare al fallimento e all’abbandono dell’attività;
  • Efficacia: convinzione di riuscire in un certo compito (terminare una tappa, riuscire a realizzare determinati tempi, ecc.);
  • Aspettativa: comprende le modalità e i tempi previsti per raggiungere l’obiettivo; varia continuamente in base ai risultati raggiunti e agli ostacoli incontrati nel percorso.

I suddetti elementi s’influenzano reciprocamente generando un atteggiamento mentale più o meno funzionale alla prestazione sportiva. In caso di risultati negativi, le aspettative non vengono raggiunte e il senso d’efficacia, ossia la convinzione delle proprie capacità, crolla. Riuscire a calibrare e modificare costantemente le aspettative e gli obiettivi, pertanto, è indispensabile per lo sviluppo di un atteggiamento mentale positivo.

A parità di capacità, quindi, è il senso di autoefficacia che determina il risultato:

  • se sono in grado di raggiungere l’obiettivo e ne sono convinto, avrò un’ottima prestazione;
  • se sono in grado di raggiungere l’obiettivo, ma non ne sono convinto, il risultato sarà inferiore alle attese.

 

Dott. Fabiano Battista