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Calcio

Zeytulaev: “Cupello società modello, il mio rammarico si chiama Genoa”

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30/07/2017 – L’uzbeko da tre anni in rossoblù dove si divide tra campo e panchina con il settore giovanile ripercorre anche la sua carriera da ‘professionista’

Ilyos Zeytulaev e Viktor Budjanskij, due nomi e uno scioglilingua calcistico d’inizio anni duemila. I due ragazzi dell’est su cui la Juventus della ‘triade’ puntava parecchio oggi hanno trentatré anni, il russo si è ritirato a ventisette anni pur riuscendo ad esordire in Serie A, l’altro l’uzbeko, per tutti, ‘Zetu’ continua ancora a divertirsi, i professionisti (dopo le esperienze tra Reggina, Crotone, Genoa, Vicenza, Verona, Pescara, Virtus Lanciano e Gorica) sono un lontano ricordo ma a Cupello ha trovato la giusta dimensione, gioca in prima squadra(un vero jolly, visto come mezz’ala, esterno offensivo e trequartista) e ha iniziato a muovere da tre anni i primi passi come allenatore partendo dai più piccoli, un inizio soddisfacente vista la promozione dei Giovanissimi da lui guidati al prossimo campionato regionale.

Ilyos Zeytulaev, è arrivato a Cupello partendo da allenatore nel settore giovanile riuscendo a conquistare qualche mese fa un campionato provinciale, i suoi insegnamenti su quali basi si fondano? “Nei miei primi anni a casa e poi quelli con la Juve ho provato a ricordare cosa avevano insegnato a me, lavoro partendo da una base umana, viene prima l’uomo che il calciatore, la cultura del lavoro, del sacrificio, la convivialità con i compagni di squadra e la forza del gruppo, la tecnica di base viene molto dopo”.

Dopo un primo anno da allenatore la società cupellese due anni fa ha deciso anche di tesserarla come giocatore, com’è stato dopo anni di professionismo calarsi nel mondo dei dilettanti? “L’importante era calarsi subito in questa nuova realtà, non è facile per tutti, bisogna capire in fretta alcune dinamiche, l’approccio è diverso altrimenti non esisterebbero le categorie, a Cupello ho trovato il compito agevolato perché c’è una società seria e limpida, in giro se ne vedono poche”.

Giocatore e allenatore, perché ha scelto di partire proprio da Cupello? “A pochi chilometri da qui ho messo su famiglia e poi tutto è stato facilitato dalla presenza del mio grande amico Daniele Avantaggiato, con i dirigenti c’è stato subito un rapporto chiaro e trasparente, con il passare del tempo ho avuto modo di conoscere splendide persone, gli attuali presidenti Mazzarella e Giardino, il mister Peppino Di Francesco e Alfonso De Filippis che purtroppo è andato via dal nostro settore giovanile”.

Nella sua carriera da professionista ha toccato piazze importanti, se dovesse scegliere quale ricorda con maggiore affetto? “Ne ho due nel cuore per motivi diversi, Verona è la città dove c’è un’ottima qualità della vita, li ho ancora tanti amici e poi porto dentro il ricordo del mio gol all’ultimo minuto nel playout contro la Pro Pratia che evitò la retrocessione in C2, mentre a Crotone c’è stato l’apice a livello professionale, rientravo da un infortunio ma con Gasperini ci fu subito un ottimo feeling e riuscii ad esprimermi al meglio”.

Dalle gioie alle delusioni, dove non è riuscito ad imporsi come avrebbe voluto? “Si chiama Genoa il mio grande rammarico, Gasperini mi volle la stagione dopo quella felice di Crotone ma non andò allo stesso modo, era la Serie B con la Juventus e il Napoli, il livello era alto e anche il Genoa aveva una grande squadra con dei signori attaccanti, io faticai a trovare spazio soprattutto per errori personali, poi il mister a metà stagione mi consigliò di andare altrove, il Genoa fu promosso in Serie A, quello sarebbe potuto essere uno dei treni più importanti della mia vita calcistica”.

Torniamo a Cupello, in panchina dopo le prime due stagioni con Di Francesco sarete guidati dall’allenatore Panfilo Carlucci, quali difficoltà potrebbe incontrare? “Il mister vive il calcio con grandissima passione, sta nel Cupello da tre anni, conosce bene l’ambiente, è uno di famiglia, ha le idee chiare, è un uomo carismatico, sono sicuro che costruirà un Cupello interessante”.

Con il suo amico fidato Daniele Avantaggiato condividete un’altra esperienza anche fuori dal campo, significa essere ‘Atleti di Cristo’? “Tutto è partito una decina di anni fa quando mi sono iniziato a fare domande sulla ricerca del senso della vita nel momento che ti accorgi che tutto quello che hai intorno non ti basta mai, poi nel 2011 ho abbracciato la fede cristiana iniziando a capire cosa veramente Cristo ha fatto per la comunità e soprattutto per me, è stato il mio salvatore e da allora la mia vita è cambiata radicalmente, mi sono pentito dei miei errori e sono scomparse tutte le ansie e le preoccupazioni del domani, in Cristo ho trovato la vera felicità”.

Antonio Del Borrello – antoniodelborrello@vasport.it