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Atletica

Giada Bilanzola, triplista teramana con il sogno azzurro

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L’atleta fa parte del gruppo della ASD Atletica Gran Sasso Teramo

Giada Bilanzola, è una delle atlete italiane più brave della sua generazione (classe ‘95) e della sua specialità, il salto triplo. Nella sua carriera la giovane teramana ha già vinto alcune medaglie; l’ultima è stata il bronzo ad Ancona lo scorso anno. Il 2021 di Giada non è iniziato nel migliore dei modi ma la triplista non ha nascosto, durante l’intervista con Vasport, una grande voglia di rifarsi. Con un sogno, e una speranza, per il futuro.

Buongiorno Giada, come stai e quali sono le prossime gara che stai preparando?
In questo momento sono in una settimana di riposo, diciamo così, perché ho fatto i campionati italiani assoluti ad Ancona. Abbiamo riniziato con la preparazione per la stagione all’aperto e in questa settimana è un po’ più di scarico. Sto benino perché la gara ad Ancona è stata un punto di ripartenza dovuto al fatto che ho avuto dei problemi alla schiena quindi è stato un test per capire il mio stato prima di ripartire con la stagione all’aperto: campionati regionali, vari meeting internazionali e i campionati italiani ovviamente. Stiamo preparando la stagione all’aperto senza dolori, forse questa è la risposta migliore.

Cosa è cambiato nel tuo modo di allenarti durante questa pandemia?
Sì e no perché rientrando nella categoria degli atleti di interesse nazionale per fortuna sono riuscita a venire tutti i giorni al campo ad allenarmi, salvo il lockdown dello scorso anno come tutti. Oltre al non avere a disposizione la palestra per ovvi motivi, non ci sono stati grossi cambiamenti. Soltanto l’assenza dei compagni di allenamento che fanno il buon 70% di un atleta anche se siamo agonisti.

Lo stop della scorsa primavera ha cambiato inevitabilmente la vostra preparazione?
Assolutamente sì, abbiamo dovuto fare una riatletizzazione totale perché comunque io ho continuato ad allenarmi però a casa quindi correre nel cortile di casa sul cemento e poi tornare su una pista morbida ci ha costretto a riniziare piano piano: correndo prima sull’erba e poi sulla sabbia rinforzando le caviglie. È stato assolutamente necessario.

Il tuo prossimo obiettivo qual è?

Fare bene ai campionati italiani assoluti a Rovereto dal 25 al 27 giugno dopo aver fatto un campionato indoor non troppo fortunato e voglio riscattarmi dato che sono tre anni (2018-19-20) che vinco la medaglia di bronzo quindi mi rosica un po’. L’obiettivo principale per la stagione però è quello di trovare una stabilità tecnica inficiata da dei problemi alla schiena che hanno portato grossi cambiamenti soprattutto in allenamento.

Da dove è nata la passione per l’atletica?
Io ho iniziato a fare atletica alle medie più seriamente. All’inizio si fanno un po’ tutte le discipline e poi ci si avvicina a quella alla quale si è più portati e che comunque ci piace di più. Ho iniziato nel 2009 a fare salto triplo e questa passione è iniziata grazie al mio ex allenatore che mi ha convinto sin  da piccolina, già dalle elementari, a fare atletica e con il tempo mi sono appassionata sempre di più al salto triplo, soprattutto per la difficoltà del gesto tecnico.

Hai un modello di riferimento?
Da piccolina mi piaceva una triplista giamaicana di nome Trecia Smith poi stimo molto Caterine Ibarguen e Yulimar Rojas e adoro la tenacia e l’esuberanza di Gianmarco Tamberi.

La tua soddisfazione più bella fino ad adesso?
La soddisfazione più bella è stata la mia prima medaglia di bronzo ai campionati under 23 ad Ancona. È stata una bella soddisfazione perché venivo da un periodo in cui avevo appena cambiato allenatore quindi poteva accadere di tutto perché dopo un cambiamento così repentino in una disciplina così particolare è facile che ci siano soltanto cose negative. Bisogna riabituarsi, cambiano i modi di allenamento, cambiano i compagni e cambia il rapporto con l’allenatore. Nella stessa gara però c’è stata una delusione perché avevo fatto il minimo europeo per i campionati europei che purtroppo non era valido per la FIDAL quindi sono rimasta fuori. 

Rispetto agli altri sport l’atletica non ha mai sofferto pregiudizi sul genere, sapresti dire il perché?
Secondo me perché non c’è mai stato. Il bello dell’atletica è proprio questo; non esistono differenze di nessun genere, non ci sono sconti o aumenti per nessuno. È uno sport oggettivo, il risultato è frutto del percorso personale dell’atleta e di nessun altro. Si riceve ciò che si è dato. Penso che le donne vicine allo sport abbiano una marcia in più perché silenziano i pregiudizi. In questo sport chiunque può mettersi in discussione, può fare risultati per il proprio record personale o per qualche gara importante.

Qual è il tuo sogno per il futuro?
Ovviamente vestire la maglia azzurra e fare il record regionale (13,13) che è a 3 cm.

Un consiglio per i giovani che vogliono entrare nel mondo dell’atletica?
Beh, un consiglio che posso dare è di appassionarsi e dedicare tutto se stesso in quello che si vuole fare. Non aspettare che tutto avvenga per caso ma di lottare, combattere e raggiungere i propri obiettivi con determinazione e voglia di farlo. Il consiglio è di affidarsi totalmente al proprio allenatore e fare tutto quello che ci viene chiesto perché se lo fa c’è un motivo dato che gli allenatori sono i nostri primi sostenitori.

Davide Baglivo
redazione@vasport.it