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Calcio

Schettino: “Pro Vasto, una bellissima favola. Le 4 lettere di Pierini. A Celano un furto”

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Oggi a 36 anni con il calcio giocato ha chiuso ma in biancorosso tra il 2005 e il 2007 è stato grande protagonista

Come molti suoi ex compagni di quel periodo: anche Gerardo Schettino della sua esperienza con la Pro Vasto parlerebbe per ore. Un solo anno e mezzo, una quarantina di presenze, gol, assist ma un mix incredibile tra ricordi e aneddoti colorati di biancorosso.

Un trequartista con i fiocchi, a Vasto pur essendo passati quasi tredici anni dalla sua ultima apparizione in molti lo ricordano come meglio non si potrebbe. Una doppia esperienza in biancorosso, ravvicinata ma spezzata da un rientro in prestito al Napoli che nell’estate del 2005 aveva deciso di cederlo, per volere dell’allora Ds Marino, insieme a Esposito, proprio alla Pro Vasto. Gli ‘scugnizzi’ campani accettarono la chiamata biancorossa con grandi motivazioni e in campo diedero tutto e il pubblico vastese apprezzò.

Schettino oggi con il calcio praticato ha chiuso, appese le scarpe al chiodo ha deciso di dedicarsi, nella sua Castellammare di Stabia, all’attività di famiglia. Tifosissimo del Napoli che lo aveva visto protagonista in campo proprio in Abruzzo, quando nel lontano maggio del 2015 proprio ‘Gerry’ Schettino firmò un gol pesante nella trasferta di Giulianova quando gli azzurri erano in Serie C. L’Abruzzo per lui terra fortunata, con una C1 sfiorata e un’amara retrocessione che dopo oltre dieci anni ancora oggi fatica a digerire.

Gerardo Schettino, con il calcio praticato hai smesso, conoscendo la tua sconfinata passione per questo sport quanto è stata dura salutarlo? “Le passioni vere non muoiono mai, è un qualcosa che resta dentro, te lo sogni anche la notte. A fine carriera ho provato a fare anche il corso di allenatore ma ho una famiglia da portare avanti, una bimba di quasi dieci anni e un figlio di tre, ho preferito dedicare tutto me stesso all’attività di famiglia, mentalmente lavorare su due fronti non era facile”.

Come nel resto d’Italia anche a Castellammare siete a casa causa emergenza Coronavirus, pensi che il calcio ad alti livelli riprenderà a breve? “Da quello che leggo e ascolto la federazione lavora per portare a termine questa stagione anche se io ho forti perplessità a riguardo. Con una pandemia del genere sarà dura ricominciare come prima, un vero peccato, avevo il biglietto per godermi il mio Napoli contro il Barcellona in Champions ma ora tutto è un grande punto interrogativo. Giusto che sia così, la vita viene prima di tutto e bisogna avere tanto rispetto anche per le tante persone morte in questo mese e mezzo”.

Lasciamo il presente per tornare indietro di quindici anni, estate 2015 inizia la tua avventura con la Pro Vasto, una bella stagione? “Meravigliosa, parliamo di una vita fa ma i ricordi sono ancora nitidi e fidatemi, quando parlo di quegli anni, ho i brividi. Abbiamo scritto pagine importanti del calcio vastese anche se non abbiamo vinto il campionato ma quella resta una favola bellissima”.

Trequartista di qualità al servizio di una squadra capace di regalarsi e regalare domeniche da sballo, quali partite metti tra le indimenticabili? “A Gallipoli è stata pura goduria. Noi più forti dei più forti, un super Morante, io con due assist e un gol, quella domenica capimmo che ce la saremmo potuti giocarcela con tutti”.

Fuori dalla semifinale playoff ma si poteva fare di più? “La domenica contro il Marcianise fu bella perché centrammo la qualificazione ai playoff ma una vittoria ci avrebbe spinto in terza posizione. Con quel piazzamento sono sicuro che avremmo eliminato il Rende anche se pur da sfavoriti in quei centottanta minuti eravamo stati più forti dei calabresi”.

Voi in campo superlativi ma guidati da un allenatore come Danilo Pierini, quanto è stato fondamentale in quella stagione? “Ricordo che nelle prime giornate segnavamo poco, poi l’arrivo di mister Pierini cambiò la nostra storia. Ricordo le 4 lettere, che scrisse in verticale, sulla lavagna dello spogliatoio pochi giorni dopo il suo arrivo. A, C, U, D, ovvero attenzione, concentrazione, umiltà e disponibilità. Chi aveva tutte e quattro poteva far parte di quel progetto altrimenti era meglio alzare bandiera bianca. Fu splendido nel tirare fuori il massimo da ognuno di noi, un grande condottiero”.

Le basi costruite dal mister, al resto avete pensato voi? “Mamma mia che bei ricordi, eravamo tutti giovani, sempre insieme durante il giorno, un gruppo fantastico. Tra noi c’era grande fiducia, quando si organizzavano le uscite o si andava tutti insieme altrimenti non si faceva nulla. Sarebbe bello dopo tutti questi anni ritrovarli tutti con una bella rimpatriata”.

Sarebbe stato bello tutti insieme provarci di nuovo magari la stagione successiva? “Quello per me è il grande rammarico di allora. Secondo me ci sarebbero potute essere le basi per confermare tanti di quel gruppo e puntare ancora su mister Pierini per cercare di prenderci la C1, sarebbe stato bello provarci tutti insieme”.

Salutata Vasto in estate altro ritorno a Napoli, cosa non è andato in quella stagione? “Per fortuna le offerte arrivavano, avevo detto a tante squadre di C2 perché ero vicinissimo al mio trasferimento in C1 a Teramo. Nell’ultimo giorno di mercato la trattativa saltò, rimasi a Napoli e dopo un mese scoprii che ero in esubero e non potevo far parte della rosa per la prima squadra. Mi allenavo con loro ma sapevo che non potevo giocare, ogni tanto andavo in Primavera ma non era la stessa cosa. Furono quattro mesi difficilissimi anche se in quel periodo pensai parecchio. Sono quelli i bivi della carriera di un calciatore, venivo dalla grande stagione a Vasto, cercavo continuità per migliorarmi ancora ma dovetti fermarmi”.

Poi di nuovo in biancorosso nel gennaio del 2007, il richiamo della Pro Vasto fu troppo forte? “Sì, tornare fu un errore. Non fraintendetemi ma accettai per il troppo amore vero quella maglia. Vedevo la squadre in difficoltà e tornai per cercare di dare il mio contributo in ottica salvezza”.

Ci eravate quasi riusciti ma tutto venne vanificato da quell’amara domenica a Celano? “In cui io non giocai, colpa del cartellino rosso preso nell’andata all’Aragona. Meritavamo la salvezza, aveva ribaltato la partita ma tutto è stato cancellato da un furto, gol in fuorigioco, di mano, ci penso ancora e la rabbia è tanta”.

Una stagione e mezza che porti dentro con tanti ricordi, calore della piazza compreso? “L’Aragona regalava sempre grandi atmosfere, la Curva D’Avalos in quegli anni era uno spettacolo. Alla Vasto calcistica auguro il meglio, un giorno spero di tornare ad abbracciarvi, mando un grande bacio al fantastico popolo biancorosso”.

Antonio Del Borrello – antoniodelborrello@vasport.it