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“Io, Punta Penna e i racconti del professor Marinucci”

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Le parole di Giordano Di Marco, allenatore di pallanuoto, dopo l’incontro in riva al mare con “l’uomo pesce” di Vasto

Giordano Di Marco

L’impresa sportiva del professor Costanzo Marinucci fa parte e tale resterà per sempre della storia della nostra città. Fino a un anno fa ha rispettato la tradizione con la sua personalissima nuotata nel giorno del suo compleanno, festeggiò gli 80 anni con la lunga traversata numero 64.

64 volte non sono poche, ecco perché la sua personale impresa va ascritta a pieno titolo nelle storie sempre piacevoli da raccontare per Vasto e i vastesi, e lui, il professor Marinucci con grande orgoglio nelle lunghe passeggiate in riva al mare, continua ancora oggi a raccontarle.

Nei giorni scorsi, in una soleggiata giornata sulla splendida spiaggia di Punta Penna, ha catturato l’attenzione di Giordano Di Marco, allenatore di pallanuoto, amante dello sport e del mare (nelle ultime estati è stato l’organizzatore del “Beach Water Polo” nelle acque vastesi), che dopo la lunga chiacchierata con l’ottantunenne Marinucci ha voluto riportare in calce il suo personalissimo racconto:

“Ho incontrato Costanzo Marinucci. Il valoroso nuotatore, l’uomo, la fantasia.

Quella mattina la spiaggia di Punta Penna era così bella che preferii godere del suo splendore con calma, passeggiando. Direzione Punta Aderci. “Magari, correrò domani” ripromisi a me stesso. Ero solo, mi ero svegliato di buon mattino… “Io sono Costanzo Marinucci. Non mi conosci? Cercami su Internet”. Fu così che incontrai per la prima volta il Professor Marinucci. Dapprima mi domandò l’orario, ma capii da subito che si trattava di un banale pretesto per attaccar bottone. Già da un primo scambio di battute notai il suo desiderio quasi spasmodico di parlare. In un primo momento sembrò, però, studiare il mio grado di interesse. Incalzò, quindi, qualche domanda per capire se ero un buon ascoltatore. Aveva molto da raccontare… Mi mostrai pronto ad ascoltare. Come marchio di fabbrica quasi da anteporre alla sua persona, chiarì immediatamente chi era e quali erano state le sue imprese. Approfittai per dire che nuoto anche io, sono fortemente appassionato di pallanuoto e quello è il mio mestiere. Queste mie poche parole lo rasserenarono. Mi definì collega e tirò fuori da una bustina (l’unico oggetto che aveva con sé) dei fogli fotocopiati ed accuratamente rilegati. Questi contengono attestati di merito, onorificenze, foto ed articoli che lo rappresentano. Me li donò e disse: “Ora diamo un valore a questi fogli”. Si sedette su uno scoglio e come un relatore, salì in cattedra. Il mare le sue diapositive… “Li leggi a casa questi fogli! ” mi ammonì quando tentai di sbirciare. Dovevo prestare attenzione a lui, le sue parole, le sue mani. Che spesso mi invitava a guardare come fossero l’estensione di concetti. Parlò delle sue origini in parte marinaresche, dei suoi studi e del fatto che da bimbo aspirava ad essere un matematico, della fede e degli insegnamenti carpiti da vari sacerdoti a lui cari.

Il professor Costanzo Marinucci

Sostenne fieramente l’importanza dello Sport elogiando il ruolo sociale che ricopre e/o dovrebbe ricoprire. Pose, infine, lo Sport al primo posto di una ipotetica scala di Valori. Citando, non ricordo quale Papa, meritevole di aver pronunziato questa importante affermazione così rivoluzionaria per lui. Da allora, sembrerebbe che la sua esistenza trovò una precisa connotazione, identità. Vantò la sua continuità sportiva, rimarcando un primato reso possibile soprattutto grazie al suo impegno e sacrificio, nonostante l’imprevedibilità e le difficoltà della vita di ognuno di noi. Il messaggio: “Lo Sport come stile di vita.” Mi ha raccontato di come i nipoti, forse consci della sua parlantina, lo incitino a scrivere delle memorie. Ha decantato poesie e testi scritti per lui (che cita a memoria) e si è mostrato allegramente compiaciuto di ciò. È consapevole della sua arte oratoria e conosce il peso preciso delle parole, di quei fogli e della fantasia, che come dice lui: “Equilibriano una bilancia”. Per questo, oggi scrivo di lui. Di una casuale chiacchierata con un uomo così geloso del suo passato da conservarlo in una bustina di plastica. Di quel malinconico ardore che si trascina addosso. Scrivo perché nelle sue parole lessi la volontà di immortalare quel momento, in qualche modo fotografarlo. Scrivo non perché so farlo, ma perché ho avuto la fortuna di viverlo e posso testimoniarlo. Perché penso che, se su quei fogli tutti possono leggere del nuotatore eroe, i suoi racconti forse aiuterebbero a capire l’uomo che c’è dietro. E se vi dovesse capitare di incontrarlo in una splendida giornata, mentre passeggiate in riva al mare, dedicatete a lui un po’ del vostro tempo e vedrete che sarà difficile non aggiungere un pizzico di fantasia… “Che ore sono?”. “Oramai le 10”. “Ti ringrazio di avermi ascoltato… Questa non te l’aspettavi, vero?!”

Antonio Del Borrello – antoniodelborrello@vasport.it